IL MAESTRO DI DELFT, ovvero voglia di Vermeer

pubblicato da: admin - 14 ottobre, 2010 @ 7:14 pm

scansione0005scansione0004Oh, la pittura! Altra  grande passione dopo la lettura! Tanti i pittori da me amati, ma fra i preferiti il misterioso Johannes Vermeer, genio olandese del XVII secolo. Imparai a conoscerlo attraverso Marcel - intendo Marcel Proust - che alla “Veduta di Delft” dedicò pagine memorabili.

 Naturalmente ho sempre comprato libri o fascicoli dedicati alla pittura ( ho parecchi de “I maestri del colore”) e per me è una grande gioia andare nei musei. Ricordo la prima volta al Louvre… emozioni così forti che non posso scordare!  Le mie passioni oltre a Leonardo e molti altri italiani sono  gli Impressionisti, Van Gogh ( parlerò un giorno delle sue “Lettere a Theo”) ecc.

Ma ciò che Vermeer mi dona è qualcosa che mi intriga particolarmente. Mi piace entrare nel  mondo colorato e tranquillo della borghesia olandese, “entrare” nelle sue case dalla luce obliqua dove uomini e donne compiono semplici azioni come versare il latte, leggere una lettera, suonare la spinetta.

Perciò questa biografia scritta da Antony Bailey  ha un posto d’onore nei miei scaffali insieme al romanzo di Tracy Chevalier “La ragazza con l’orecchino di perla”.

Johannes Vermeer (1632-1675) è il più misterioso tra i grandi geni delle pittura europea. Poche tracce della sua esistenza, circa trentacinque le opere lasciate. Dopo la morte è rimasto nell’oblio fino alla metà dell’Ottocento quando finalmente venne riconosciuta la sua grandezza.

Che quiete nei suoi quadri! Sono dipinti silenziosi, poco solenni, mai celebrativi.  Donne accanto alle finestre a riquadri, leggermente socchiuse, che aspettano, scrivono, ricamano o suonano. Sono eleganti, indossano  perle luminose. Troviamo spesso una ricca casacca di seta gialla proprietà  della moglie Katharina.  Nel romanzo della Chevalier  Katharina ci viene descritta come una moglie  gelosissima di una  giovane servetta affascinata dai colori, dalla camera oscura, dal maestro stesso che come un mago riproduceva, trasfigurandola  con passione, la semplice vita attorno a lui.  “La ragazza con turbante” che forse indossò l’orecchino di Katharina ci guarda con sguardo enigmatico, sorridendoci con labbra “sensualmente dischiuse”, un gesto quasi inaudito per la morale del tempo.

La  numerosa famiglia del pittore ( quindici figli!) si trasferisce ad un certo punto presso Maria Thins, l’agiata madre di Katharina, nel quartiere papista. Possiamo conoscere l’arredamento della loro casa ammirando i suoi quadri: il pesante tavolo di quercia riprodotto varie volte e le diverse sedie ricoperte in cuoio, i tappeti…

Verso gli ultimi anni della sua vita le finanze cominciano a scarseggiare, anche perchè  la vendita delle sue tele  si blocca con l’avvento della guerra  franco-olandese del 1672.

Antony Bailey ci racconta che la vita del maestro era dominata dalle donne: la madre  viveva vicino a lui ancora nel 1665, pure la sorella Gertrury abitava non lontano. Nell’Oude Langendijck, come già detto, viveva con la suocera, la moglie, parecchie figlie e poi c’era sempre una domestica che spesso posava per il maestro, come fece Tanneke Everpoel che posò per “La lattaia”. Nonostante gli artisti olandesi celebrassero l’abbondanza del cibo in nature morte e scene di cucina piene di fromaggi, frutta pesci, selvaggina, verdura, l’unico quadro in cui Vermeer ci concede  un soggetto mangereccio è proprio “La lattaia” dove oltre al latte versato troviamo una focaccia. Quadro stupendo ci spiega Bayley:la cuoca ha il braccio nudo dal gomito in giù…il latte sembra non dover mai finire, versato dalla domestica -simile a una dea della terra- è una benedizione inesauribile.”

Dare il buon esempio è il compito della pittura olandese di genere, non oziare, non bere liquori, ma suonare, scrivere, ricamare nella tranquilla e ovattata sicurezza della propria casa.

 

Oggi pomeriggio con Stefania davanti a un ricco strudel abbiamo bevuto il tè in deliziose tazze leggere…luce di tardo pomeriggio, colori caldi…quasi quasi ci siamo sentite dentro un quadro di Vermeer.

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11 commenti
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  1. E’ incredibile come il genio di Vermeer affascina! Sono stupita di quante fascinazioni letterarie ed artistiche mi avvicinano a te Mirna!
    Veermer è tra i miei preferitissimi pittori. Ricordo quando al MET lo scorso anno con mio marito ci siamo imbattuti inaspettatamente nell’esposizione di alcune sue opere, “la lattaia” mi ha incantato. Ho ricevuto più tardi, come dono, un’edizione di Albert Blankert delleopere dell’artista, deliziosa.
    Stavo lavorando al PC, e la bellezza artistica mi ha rigenerato! Grazie,
    MIKI

  2. Sono in ritardo, lo so. Volevo dire delle cose a Riccardo (grazie del parere sulla tigre bianca ma avrei voluto dirti delle cose su quel libro) e alla piccola Raffaella che cita un mio post che non ricordo (certo che posso andarmelo a rileggere, ma ho sempre i minuti contati , al mattino, davanti al pc, dove ingaggio lunghe discussioni sul sito della biblioteca di garlasco, per es., o altri siti, che a volte mi fanno impazzire e perdere moltissimo tempo; poi si alza il Darius, e dice :hai da scrivere , eh!?- lo dice ridacchiando ….bonariamente. Bonariamente? io sento un sottile , leggero tono di presa per….e mi affretto a concludere e chiudere il forziere. In questi giorni sto rileggendo parti di libri sollecitata dal fatto che se parla sui giornali per via dei rispettivi film che ne vengono tratti. E io mi eccito come se il libro lo avessi scritto io! E vado a riprenderlo, ad es. “Non lascarmi” di Ishiguro. Mi ci perdo dentro, ore. E “Quella sera dorata” di peter Cameron. Abissale differenza tra i due romanzi e tuttavia tanto amore da parte mia, come a due figli, diversi, ma appunto, diversamente superbi di bellezza e gioie che mi hanno dato, ampie e , nel caso del figlio di Ishiguro, emozionantissime, seguite dal desiderio irrefrenabile di un serrato confronto, che però fino ad ora ha fatto flop per mancanza di confrontanti.
    E Mirna , soave e perfetta, parla del maestro di Delft e ricorda proust , pagine memorabili, e prima di Proust , Balzac dedicò alla pittura pagine magnifiche, prevedendo con largo anticipo le enormi novità che si preparavano nel campo dell’arte figurativa.Mi piacerebbe possedere (proprio possedere) un grande dipinto, non necessariamente grande per dimensioni, ma grande. Da ammirare, tutte le mattine, appena alzata. E parlargli, e studiare ogni sfumature col cambio delle luci. Ho un paio di cose belle, ma le ho viste fin da bambina e . Ma forse comincerò a guradare quel ritratto di bimba, col nastro nei capelli, con i dolci occhi di mia mamma, perchè è lei da bambina. E’ un ritratto del Bartolomei Bezzi, dedicato con affettuose parole, alla mia nonna paola. Cosa vorreste appeso in casa? Io , forse, vorrei tra migliiaia di migliaia ecc., un grande ritratto di giovinetta di balthus. Non mi muoverei più di casa, per giorni interi. Ma che cavolo vado dicendo. a tutti un abbraccio.A prestissimo.

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