L'USIGNOLO, e il mondo incantato delle fiabe

pubblicato da: admin - 19 ottobre, 2010 @ 6:28 pm

scansione0008Perchè non andare talvolta in un incantatato parco imperiale tra laghetti azzurri e una foresta fragrante di suoni e profumi  dove un usignolo gorgheggia meravigliosamente? Ci  può condurre per mano Hans Christian Andersen  raccontandoci che nella gola di quell’usignolo “sembrava nascosta l’orchestrina degli angeli“. Tutti coloro che passeggiavano nel bosco lo avevano udito cantare ed, estasiati, smettevano all’istante qualsiasi cosa stessero facendo. Persino la luna si abbassava fino a toccare la cima dell’albero su cui aveva il nido l’uccellino.

I forestieri che si recavano in Cina rimanevano a bocca aperta e tornati in patria si rattristavano perchè non potevano più udire quel canto melodioso.

Soltanto l’imperatore, chiuso nel suo  castello dai pavimenti di cristallo, dalle porte d’oro e dalle pareti di porcellana fragilissima non lo aveva ancora udito. Ordinò perciò di trovarlo e portarlo a corte. Si meravigliò molto quando vide un fragile uccellino grigio, ma appena lo sentì cantare laacrime di commozione cominciarono a sgorgare dai suoi occhi.

L’usignolo restò a corte, ebbe una gabbietta d’oro dalla quale poteva uscire per fare una volatina all’aria aperta due volte al giorno, ma non era felice. Ricordava e desiderava  la libertà del bosco.

Accadde che un sovrano vicino donasse all’imperatore un preziosissimo usignolo meccanico, tutto d’oro, tempestato di brillanti e pietre preziose. Appena lo si caricava cantava una delle melodie dell’usignolo vivo.  Il biglietto d’accompagnamento diceva “L’usignolo della Cina è cosa da nulla in confronto a quello del Giappone.”

Dopo una drammatica tensione fra i due imperatori si decise però di mettere a confronto i due uccellini: quello meccanico e quello vivo. Ma al momento della gara quello vivo non si trovò più perchè era fuggito. Immediatamente esso venne calunniato, tutti dissero che era brutto, ingrato e che non cantava bene. Infine venne messo al bando.

L’imperatore si consolava ascoltando le melodie dell’usignolo meccanico. Passò così un anno finchè il meccanismo non si ruppe. Venne aggiustato ma ormai non si poteva ascoltare ogni giorno. Dopo altri cinque anni l’imperatore si ammalò. Non reagiva a nulla, era oppresso da sensi di colpa. Per dimenticare  i brutti pensieri mendicava con voce flebile:  “Musica. Musica“.

Ad un tratto dalla finestra aperta giunse un soavissimo canto. L’usignolo vivo aveva saputo che l’imperatore soffriva ed era corso a confortarlo. Gli promise che sarebbe venuto ogni volta che sarebbe stato chiamato …”mi poserò sull’albero accanto alla tua finestra e canterò qualcosa che ti rallegrerà e, insieme ti farà pensare. Ti parlerò di coloro che soffrono e delle creature felici; ti canterò del bene e del male…saprò quindi aiutarti a governare con amore e con giustizia.”

Non ho resistito a riassumervi la fiaba e a  mettervi come  immagine un mio disegno colorato con gli acquerelli durante  una sera dei miei lontanissimi sedici anni quando con la mamma ascoltavo la radio .

Avevo bisogno di evasione totale, la scrittura per me lo è sempre, parlare di fiabe  inoltre è stato come ascoltare l’usignolo.

Ha ragione Bruno Bettelheim, massimo esperto di psicologia infantile, che nel suo saggio “Il mondo incantato” ci spiega l’importanza delle fiabe  (e non solo per i bambini!)

“Le situazioni delle fiabe, nel rispecchiare la visione magica e “animistica” che il bambino ha delle cose, i suoi stupori, i suoi terrori, i suoi desideri impossibili, esorcizzano incubi sepolti nell’inconscio, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali.”

Questa fiaba mi ha riportato alla mente anche una stupenda parabola di Galileo Galilei  :”Nei segreti della natura: il miracolo dei suoni.” Qui c’è  l’ardore dello scienziato vòlto a strappare alla natura i suoi segreti, ma vi è anche lo stupore quasi religioso che rinasce ad ogni nuova scoperta.  Si racconta di un uomo ” dotato da natura d’uno ingegno perspicacissimo e d’una curiosità straordinaria; e per suo trastullo allevandosi diversi uccelli, gustava molto del loro canto, e con grandissima meraviglia andava osservando con che bell’artifizio, colla stess’aria con la quale respiravano, ad arbitrio loro formavano canti diversi, e tutti soavissimi. “ Incontra poi un pastorello che” soffiando in certo legno forato e movendo le dita sopra il legno, ora serrando ed ora aprendo certi fòri che vi erano, ne traeva quelle diverse voci, simili a quelle d’un uccello, ma con maniera diversissima.”

Volevo solo accennare ad una fiaba ed invece…devo impormi di alzarmi dalla postazione PC…chissà se riuscirete a leggere tutte le mie righe…

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8 commenti
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  1. Fra gli anni ’30 e ’40 del ‘700 il francese de Vaucanson, scienziato curioso e spinto a superare i limiti come il nostro Galilei, presenta due creazioni meccaniche che imitano la natura in modo assolutamente sconvolgente: “l’anatra meccanica” e il “suonatore di flauto.” L’anatra e’ costruita in modo da mimare tutti i movimenti (anche i piu’ sofisticati) e le funzioni di un animale vero. Sorprende gli spettatori dell’accademia delle scienze con la sua digestione ed escrezione di materia organica (questo poi rivelatosi un falso con la preparazione di apposito materiale gia’ frullato in una sacca interna al prototipo). Il suonatore di flauto, una delle piu’ incredibili imitazioni meccaniche di natura suona melodie (anche complesse) coprendo con dita rivestite di pelle i fori dello strumento. Il flautista si muove come naturalmente e produce musica.
    Sono molto sorpresa di leggere di questa fiaba che non conoscevo – o non ricordavo – inerente alla curiosita’ umana per la riproduzione meccanica (e quindi totalmente spiegabile) dei fenomeni di natura, siano essi animali, produzioni sonore, o giochi d’acqua.
    Certo si riconosce chiaramente il giudizio etico sul valore dell’ “originale” rispetto alla copia meccanica e “fredda”. Non voglio dilungarmi su un argomento per me pericoloso (perche’ sostanza parziale della mia tesi di dottorato) ma vorrei solo citare Jean Paul, filosofo e scrittore del primo Romanticismo tedesco amato molto da Robert Schumann per la sua vena satirica e dissacrante. Un satira appunto del periodo giovanile di Jean Paul si intitola: “Gli uomini sono le macchine degli angeli”. Con un sapiente gioco di immagini e significati, Jean Paul accosta la nostra realta’ (di creatori di macchine) con la realta’ ultraterrena dove le macchine (azionate dagli angeli) siamo noi. I significati sono molteplici (la filosofia di Jean Paul e’ una delle piu’ complesse di quel periodo e si concentra nella sua “Schule der Aesthetik”) ma in fondo Jean Paul dissacra la nostra “presunzione” di essere degli “originali” quando siamo noi stessi sofisticati meccanismi con successioni di comportamenti modulari… molto interessante…

  2. Commento:
    Conosco questa favola con altre di Andersen che allora mi commossero, come “La Sirenetta”, “I cigni selvatici” e altre ancora. Storie lette e rilette e ancora una volta grazie a Mirna che ha riassunto la storia dell’usignolo, il cui canto tiene lontano la malattia e la morte, a differenza di quello meccanico, frutto di vanità e competizione, che si rompe per il troppo uso, se non abuso.
    Non si può che dire, ancora una volta, che solo ciò che è vero rimane, non necessariamente da cercare nel mondo di ciò che solo appare e stupisce.

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