IL BUON INFORMATORE di John Banville, Guanda

pubblicato da: Mirna - 6 ottobre, 2013 @ 5:21 pm

Voglia di “gialli”.

Quando ci si  vuol rilassare e non pensare troppo.

Ma i gialli di John Banville, piccoli gioielli di narrativa,  ti fanno riflettere sempre sul nostro presente, sulla caducità della vita, su quella malinconia nostalgica della nostra “terra perduta”, il nostro paese dell’innocenza.

L’omicidio che avviene in questa storia sembra quasi irrilevante perchè la protagonista è New York, ma non la New York dove vorrei andare io ogni autunno , quella del Greenwich Village, dei film di Nora Ephram o Woody Allen, dei colori del Central Park dove passeggiare lievemente,  questa è una città claustrofobica proprio  per la sua sua cruda  e asettica bellezza degli ambienti “cool”,  di brokers ed ex-agenti della Cia, dove i pranzi possono essere liquidi – due Martini-…dove i grattacieli sono prigioni sigillate nel vetro e nell’acciaio e dove il nostro protagonista si sente schiacciato.

New York dunque, in questo bel racconto giallo, come la metafora del fallimento e della perdita degli ideali. John Glass ex-giornalista di tutto rispetto, dal passato glorioso e che ha lavorato in prima linea durante i conflitti cinesi, irlandesi, israeliani sembra aver ceduto ogni suo  ideale per una vita che non è più la sua.

Lui è dublinese, un irlandese fino al midollo, fumatore, spontaneo e con una grande nostalgia per la sua isola di smeraldo che incarna una visione della vita meno artefatta e più spontanea.

Come mai John Glass è finito a New York? Per amore di una donna , amore ormai raggelato o forse per mancanza di coraggio ad andare avanti. Il ricco e potente suocero gli commissiona una sua biografia…pericolosa perchè egli è un ex- agente della Cia… John lo deve fare…si rivolge quindi  a un informatore… e qui comincia il giallo vero e proprio, ma John Banville va oltre questo genere perchè sa “leggere spietatamente l’anima degli uomini”. Il suo è un breve e bellissimo racconto.

Di tutt’altro tenore  il giallo “L’Uccello del malaugurio” di Camilla Lackberg di cui ho già scritto riguardo al suo romanzo “La principessaa di ghiaccio

Qui si nota la scrittura femminile: oltre la trama che porta lentamente e con una equilibrata suspence alla risoluzione di delitti collegati fra loro, c’è la storia del detective Patrick, della sua compagna Erica e di tutti i personaggi che vivono nel piccolo villaggio svedese. Si legge volentieri proprio perchè si riconoscono i protagonisti principali e molto spazio viene dato ai piccoli accadimenti quotidiani tipico della letteratura femminile.

Perchè molti delitti sono mascherati da incidenti automobilistici? Perchè le vittime risultano con un tasso alcoolico alto quando in realtà erano astemie? Patrick e la sua squadra devono lavorare con estrema attenzione cercando di mettere insieme mille pezzetti di un puzzle indecifrabile. E che cosa c’entra il Reality show che si svolge proprio nella loro piccola Fjallbacka?

 

Ma presto, e per la prima volta, leggerò un giallo di un autore israeliano, Dror A.MishaniUn caso di scomparsa”, (Guanda)  dove il detective è paragonato al nostro Montalbano. Sono certa che mi piacerà perchè si svolgerà a Tel Aviv perciò  il background sarà diverso dal solito.

Qualcuno l’ha già letto per caso?

 

 

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3 commenti
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  1. Questa mattina un occhiello del quotidiano appena acquistato ha calamitato la mia attenzione, recitava: “Alice Munro, la lady del Nobel”.
    Attirata immediatamente verso la corrispondente pagina interna: “Nel paese di Alice, vince la canadese Munro”, trovo la conferma alle mie aspettative, a lei il Nobel per la letteratura.
    Difficilmente una notizia del quotidiano mi ha resa tanto felice.

  2. Ciao Grazia!
    Condivido, ho provato anch’io autentica felicità per questa strameritata vincita.
    Spero scriverai di lei tante cose belle.
    Miki

  3. @ Miki, è un grande piacere risentirti, Mirna mi ha recentemente inviato le foto delle scorsa estate a Camogli con te, tuo marito e la piccola Valeria e ho rivissuto i bei momenti trascorsi insieme…
    Che dire della Munro? è straordinaria, fa entrare con grande discrezione nella vita dei suoi personaggi e ci si sente con loro, si vivono le loro idee, tic ed emozioni; registra le realtà in maniera tanto “vera” che sembra di passeggiare per le strade delle città canadesi, entrare nei negozi, nelle case, nelle cucine, magari all’ora di colazione, con l’odore del caffè…
    Con la Munro si ha la sensazione che la letteratura sia entrata nei dettagli della vita comune per farcela capire meglio.
    @ Camilla, ieri a Camogli, alla libreria “Ultima spiaggia” mi sono procurata “I Melrose” da te consigliato, composto dai quattro romanzi di St Aubin, mi attendono più di settecento pagine che spero davvero perfette..