LA COLLINA DEL VENTO di Carmine Abate

pubblicato da: Mirna - 16 dicembre, 2012 @ 1:53 pm

E’ su una collina rossa di fiori di sulla che Carmine Abate ci porta in questo suo ultimo romanzo, vincitore del Premio Campiello. Una collina umanizzata,  il Rossarco, dove l’anima misteriosa dell’antica Krimisa palpita ancora e si mostra con reticenza soltanto ai suoi proprietari, gli Arcuri.

La protagonista principale è proprio questa  collina amata con passione dalla famiglia Arcuri che vive lavorando la sua terra pietrosa. Se curata sorride e vive, se trascurata si imbruttisce e diventa preda del vento feroce. Collina che diventa per tre generazioni un luogo magico e catalizzatore di vite ed emozioni.

L’io narrante ascolta il lungo racconto del padre ormai vecchio e solo che vuole pareggiare i conti con il passato, con i segreti e i ricordi.  Emergono personaggi delineati a tutto tondo, dai bisnonni forti che hanno acquistato  gran parte del Rossarco, ai nonni legati da una grande passione, al padre Michelangelo che non riesce a staccarsi dalla sua terra calabrese.

Pagine interessanti di storia vera come le ricerche archeologiche del roveretano Paolo Orsi sempre più convinto che Krimisa  si nasconda sotto ulivi e ginestre. Ripercorriamo le tragedie del fascismo e della guerra in un andiriviene narrativo abile e chiaro. Leggiamo di storie d’amore e di amicizia, ma soprattutto ci sentiamo avvolti  dall’abbraccio del vento vigoroso o  dolce profumato  di “ginestra e sambuco in fiore, di origano e liquirizia, di cisto, menta e malva selvatica, che la brezza marina faceva roteare sulla cima della collina come un’aureola invisibile“.  Chi ha sentito questo profumo non può dimenticarlo tanto che  vorrebbe rimanervi sempre immerso come in un grembo materno, confida il padre all’io narrante.

Carmine Abate ci porta dunque tra sensazioni forti, tra i valori fondamentali della nostra società: la terra, la famiglia, il lavoro, l’attaccamento al luogo d’origine che, come Itaca, richiama con il suo canto di sirena chi vi è nato .

Libro dedicato al padre, come promesso e ciò sempre ci riscalda il cuore.

Come le ultime righe  “Ero felice sì. Perchè nel fulgore di quella mattinata finalmente limpida mio padre era ancora vivo e mi aspettava sulla nostra collina per un ultimo abbraccio, il più importante della mia vita.” 

E che emozione ieri sera nella Sala degli Affreschi del Museo Diocesano ascoltare lo stesso autore recitare alcune pagine del suo libro. Emozionante  ripercorrere l’afflato romanzesco della sua storia che è uno struggente canto d’amore per le proprie radici e  gli affetti familiari. “Impegno e affabulazione”: questo è per Carmine Abate il mestiere dello scrivere.

Ci spiega   che la sua è un’arte imparata dai contadini calabresi i cui racconti pieni di “polpa e di ritmo” lo hanno da sempre catturato. Ma gran merito in questa sua capacità di ammaliare raccontando lo deve alla mamma Marisa. Si percepisce l’amore per questo suo libro, accarezzato  e citato quasi a memoria in cui dolce e ruvida poesia si mescola con la realtà storica e quotidiana.

 Serata magica accompagnata dalla chitarra battente di Cataldo Perri, bravissimo cantautore calabrese che si è ispirato alle pagine de  “La collina del vento”  per comporre le stupende canzoni eseguite.

(Incise insieme ad altre in CD)

 

 

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3 commenti
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  1. Da GRAZIA : “Mi sono concessa una lunga pausa all’”Ultima spiaggia”, dove ho acquistato “Stoner” di Williams, più volte apprezzato sul tuo blog, e l’ennesima raccolta dei magnifici racconti di Alice Munro, ne abbiamo fatto incetta io e Mariarosa, sono talmente belli che mi hanno fatto superare l’antipatia per il genere racconto, ne sto facendo indigestione, è una lettura più lenta di quella di un romanzo, faccio fatica ad entrarvi, ma sono talmente intensi e coinvolgenti, tanti piccoli capolavori, da far sperare ne scriva ancora, ancora e ancora. Ho già adocchiato l’ultima pubblicazione relativa a questa autrice, con storie che si legano tra loro, ma poiché devo leggere il pregresso, aspetto l’edizione più economica e meno voluminosa. Attualmente sono alle prese con “Zia Mame” di Patrick Dennis, umorismo a tutta pagina per tutto il libro, addirittura troppo, alla fine stordisce, anche per quest’autore Adelphi ha pubblicato un nuovo titolo, sarà una delle prossime prede in libreria. Devo dire, non so se è un caso o una predisposizione, che ultimamente le mie letture sono quasi tutte ambientate nei primi decenni del secolo scorso, una biografia delle sorelle Mitford, “Due” della Nemirovsky, e “Coral Glynn”, almeno per la prima parte, di Cameron, inoltre ho adocchiato un volumetto di racconti di Zweig, “Notte fantastica”, mi sembra, che non devo lasciarmi scappare”

  2. @grazia— bei libri speciali, i racconti di Munro, Stoner- quanto c’è da pensare su questo romanzo dolce e triste:la postfazione di Peter Cameron è un piccolo atto di amore verso Stoner e tutti, tanti, quelli che gli somigliano. E tra questi c’è anche la piccola Coral Glynn, una infanzia e un’adolescenza di solitudine e di mancanze essenziali nell’educazione sentimentale, come Stoner. La vita è più difficile, non si riesce a riconoscere i propri sentimenti…eppure sia Stoner che Coral vivono frementi e intensi la loro vita di pagine.
    S. Zweig, poi, è sempre preziosissimo.Piccola Adelphi ogni tanto ne tira fuori uno. Tanti auguri e tante belle letture.

  3. Arrivo con varie giornate di ritardo, ma non posso fare a meno di dire quanto mi sia piaciuto questo libro! Sicuramente lo rileggerò perchè coinvolge mente, cuore e sensi. Va rivissuto per le atmosfere, i colori, i profumi che Carmine Abate ci fa sentire così intensamente. Non mi sarà facile dimenticare il momento della nascita di Michelangelo all’aperto, sulla collina, su quel prato che è un mare rosso di fiori di sulla vellutati… Il bimbo viene adagiato su questo accogliente cuscino naturale, attorniato dalla mamma, dal papà e dal nonno: è la famiglia contadina che accoglie un evento così grande con la naturalezza di chi passa le giornate a lavorare in campagna. E a questo punto, un particolare che per me è un vero capolavoro: “Si era alzato un vento aromatico che trapassava le chiome degli alberi in fiore e piroettava lieve attorno alla famiglia Arcuri.”
    Ringrazio tanto Mirna, che mi ha fatto fare la dedica dall’autore, visto che non potevo proprio venire al Museo Diocesano (ma quanto lo avrei voluto!).