DI BUONA FAMIGLIA e le antiche memorie

pubblicato da: admin - 7 Giugno, 2010 @ 5:54 pm

scansione0007E’ vero, è più fresco. Mi conviene provare a scrivere di mattina perchè nel pomeriggio l’appartamento-forno diventa caldo ugualmente. Meglio come suggerisce Camilla guardarsi un film (adatti quelli da brivido!) e bere qualcosa di ghiacciato. Interessante però  come ci adattiamo ad ogni cambiamento sin dai tempi delle caverne, palafitte, capanne, casette, condominii, cottages…al caldo o al gelo.Ieri sera però ero alla ricerca di ricordi di case fresche circondate dal verde  e mi è venuto in mente il libro “Di buona famiglia” di Isabella Bossi Fedrigotti la cui vicenda si dipana in una vecchia casa  delle nostra regione. Nello stesso tempo ho ripensato a Villa Parsifal, la casa di Merano dove io nacqui tanto tempo fa… Era, Villa Parsifal ,una casa fresca, circondata da giardino, frutteto e pini. C’era anche una palma.  Aveva una bellissima veranda e  nel giardino c’era un  bersò dove la mamma andava a cucire. Sebbene la lasciammo quando io avevo cinque anni per trasferirci a Carpi, io la ricordo bene perchè ogni estate che trascorrevo dagli zii rimasti a Merano salivo a Maia Alta per andare a rivederla. Molti ricordi sono miei, come uno splendido Natale,  altri sono quelli raccontati dalla mamma e dalla nonna.

La casa di buona famiglia  descritta dalla Bossi Fedrigotti è diventata l’ultima dimora di due anziane sorelle, Clara e Virginia. E’ una casa antica, ricca di oggetti e mobili di pregio, di presenze lontane in cui malinconicamente aggirarsi rimescolando pensieri, ricordi e rancori. Il romanzo è diviso in due parti, i due punti di vista delle sorelle. Dapprima si ascolta l’autoconfessione di Clara ” Sei una sopravvissuta. Tu e la tua casa, le tue stanze, i letti, le fotografie che tieni intorno come immagini di un cimitero personale. Avanzi di un altro mondo sono i tuoi vestiti…Sei una sopravvissuta perchè non ti rassegni alla tua età e ancora stai davanti allo specchio, ti guardi e ti trovi vecchia…Sei fuori dal mondo perchè alla tua età bisognerebbe aver chiuso con tutto e soltanto ad aspettare; mettere ordine nella vita, disporre di questo e di quello…”.

Questa bella casa borghese , in cui piacevole sarebbe entrare nella sua penombra per qualche ora per sentire l’odore di cera o di rose del giardino, ammirare gli armadi pieni di lenzuola ricamate e odorose di spigo o la dispensa con le marmellatte chiuse nei barattoli con carte di cellofan è stata però …la prigione limite per Clara. Casa simbolo del suo ceto al quale aggrapparsi per sentirsi importante, per avere un’identità. “Come un simbolo di voi, sempre più soli, più diversi, attaccati a un mondo finito“…

Le due sorelle parlano degli avvenimenti dololorosi che le hanno rese “nemiche” e incomprese l’una con l’altra perchè hanno  sempre tenuto chiusi nel proprio animo  gli intimi sentimenti. Sappiamo tutti della crudele educazione borghese di non far trapelare mai ciò che si pensa. Io dico crudele, perchè comunicare e raccontare di sè è  sia apertura che generosità verso l’altro, è  consapevolezza  e condivisione, è un modo per vivere meglio.

Se le due sorelle, che ancora possono andare in giardino a raccogliere l’insalata e sistemare i cassetti, comunicassero  certo i loro  ultimi anni non sarebbero  così tristi.

Molti malintesi si  chiarirebbero: ciò che infatti crede Clara contrasta con ciò che poi Virginia racconta. Clara la non sposata, la meno affascinante risulta però la più forte, la più dura,incatenata com’è in questa casa di buona famiglia che è l’unico suo porto sicuro. Per essa ha però barattato la sua libertà.

Ho sfogliato nuovamente con interesse questo libro dove ho anche ritrovato  miei ricordi lontani: le ciliegie cotte che mi faceva la nonna Bianca, le uova in calcina…che comperavamo  in  inverno. Chissà se qualcuna sa di che cosa si tratta…

La casa è dunque lo specchio della nostra personalità, il prolungamento di ciò che abbiamo dentro di noi…com’è la vostra casa, vi corrisponde? La mia…beh, ve lo dirò un’altra volta.

ATTENZIONE: domani il post del giorno sarà un libro molto interessante presentato dal mio ex alunno Luigi Oss Papot.  E’ il primo ospite del mio blog che è aperto a tutti.

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  1. La casa dovrebbe essere accogliente, fresca e gentile.D’inverno bella caldina, abbastanza grande da contenerci e abbastanza piccola da non schiavizzarci.Che poi sia lo specchio di qualcosa è tutto da dimostrare. La mia casa, cioè il mio appartamentino di via Chini, con le finestre sul cortile (nelle notti calde, tutte le finestre sono aperte, si sentono le voci, le risate, le strillate. Le persone stanno sui poggioletti, a lungo, si sentono lunghi diloghi sottovoce, un brusio a due voci si che protrae nella notte e sembra che stiano sotto il tuo letto , ma senza dare alcun fastidio.Voci giovani, un poco più in alto, sghignazzano contenti, è tutto un mondo nuovo e diverso da quello silenzioso del giorno. Mi piace, penso sempre al film di H., e mi immagino di assistere a misteriosi delitti, proprio lì, tra la gente contenta che ruba un po’ di fresco. Cara Mirna, io sono pronta a scrivere qualcosa su “Matematici al sole” di Franco Stelzer, come d’accordo: Mi chiedo però : come fai con la copertina? Io non sono in grado di spedirti via mail la foto. Nè il file pronto. Posso inviarti via mail solo il testo scritto. leggerò con molto interesse il primo post del primo tuo ospite. …. Io ogni tanto, quando crepo di caldo, metto gambe e braccia sotto l’acua fredda. Un sollievo. Per un bel po’ . Ho letto il sesto libro dei finalisti Strega: Molto …..molto. Questo è molto..Ciao.A Stefania: anch’io aspirapolvero gli insetti molesti.Senza sensi di colpa: sono crudele.

  2. Rileggo e vedo un sacco di errori: scusami ma devo prepararmi: vado dalla parrucchiera a fare il colore. creperò di caldo.ciao cara.

  3. Mentre la sorella ed io prepariamo la casa della madre a vendere questo mese, abbiamo trovato cose sconosciute e gradevoli. Un certficato del padre, ricevuto sessantacinque anni fa, da un scuolo per pilote a Corpus Christi; una fotografia del suo battesimo a grandezza naturale, fatto circa 1927 a Liverpool; il segno “Sold” per la casa la stessa, tenuto per tanto lungo tempo dei miei genitori, ma giammai mostrato a noi bambini. Forse è stato dimenticato. Lo trovo difficile di cedere lo specchio, come lo descrive Lei. Ieri dicevo a Stefania le parole di una canzone di Crosby Stills Nash & Young: “Non lascia il passato ricordarci del quale non siamo adesso.” Ma…

  4. Capisco ciò che può provare Gary che, a Toronto, deve vendere la casa della sua mamma scomparsa da poco. Da una parte c’è il dolore della perdita, dall’altro ci sono attimi di meraviglia nello scoprire i segreti della casa stessa e di una vita.
    Il vuoto dell’assenza fisica è compensato dalle emozioni scaturite dal ritrovamento inaspettato di oggetti significativi tenuti con tanta cura dalle persone amate.
    Grazie Gary.

    Un carissimo saluto affettuoso da Trento a Ithaca, N.Y.

  5. Amo il mio piccolo appartamento nel cuore del centro storico. E’ la casa che ho scelto più di 20 anni fa per viverci e non so ancora se per tutta la vita. Mi è difficile pensare ad altra casa. Devo dire che vivo apparentemente sull’onda della precarietà, come se la mia vita dovesse cambiare da un momento all’altro e forse è questo che me la fa apprezzare. Non è una casa da inviti e a volte mi dispiace un po’, ma poi penso che è così bello potersi incontrare fuori, in mezzo alla gente!

  6. Ho letto pochi libri che mi sono piaciuti come questo.
    La mia attenzione non si è focalizzata solo sulla casa di Clara e Virginia – anzi sulle case in cui si trovano a vivere, a volte loro malgrado; ma anche sulla bravura dell’autrice da un lato, e sull’arricchimento che vorrei trarre da questo libro dall’altro.
    Intanto trovo che per descrivere così precisamente gli stati d’animo di una donna dall’infanzia alla maturità, senza strappi nella narrazione, senza annoiare mai, mescolando sapientemente racconti di fatti e di sentimenti, ci voglia una notevole abilità ed una profonda conoscenza dell’animo umano.
    E poi è bella la trovata di far parlare di Clara da un misterioso narratore, o narratrice, che le si rivolge, dandole del tu; e di far parlare di Virginia da lei stessa in prima persona. Già questa scelta stilistica, forse, testimonia le loro diverse personalità.
    Ed è preciso il ripercorrere degli eventi nelle due parti del libro: alla fine tutto torna, il puzzle è perfetto e quando lo si guarda allontanandosi un poco da esso ci si compiace della figura che ne esce – e che forse non è proprio quella che, terminata la prima parte, ci aspettavamo di vedere…
    …e questo mi riporta al’arricchimento che vorrei fare mio da questa lettura. Già leggere belle pagine è un arricchimento; ma se poi posso fare mia anche una “scoperta” utile per la vita, meglio ancora! E la “scoperta” in questo caso è stata proprio che non sempre le cose sono come sembrano, e che per accertarsene è bene parlare, comunicare, non dare nulla per scontato, specialmente con le persone più vicine, dire loro «io sono qui, sono così, e tu dove sei?». Uno stesso comportamento assunto da due persone diverse può avere significati opposti, e spesso l’interpretazione dello stesso, se non condivisa, può essere fuorviante. E andare fuori dalla via può far sprecare energie preziose… È una “scoperta”, con le virgolette, perché si tratta di una verità che in fondo non è poi così ardua da capire e fare propria, anche senza questo libro, ma leggerla con parole così chiare la rende ancora più… fruibile.
    Ancora una volta, cara Mirna, grazie del consiglio.

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