VERSO UN’ALTRA ESTATE di Janet Frame, Neri Pozza

pubblicato da: Mirna - 7 Maggio, 2013 @ 9:39 am

Se Janet Frame fosse stata una persona “normale”, equilibrata, logica, insomma il tipo di persona in cui  tutti noi vogliamo riconoscerci e appartenere per sentirci sicuri e ben afferrati alla realtà, non avremmo letto le sue poesie, i suoi racconti,  i suoi  bellissimi romanzi.

Ma Janet Frame aveva una così grande immaginazione che travalicava il presente e la quantità “normale” di fantasia che può essere  accettata in ognuno di noi, artista o no.  Senza la sua immaginazione la coscienza di Janet sarebbe rimasta imprigionata nel presente dei sensi o nel passato dei ricordi e si sarebbe negata la contemplazione di infinite alternative e possibilità.

Già da bambina la sua fantasia era galoppante e la faceva entrare ed uscire dal momento contingente. Ricorda, in questo romanzo autobiografico, che a tre anni aveva gia scoperto il “proprio posto“:

Vive ancora in Nuova Zelanda e da sola si incammina per una strada polverosa. E’ tarda estate, i fiori di ginestra si stavano raggrinzendo e cadendo, il cielo era grigio con qualche nuvola che il vento faceva correre. Non c’era nessuno. “Questo è il mio posto”, si disse, restando ferma in ascolto. “ Il vento gemeva tra i fili del telegrafo e la polvere bianca mulinava lungo la strada e io ero immobile nel mio posto e mi sentivo sempre più sola perchè la siepe di ginestra e i suoi fiori erano miei, la strada polverosa era mia e anche il vento con il suo gemito tra i fili del telegrafo. Non so descrivere il senso di solitudine che provai quando capii di essere nel mio posto: piansi e corsi a casa, ma il mio posto mi seguì sempre come un’ombra e mi è sempre vicino, persino qui a Winchley…”

Ed è proprio a Winchley che si dipana questo  bellissimo racconto autobiografico  in terza persona. Grace Cleave ha trent’anni e vive a Londra dopo aver lasciata la sua sfolgorante e Nuova Zelanda. I suoi capelli  che erano rossi e fiammeggiantui  nell’emisfero boreale  sembrano ora  essersi già sbiaditi come polvere secca. Ma ha già apubblicato alcuni romanzi per cui è ammirata da molti suoi connazionali  intellettuali  che vivono in Gran Bretagna. Uno di questi la invita per un week end a casa sua, a Winchley.  E’ una prova ardua per Grace accettare alfine questo gentile invito e trascorrere due notti con la famigliola Thirkettle. Grace/ Janet è particolare: ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, per lo meno nei modi usuali. Si sente un’outsider, non  solo geograficamente perchè agli antipodi dal suo luogo  natale, ma psicologicamente perche la sua immaginazione galoppante, sua eterna compagna di vita, la fa sentire un “uccello migratore” libera dentro, che può essere e non essere in quel luogo   a seconda delle suggestioni di ciò che la circonda,  dei  suoi pensieri e dei suoi ricordi. Può uscire ed entrare dal momento contingente ad ogni istante , dopo una qualsiasi impressione . E’ talmente aperta all’avventura che ogni accadimento di questo normale week end inglese, con i suoi ritmi dei pasti, dei tè pomeridiani,  delle passeggiate, delle conversazioni la fanno volare indietro alla sua infanzia trascorsa  sotto la Croce del sud  o in altri momenti della sua vita. E’ come se vivesse il momento all’ ennesima potenza  non limitato all’istante bensì comprensivo di tutti i ricordi dei luoghi fisici  e della sua anima.  E’ una particella nel cosmo e come tale comprensiva del Tutto.

Una lettura per chi ama come me approfondire il mistero della nostra psiche,  per chi ama ciò che va oltre i nostri sicuri confini quotidiani, per chi vuole volare e conoscere gli abissi e le altezze della fantasia e dell’estrema sensibilità.

Per chi vuole conoscere meglio questa autrice che ha molto sofferto sicuramente dovrà leggere  Un angelo alla mia tavola dal quale Jane Campion  nel 1990 ha tratto un bellissimo film .

Janet Frame è  stata candidata al Nobel  per ben  due volte.

Da Wikipedia ricopio un breve sunto della sua vita:

Janet è figlia di una povera famiglia contadina della Nuova Zelanda. Solitaria ed insicura, sa trovare rifugio nello studio e nella scrittura di poesie che porta alla pubblicazione già in giovane età.Già travagliata per le difficoltà economiche e la morte della sorella, la situazione emotiva della ragazza precipita dopo il fallimento nell’esame di ammissione per svolgere l’attività di maestra. Ciò la costringe a svolgere lavori umili per pagarsi gli studi universitari ma, a causa di un tentativo di suicidio andato a vuoto, finisce in ospedale e successivamente in manicomio. Dichiarata schizofrenica, subisce per i successivi otto anni duecento elettroshock, ma riesce a salvarsi dalla lobotomia, grazie al successo del suo libro.Comincia così una fase più serena della sua esistenza: dopo l’uscita del manicomio la donna riprende in mano la sua vita aiutata dall’affetto della famiglia e da giuste amicizie nel mondo letterario, fattori che le permettono di esprimere tutto il suo talento nella scrittura. Tuttavia antichi fantasmi sembrano riaffiorare nel momento in cui perde il bambino concepito in una relazione con uno scrittore americano e quando viene rifiutata come infermiera, a causa del suo passato in manicomio. Decide di farsi ricoverare volontariamente in ospedale, ed è in questa occasione che le viene rivelato che la diagnosi di schizofrenia fatta in passato era in realtà errata.Uscita dall’ospedale, oramai conosciuta in tutto il mondo, decide di tornare nella sua patria (in precedenza si era trasferita a Londra)

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Parleremo di lei, dei nostri luoghi speciali e di tutto ciò che la lettura ci suggerisce domani, mercoledì 8 maggio, al bar-libreria CONTROVENTO.  Sempre alle 17.30.

E ATTENZIONE: ci sarà anche Matteo Menapace autore del romanzo “Il Camaleonte” di cui ho parlato poco tempo fa.

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3 commenti
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  1. Cara Mirna, ormai cominciamo a conoscerci un pò meglio e Tu sai che, pur privilegiando la saggistica, ogni tanto, grazie alla Tua mediazione, leggo qualcosa anche di narrativa. Sono rimasto incuriosito e naturalmente -come sempre- affascinato dalle tue recensioni su Janet Frame. Valutandomi come (quasi musicista) e comunque sensibile alle cose belle e che indagano la nostra interiorità, attendo da Te qualche suggerimento di lettura che sia in consonanza col mio sentire per quel che mi hai potuto conoscere. Resto perciò in attesa di Tue indicazioni,
    Grazie e Buona notte! Ruggero

  2. Mio carissimo Ruggero, sono lusingata delle tue visite al mio blog. So dei tuoi gusti letterari ed anche della tua grande sensibilità. Conosco io tuo grande apprezzamento per Maria Veladiano e per il suo ultimo romanzo “Il tempo è un dio breve”. Pur privilegiando narrativa o biografie, e forse un po’ meno la saggistica, ritrovo molti punti in comune con te, come appunto scrivi e cioè “l’indagine della nostra interiorità“, il viaggio più affascinante e misterioso dell’umanità.
    Sicuramente il consiglio di Andrea Bianchi sul libro di Philippe Petit “Trattato di funambulismo” sarebbe da seguire. Inoltre ho davanti a me senza aver avuto ancora il tempo di leggerlo “Il sermone sulla caduta di Roma” di Jerome Ferrari, racconto non solo d’amore, ma filosofico. Dove si parla di amore, amicizia , esilio…chissà forse ti piacerebbe.
    E nei gruppi di lettura del Controvento spesso le “quote azzurre” presenti consigliano libri di saggistica.
    Che bello sarebbe vivere nella stessa città! Un abraccio a te e a Maria Grazia

  3. Carissima Mirna, siamo appena tornati da Venezia, dove ieri sera ci siamo concessi di assistere al Teatro La Fenice al capolavoro mozartiano Don Giovanni, dove ha cantato un nostro carissimo amico, il basso Nicola Ulivieri (già celebre e già ospitato anche al Metropolitan di New York), figlio del M° Giorgio Ulivieri, Direttore della Camerata Musicale di Arco, dove ho l’onore di suonare come violinista da ben venti anni. Nell’orchestra, tra l’altro, hanno suonato due miei cari amici violinisti (l’uno albanese e l’altra rumena), che utilizzano due strumenti della mia piccola collezione. Al termine dello spettacolo, ci siamo incontrati con gli artisti fuori del teatro e abbiamo fatto una passeggiata fra le antiche vie della Venezia storica. E’ stata insomma una giornata straordinaria. Ovviamente, data l’ora tarda, abbiamo dormito a Venezia e stamattina abbiamo visitato la splendida collezione di quadri di arte moderna della fondazione Guggenhaim, dove abbiamo potuto ammirare opere straordinarie di grandi autori come Picasso, De Chirico, Dalì, Braque, Max Ernst (secondo marito della Peggy Guggenhaim), Vasily Kandisky e tanti altri.
    In proposito, devo essere molto grato a Maria Grazia, che mi ha fatto da Cicerone, perché io non ho la sua competenza né la memoria storica e artistica che ha lei e grazie a lei ho potuto veramente godere la visita alla mostra, costituita dalla Collezione Peggy Guggenhaim che fa parte della Fondazione Solomon R.Guggenhaim.
    Ho voluto metterti a parte di queste mie sensazioni e godimento dello spirito perché anch’io mi sento in sintonia con la tua sensibilità e con l’interesse delle interiori esplorazioni del nostro sentire.
    Anche oggi ho visitato il tuo blog e, come al solito sono rimasto estasiato dal tuo scrivere, segno tangibile oltre che delle tua cultura anche della tua grande sensibilità.
    Siamo veramente felici della Tua amicizia e di quella di tutti gli altri Amici del nostro gruppo.
    A ben ritrovarci. Un caro abbraccio da me e Maria Grazia. Ruggero