LA CUGINA BETTE, di Honoré de Balzac

pubblicato da: admin - 29 Luglio, 2010 @ 5:43 pm

Piove qui nel paesello chiuso tra i due fiumi, il verde, le chiesette, strada principale e due vicoletti antichi.  Ho da fare in casa oggi, è venuto un signore magro magro, ma forte a tagliare un limone e un fico seccati, ma si pensa già ad allargare la crescita del lussurreggiante glicine.

Che farò oggi oltre alla pasta al pesto? (pesto dei consuoceri chiavaresi). Leggerò, scriverò, penserò.

Quando nel tardo pomeriggio mi metto seduta sulla terrazza della cucina ad ammirare le rondini, qualche poiana e gli …aironi faccio  scendere il mio sguardo estasiato dal cielo per osservare ciò che mi sta attorno. Intanto il cortiletto del mio vicino che ha sbaragliato l’altra notte i “ruggeri”. A tal proposito mi ha raccontato che la missione è iniziata alle 22, che ha indossato un passamontagna per difendersi da eventuali attacchi, poi su una scaletta già preparata anzitempo ha spruzzato, a debita distanza,  il micidiale preparato anti vespe e calabroni. Lui e sua moglie sono proprio angeli custodi, ci controllano il giardino quando non ci siamo e ci aiutano quando arriviamo.

Più oltre c’è un’alta casa grigia dalle piccole finestre dove, qualche volta, vedo passare figure lontane e indistinguibili. Comincio ad immaginare la loro vita che mi sembra sempre misteriosa e ripenso alla nostra vita in generale, alla Comédie Humaine raccontataci così spietatamente dal grande Balzac. Forse perchè quella che vedo non è una casa allegra, ma chiusa in se stessa ricordo per associazione “La cugina Bette.”

Libro comprato durante un viaggio, ma che ora è alloggiato qui a Borzonasca. Che terribile personaggio questa Bette, zitella brutta, povera, invidiosa a tal punto della sua antitetica cugina Adeline da fare del suo odio vendicativo lo scopo della sua vita, la sua autorealizzazione. E ci riuscirà non svelando a nessuno, proprio per la durezza dei suoi sentimenti di rivalsa, la sua vera anima. Anzi continua ad incarnare il prototipo della zitella “angelo della famiglia” che si sacrifica per il bene degli altri.

Romanzo scritto nel 1846 quando lo stesso Balzac proietta con visionaria lucidità le sue amare delusioni sulla vita e sugli uomini.  Lisbeth Fischer, si sente vittima di parenti ricchi, dell’intera società fondata sul valore unico del denaro e del possesso delle cose. In questo perfido personaggio sembra confluire anche il noto odio che Balzac provava per la madre, “un mostro” la definisce infatti  in una lettera all’amata Madame Hanska.

In una Parigi borghese di metà Ottocento, Lisbeth riesce a dirimere intrighi, menzogne, “crimini privati” sorretta da un titanico risentimento verso i parenti ricchi. Ma ciò che ci mostra questo odioso personaggio, sembra suggerirci Balzac, lo ritroviamo nelle nostre più oscure pulsioni di invidia, sopraffazione,ambiguità di intenti verso l’altro? Sembra una riproposta in chiave moderna del mito di Caino e Abele, quando l’odio per l’altro non riesce a trovare argini. Bette odia la bella e buona e ricca Adeline “Era bella come sono le donne tanto belle da rimaner tali anche dormendo: è l’arte che invade la natura, è come un quadro vivente.”

Niente può fare contro la grigia pietra della sua anima, deve solo distruggere, è il suo imperativo categorico.

Ci chiediamo perchè ebbe ed ha tanto successo questo romanzo? La risposta potrebbe essere inquietante. Ma per fuggire da questa amara convinzione  senza speranza delle miserie umane di Balzac dobbiamo aspettare le giornate rivoluzionarie del 1848 e una nuova “bandiera al vento“. Come suggerisce Lanfranco Binni nell’introduzione . Vent’anni dopo arriverà Rimbaud “che ci fa intuire vie di fuga dal grigiore dell’inferno sociale” .

Rimbaud era poeta.

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6 commenti
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  1. Che bello leggere di te, carissima… Mi sembra di averti vicina. Qui ha piovuto quasi tutto il giorno e …. fa freddo!
    Il mio umore non è dei migliori ma il tuo blog è sempre un toccasana. Non ho letto nulla di Balzac. Non so perché, i francesi li ho sempre trascurati…Ho scoperto solo di recente Celine. Bè, ho letto un pò di Flaubert, recentemente Husymans ( troppo decadente), Maupassant ed altri… Però non so come mi sono sempre orientata verso gli anglosassoni…
    L’invidia ed il risentimento di Lisbeth mi fanno paura. Sarà perché, nonostante tutto, è un sentimento che non mi appartiene perché avvelena l’animo. E la vita è troppo breve , complicata, bella ma anche dura ,per farsi del male da soli…Chi vive di invidia, vive proprio male…

  2. Cara Mirna mi hai regalato bei ricordi con Balzac. Al liceo ho apprezzato molto la letteratura francese, ogni periodo strorico era una scoperta d’autori indimenticabili: Molière, Balzac, Hugo, les poetes maudits, Gide, Sartre, S.de Bouvoir ( mi divertivo a leggerli a voce alta in lingua originale, cosa che mi ha fatto imparare il francese). Di Balzac mi ritorna alla mente Eugènie Grandet, donna d’animo nobile e sensibile ma prigioniera di un sogno d’amore che la condurrà ad una esistenza di solitudine ( rimasi molto delusa, ricordo, dal finale). Le vie di fuga del poeta Rimbaud, come detto dal Binni, hanno fornito la prova della sua esperienza dei limiti, divenendo così “veggente”- esploratore di un ignoto al di là del reale.
    Le “oscure pulsioni”, non le accetto, perchè soggiogano e stabiliscono limiti alla capacità del cuore e della mente di sperimentare l’Amore.
    Ti auguro un soggiorno sereno e pieno di piccole cose che fanno grandi i momenti,
    Miki

  3. Cara Mirna, la cugina Bette , temo, l’abbiamo conosciuta tutti, prima o dopo. E se qualcuno pensa di no forse ancora non se n’è accorto….brrrr!
    Tutta l’umanità, assai prima di Freud, venne analizzata mirabilmente da B. e influenzò comunque tutta la grande letteratura. Persino Proust, tutto il suo pensiero sulla pittura per esempio , fino al contemporaneo Eugenides col famoso Middlesex, tutti devono qualcosa a Balzac. Conosci probabilmente lo/la splendido/a Seraphitus/à : un angelico, magnifico esempio.
    A Trento , ora, fa freschino: speriamo che duri. e io, cara Mirna, ho finito il mio Doctorow n. 2 e mio figlio, dopo tante promesse si è accorto di non avere più i tre romanzi che mi aveva promesso. quindi, dopo un pomeriggio di crisi di astinenza , mi sono buttata sulle “Ultime cronache del Barset, di Trollope, che è sempre un simpatico compagno. Certo mi piacerebbe moltissimo che tu conoscessi Doctorow, quando tornerai ti scongiurerò di leggere Homer & Langley, un romanzo , per una come te, irrinunciabile.Vorrei dire alla gentile Miki , che conosce tanti autori classici francesi, di leggere, se mai ne avrà voglia, un piccolo capolavoro, una sessantina di pagine, della Madame de Duras, scritto a metà settecento, dal titolo OURIKA, recentemente pubblicato, per la prima volta in Italia, da Piccola Adelphi. Un bacio. Camilla

  4. Nell’ospedale dove lavoro c’e’ la libreria Arion, mio lieto rifugio talvolta…Non ho resistito cara Camilla e ho preso il libro che mi hai consigliato. Grazie perl’entusiasmo condiviso!
    un abbraccio, Miki

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