TERRONI, di Pino Aprile

pubblicato da: admin - 4 novembre, 2010 @ 7:58 pm

So0no grata a Riccardo che ci offre un post interessantissimo…

 Tutto quello che è stata (mis – n.d.r.) fatto perché gli Italiani del Sud diventassero meridionali

PIEMME Ed. 2010

Pagine 303, €17,50

 

E’ strano. Subito dopo “Eva dorme” (Francesca Melandri, ed. Mondadori) che mi ha indotto a riflettere sulla storia dell’Alto Adige, ecco che mi sono imbattuto in un libro che induce a riflettere sul nostro meridione.

E lo faccio da italiano, visto che mamma era agrigentina (1904), babbo (1912) Toscano anzi Senese anzi Montalcinese anzi Santangiolese, loro si sono fidanzati a Bolzano, io sono nato a Genova (1944) ed ho vissuto e lavorato a Genova, Reggio Emilia, Monza, Torino, Carrara, Pisa, Teheran, Beyrouth, Roma, Milano (con qualche puntata a Palermo), Trento, Riva del Garda.

Non sono un revisionista. Solo amo completare le lacune che di cui la storia che mi è stata somministrata ha “casualmente” architettato un “bel tacer” che, come ci insegna Dante, “non fu mai scritto”. Forse è per quello che … Ma tirem innas …

Ho cominciato con i nuovi film western, che finalmente spiegavano come gli in Indiani d’America non fossero “i cattivi” che ci avevano propinato i filmetti dei cinema parrocchiali, i quali oscuravano la scena di un bacio fra due fidanzati ma esaltavano l’arrivo dei “nostri” a sciabolare pastori e cacciatori nomadi che cercavano solo di difendersi dalla “conquista” delle loro terre e dalla distruzione della loro cultura.

Ho proseguito con Boris Pahor, sloveno triestino, che mi ha raccontato cosa fecero i fascisti all’etnia slovena. E ancora, con Gianpaolo Pansa quanto alla guerra civile “di fatto” la quale ha sfregiato il nostro ultimo dopoguerra.

Per puro caso poi, mi sono arricchito di una rilettura dei rapporti fra L’Alto Adige Sud Tyrol e l’Italia di lingua italiana (Eva dorme, op. cit., scritto da una autrice romana).

E infine (infine sino ad oggi, s’intende) eccomi qui con i Terroni.

Il mi’ babbo, un po’ per celia e un po’ per … (lasciamo perdere per cosa) si dichiarava nostalgico del Granducato di Toscana e dello Stato Pontificio, regionalista ante litteram, ma si sa … questi Toscani, linguacce “maledette” (Curzio Malaparte docet).

Ma la conoscenza del problema meridionale di cui ancora oggi siamo nutriti per endovena mediatica è assai vaga, unilaterale, imprecisa anzi fuorviante. Figuriamoci quale poteva essere – cinquant’anni fa – quella di un maresciallo dei carabinieri, il mi’ babbo appunto, della Legione Territoriale di Genova Ufficio Matricola, trasferito in Trentino (Cles) negli anni sessanta dal generale De Lorenzo, potenziale tassello come tanti altri dei suoi (di De Lorenzo) particolarissimi “progetti”.

In realtà, caro babbo, ci sarebbe ben stata la convenienza nella non riunificazione del sud al nord, ma a vantaggio del sud, non del nord. Questo il succo dello studio di Aprile. Ed io comincio a crederci …

 

E questo è solo l’inizio.

 

Pino Aprile (non Primo Aprile, non è uno scherzo!) è un Velista. Come me. E’ stato direttore della rivista “Fare vela”. Io no. Chiarito questo … tutto inizia dall’esame di come era il meridione ante 1860. Regno ricco, all’avanguardia europea per cultura, agricoltura, commercio, assistenza sociale e – udite udite – finanza e industria. In poche parole: quello era il Nord, mentre il Regno di Sardegna era sull’orlo della bancarotta finanziaria.

“Poi” (rectius: “Pertanto”) sono “arrivati (al Sud) i nostri”: “Cavalli bianchi, poncho, sciabole puntate verso il sole, occhi azzurri, capelli biondi”. Stragi (peggio che alle Ardeatine) violenze (stile pulizia etnica), distruzioni (peggio che a Marzabotto), furti (stile napoleonico con particolare attenzione alle riserve auree del regno borbonico), distruzione della CCIAA: Cultura, Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura. Per portare tutto al Nord, Nord che poi rimprovera al Sud di non essere quello che il Nord stesso aveva distrutto.

Ciò determinò, negli anni, fra le altre sciagure, una emigrazione biblica (si tratta di milioni di persone), sia interna che estera: la Francia ricevette Algerini e Tunisini; la Germania, Italiani e Turchi; l’Italia (del nord) i Meridionali.

La cronaca, testimoniata da precisi riscontri storici e documentali. parte dal 1860, è completata da precisi e numerosi riferimenti alla politica del nostro ieri ed oggi, (e qui viene il bello!) con nome e cognome dei responsabili delle decisioni più attuali.

Ne risulta una realtà completamente ribaltata rispetto alla comune accezione dell’attuale modo di leggere il rapporto nord-sud ed il suo stesso modo di essere.

Ho letto questo libro con la matita in mano, di volata, in un solo giorno. Mi sono “crocettato” decine e decine di passaggi ognuno dei quali da solo è sufficiente ad indurre una lettura, anzi, un attento studio dell’opera. Scoprite anche voi, direttamente, questi passaggi.

Di qualunque parte voi siate, “nordisti”, “suddisti” o “indifferenti”, dovere leggere questo libro. Dopo ne possiamo, anzi ne dobbiamo discutere. Solo dopo.

 

Riccardo Lucatti

 

 

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13 commenti
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  1. Riccardo mi fa venire in mente “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato nel 1969, romanzo non solo storico, che attraverso l’introspezione di un aristocratico, appartenente ad una generazione a cavallo tra due contesti politici differenti, descrive i cambiamenti storici della Sicilia del 1860.
    Vado a rivedermi le frasi che mi hanno fatto venire in mente l’accostamento con “Terroni” cioè la frase di Tancredi, nipote del protagonista: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” e quella in cui viene espressa l’idea che il Principe ha della Sicilia e dei Siciliani: “Tutto questo non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli…; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”.

  2. Cro Riccardo mi fa molto piacere che tu abbia parlato di Terroni di Pino Aprile. In effetti il suo libro ha già suscitato un grande scalpore. Su iternet si trovano moltti video con interviste a Pino aprile e discussioni e notizia molto interessanti. Tuttavia non sono “rivelazioni”, tutto è sempre stato arcinoto, ma la storia politica è andata , come spesso succede, come è andata. Oggi si riparla delle questioni meridionali per via della ottusa e inaccettabile arroganza dele Lega, che, sempre facendo leva sulla ignoranza degli italiani (queto si che ci ha sempre uniti) e attenzione non si tratta di ignoranza calcolabile con la scolarizzazione, un sacco di geni plurilaureati non vogliono, semplicemente, guardare la storia d’Italia se non a pezzettini, e vogliono vedere solo il pezzettino che gli piace. Come se di una immensa foto di gruppo di fossero fatti brandelli e ogni zona geografica abbia arraffato il pezzetto che gli conviene, ignorando, sempre, l’intera realtà. Quello che ci unifica, oltre una pervicace ignoranza dei fatti e della storia è l’attitudine alla convenienza personale, dove tutto è basato sul principio “Io, speriamo che me la cavo”.

    tutto il razzismo, di tutti i tipi,

  3. Tutto il razzismo, tutti i pregiudizi relativi all’ALTRO da noi, come nemico, è frutto di ignoranza profonda e visione della realtà basata sulle convenienze personali.L’Itallia è l’Itaìlia della famiglia e mai dela comunità delle comunità dei popoli, tutti, tutti fatti di esseri umani. Noi italiani come tutti gli altri popoli : chi più chi meno , si fa di tutto per odiarsi e depredarsi, incolpando sempre l’altro. Siamo ancora nell’infanzia dell’uomo. Scusare i toni apocalittici: colpa della mia schifosa influenza che non mi lascia in pace. Grazie riccardo. Salute alle tue piccole.

  4. Cara Camilla, tutto arcinoto? Ma a chi? A quanti? L’opinione pubblica è informata o è solo patrimonio di pochi? E allora ben vengano le “rivelazioni” anche se sono solo “diffusioni di una precedente rivelazione”.
    La contrapposizione politica, economica, sociale, culturale, storica (ma ci può mai essere una contrapposiziione storica?) ci può anche stare, purchè si rispetti la Verità dei fatti e le regole del viver civile.
    Dalla Verità abbiamo solo da guadagnare, tutti. Essa è come le leggi della fisica, create da Dio e solo scoperte dagli uomini. Einstein diceva: “Vorrei capire il pensiero di Dio: il resto sono solo dettagli”. La verità vince sempre, come la forza di gravità, quella centrifuga, etc..
    Solo che i tempi della Verità spesso sono più lunghi dei tempi della nostra vita, mentre a me piacerebbe “esserci” quando viene a galla!
    Ecco perchè nel frattempo cerco di non perdermene nemmeno una!
    Riccardo

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