IL PICCOLO PRINCIPE, il libro che tutti hanno letto

pubblicato da: admin - 30 gennaio, 2010 @ 7:44 pm

200px-Lepetitprincepiccolo principeIeri ho scritto parecchio di Salinger, della sua vita e del suo famosissimo “Il giovane Holden”. Ho pensato alla difficoltà dell’esistenza, alla solitudine  in cui spesso ci sentiamo. Ho riflettuto su ciò che ci potrebbe consolare.

 Mi è venuto allora alla mente un altro libro cult.

 “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry la cui lettura è sì,  leggera, immaginifica, poetica, ma anche densa di messaggi  per tutti, a seconda dell’età o del momento in cui si legge..

Tutti lo conosciamo e sappiamo che è un delizioso libro illustrato con immagini ad acquerello disegnate  dello stesso autore e che  può essere tranquillamente letto da un bambino delle elementari.

Ma perchè anche i “grandi” ne sono così appassionati? Anni fa, ricordo, un amico di mio marito, un “ragazzo” maturo dalla calvizie incipiente, ma dallo sguardo luminoso, che, venuto  a prendere il tè da noi,  si mise a parlare de “Il piccolo principe” dicendo che se lo portava sempre appresso come se fosse la sua Bibbia personale da consultare spesso.

E’ un racconto breve, si legge in meno di un’ora; l’ho riletto anche oggi dopo pranzo ed ogni volta sono intenerita dall’ingenuità dei dialoghi che avvengono tra l’aviatore, con l’aereo in avaria nel deserto del Sahara, e il piccolo scappato dal suo pianeta perchè deluso dalla sua rosa, simbolo dell’amicizia.

Tutto è  magico e dolce: l’asteroide B612 dove abita il piccolo principe, il racconto della sua vita solitaria consolata dai tramonti che si susseguono continuamente nello spazio interplanetario:

                                                                                                      ” Quando si è molto tristi si amano i tramonti”

Sono importanti sia i disegni che le immagini colorate che le parole suggestive accendono nella  nostra mente. Il baobab, la rosa che viene curata con tanto amore dal principino, ma che per un malinteso viene abbandonata, i personaggi  pittoreschi conosciuti sugli altri pianeti. Insomma ci viene incontro un mondo in technicolor, come  lo è d’altronde anche il mondo dell’infanzia.

Quando il piccolo fa domande sui fiori e sente le frettolose risposte dell’aviatore indaffarato a riparare l’aereo, esclama:

                                                                                                            “Parli come i grandi, tu confondi tutto…tu mescoli tutto.”

Essere adulti significa dunque avere fretta, non avere più tempo per conoscere? I bambini non solo ci guardano, ma ci insegnano a essere più pazienti, e  soprattutto

                                                                                             a vedere bene solo con il cuore perchè l’essenziale è invisibile agli occhi.

Quando la volpe spiega al bambino l’importanza dell'”addomesticamento” il nostro concetto  sull’amore e sull’amicizia viene aperto come un fiore.

“Addomesticare” significa creare dei legami, avere bisogno l’uno dell’altro, ricordare, aspettare con pazienza attraverso anche dei “riti” per rendere speciali le ore dell’attesa. Amare qualcuno, quindi, riempie la vita, sia nel momento della presenza che nei momenti della lontananza, perchè qualcosa ci porterà a ricordare. Chi amiamo è speciale, unico. La rosa sull’asteroide è diversa da tutte quelle che il principino vede in alcuni roseti. La sua rosa è più importante perchè … “sono io che l’ho innaffiata“.

Quando leggiamo queste righe di Antoine de Saint-Exupéry torniamo bambini, ripeschiamo del nostro profondo lago dell’infanzia l’innocenza, lo stupore, la meraviglia.

Si torna dunque sempre all’infanzia,  un periodo della vita o un modo d’essere al quale, come  vorrebbe il giovane Holden, rimanere abbarbicati  o come ci suggerisce il Piccolo principe mantenere per sempre dentro di noi.

Mi piacerebbe sapere quale tra  questi due libri cult è il preferito tra gli ospiti del mio blog.

  

 

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9 commenti
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  1. Cara Mirna, hai beccato una non lettrice del “Piccolo Principe” . Ma mi riprometto di leggerlo tra breve, perché mi hai incuriosita. Per la verità periodicamente mi viene in mente che ho questa lacuna e ora mi hai dato un ulteriore stimolo. Ciao a presto Isabella

  2. Io pero’ non l’ho letto, non so come sia potuto accadere…
    Quindi, di conseguenza, preferisco “Il giovane Holden”. Come tutte le cose venute dal Nuovo Mondo, credo che anche questo romanzo, sia divenuto un mito qui da noi anche prima di averne capito il messaggio, un messaggio che forse non c’e’, dopotutto.
    Una volta che si vive negli Stati Uniti per un po’ si colgono tutta una serie di dettagli che poi si rivivono profondamente con la lettura di un romanzo o vedendo un film americano. I comportamenti sociali, le classiche domande, le cose che si fanno per divertirsi e, non ultimi, i colori del paesaggio. Soprattutto, questo romanzo CULT, che e’ diventato cult per il momento in cui e’ uscito e perche’ costituiva una delle prime analisi della nuova societa’ borghese americana, mi rimanda al grigio e freddo inverno del nord-est, agli ampi spazi naturali, ad una fauna che e’ ancora molto presente nell’ambiente esterno, all’atmosfera del college, unica nel suo genere. E’ un libro malinconico. In una trasmissione televisiva, Alessandro Baricco legge il finale de “Il giovane Holden”. Invito tutti ad ascoltarlo al seguente link per uno sguardo poetico sull’anti-messaggio di Salinger, coerente a questo anche nella vita:

    http://www.youtube.com/watch?v=Q1K5TMhxer4

    Ho parlato solo di Holden ahime’. De “Il Giovane Principe” e del suo inno all’infanzia come eta’ dell’oro, posso solo dire che sono d’accordo. Per due ragioni: perche’ questa e’ l’eta’ dell’apprendimento per eccellenza e quindi di sperimentazione e perche’ i bambini sono ancora esseri “in potenza” con un’ infinita gamma di scelte ancora da compiere. Non so se anche per voi e’ cosi’, ma il mio essere stata bambina – felice, aggiungo – mi aiuta a ripulirmi ogni giorno delle scorie della vita che si accumulano sulla mia anima.

  3. Bene, ho beccato due non lettrici del Piccolo Principe, una delle quali…mia figlia!
    Brave che vi impegnate a leggerlo!

  4. Io invece l’ho letto e anche per me è un libro cult. Mi ha sempre colpito la frase “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Però non l’ho letto da bambina ma all’età di 25 anni consigliata nientepopodimeno dal mio parroco di allora, amante della lettura e del cinema, un mito! Affascinante anche la vita di S. Exupery e come è morto in maniera così misteriosa…

  5. L’ho letto anch’io e ripensandoci i due libri hanno delle analogie anche se apparentemente lontani come le stelle.
    Penso che il secondo, nell’immediatezza e apparentemente semplicità del linguaggio, è più vicino alla poesia e credo che come compagno di viaggio porterei più volentieri il librino di S. Exupery che ho riletto poco fa.
    “…se le stelle sono illuminate è perché ognuno possa un giorno trovare la sua”…quindi non c’è età in cui non sia ancora possibile cercare e trovare…

  6. Bello l’accostamento fra il piccolo Principe e il giovane Holden!
    L’infanzia (o l’adolescenza) come luogo privilegiato di osservazione del mondo, che mantiene un legame speciale con l’Origine e la Morte (perchè anche di morte si parla parecchio – o non si parla ma si “sente”- nei 2 libri).
    Ma infondo, forse, potremmo spingerci a dire che Holden e il Piccolo Principe, abitando questo luogo a un tempo alienato e privilegiato rappresentano il punto di vista della letteratura.
    Per scrivere (per creare) bisogna essere morti e in contatto con l’Origine, bisogna essere allienati dal mondo.
    Il bambino è la metafora della scrittura. Holden e il PP sono romanzi sulla scrittura.

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