RACCONTI, di Katherine Mansfield

pubblicato da: admin - 9 aprile, 2010 @ 6:57 pm

u15279254[1]scansione0014Katherine Mansfield amava la vita appassionatamente, ma il destino la fece morire di tubercolosi a soli 34 anni, nonostante tutte le cure  per guarire, fra cui soggiorni sulla Costa Azzurra e un ultimo tentativo in un’alternativa colonia salutista diretta da un russo.

  Nata in Nuova Zelanda nel 1888, giovanissima si trasferisce in Inghilterra dove comincia a scrivere storie comuni di persone comuni. Fa emergere subito il senso di precarietà della vita, ma proprio per questo ne consegue la percezione immaginifica di intensi attimi sia di gioia che di sgomento. E di felicità improvvisa, come uno squillante fiorire di esotici fiori.

I suoi racconti hanno come titolo “Felicità“, “Preludio”, “Garden Party”, “Miss Brill”…quest’ultimo racconta in poche pagine la vita semplicissima di un’insegnante di inglese a Parigi che si accontenta di domeniche ai Jardins Publiques  perchè può indossare la sua pelliccetta,  di sedersi in solitaria osservazione del mondo circostante  su una panchina “speciale”, di gratificarsi, tornando a casa , acquistando una fetta di torta al miele esultando se vi trova una mandorla. “Se c’era le sembrava di portarsi a casa un minuscolo regalo – una sorpresa -qualcosa che avrebbe potuto benissimo non esserci”.  Ma la malinconia emerge nella solitudine di Miss Brill che non ha acquistato la sua fetta di torta abituale e si ritrova , senza nulla per cui gioire, nella sua minuscola stanzetta buia .

Katherine Mansfield adora entrare nella vita degli altri, ascolta tutti,  come se non sentisse, ma incamera ogni frase, ogni dettaglio.. Osserva in silenzio e un po’ in disparte assorbita dalle sue fantasie colorate che entrano in sintonia con il sentire degli altri.  Partecipa senza però concedersi.

Lei è una creatura ardente, è come un giardino di fiori selvaggi, quei fiori carnosi e vermigli della sua nativa terra e che sembra continuino a fiorire nel suo cuore.Se si potesse paragonare a quadri lei sarebbe quelli di Van Gogh. Vuole emozioni, è avida di sensazioni. Le giornate banali la deprimono “i giorni che non valgono la pena di essere vissuti” quelli in cui non accade nulla che ti accenda.

Percepisco anch’io delle giornate grigie, io le chiamo le “flinghe” come le carte che a briscola non valgono niente. Ma qui ci sarebbe tanto da discutere…non valgono niente perchè non arriva nulla dall’esterno? o perchè c’è il momento di stasi dentro di noi?…a volte una giornata solitaria può dare, grazie al lavorìo della mente e del cuore, entusiasmo e gioia, altre, piene di novità, possono invece rattristare.

Di Katherine Mansfield ho tanti libri, i suoi poemetti, i suoi diari, uno splendido saggio sulla sua vita e la sua arte, ma ne parlerò un’altra volta. Ora cito un altro bellissimo racconto di questa raccolta, “Preludio”, ambientato in Nuova Zelanda. La protagonistra  è Linda Burnell nella quale si incarna l’adorata e lontana madre ma che rivela anche una parte della scrittrice che scopre,  scrivendone, la sua identità. Capisce  che anche in lei, come nella madre, esiste lo stesso occhio lontano, impartecipe, quasi come quello delle piante, dell’aloe …

Si parla di un trasloco, di matrimonio, di momenti particolari. Vi sono descrizioni coloratissime ” …un pezzo di sapone giallo e granuloso in un angolo del davanzale e un cencio di flanella macchiato di blu…” “…Stelle  luminose screziavano il cielo e la luna stava sospesa sul porto spruzzando d’oro le onde.”

Nei pensieri serali di Linda nel suo letto  emerge la fame di vita della stessa Mansfiled, un desiderio insaziabile “Sì, tutto era diventato vivo fino alla più piccola particella, e lei non sentiva il suo letto, fluttuava sospesa nell’aria. Ma sembrava che stesse in ascolto con gli occhi splancati e vigili, che aspettasse qualcuno che non veniva, qualcosa che non accadeva.”

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6 commenti
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  1. Voglio ringraziarti Mirna per la possibilità che mi riservi giornalmente di indagare e giore della vita con e attraverso la lettura; che fin da piccola mi ha accompagnato e in un certo senso mi ha salvata.
    Grazie ancora per latua generosità e bravura.

  2. Leggendo di questi “miti” morti in giovane eta’, mi interrogo sul mistero della loro creativita’.
    Katherine scomparsa a 34 anni, Mozart a 35 e Schubert a 31!!! E avevano gia’ colto molto di quello che la vita poteva loro suggerire. Che menti!
    Sulle giornate “flinghe” avrei molto da dire. Sta sempre a noi, e soprattutto al dialogo che ogni giorno instauriamo con il “fuori”. Ho la sensazione pero’ (saltuaria ancora) che quando percepiamo fluidita’ fra dentro e fuori, allora le giornate flinghe spariscono lasciando il posto alla pienezza in qualsivoglia contingenza. Ma allora poi non avremmo i racconti di Katherine Mansfield.

  3. Ancora una grande della letteratura, che così sa ben leggere nell’animo femminile in così giovane età. Chissà cosa avrebbe potuto dire ancora se fosse vissuta più a lungo!
    Penso che la solitudine, condizione umana, sia quella che ci aiuta, a volte, anche attraverso la sofferenza e la noia, a produrre, ma anche ad elaborare, pensieri non sempre felici. Sta a noi farli diventare parte viva della nostra esistenza. Sono arrivata a pensare che nessuna vita è banale, data l’unicità dell’essere persone. E poi chi l’ha detto che le giornate filinghe non siano quelle migliori?

  4. Sto cercando il racconto di K. Mansfield che avevo letto tempo fa nel quale si parlava di un invito a cena di una donna che, ala fine, la protagonista scopre essere l’amante del marito. Lei addolorata si suicida gettandosi dal balcone. Mi potete aiutare? Grazie

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