FIABE INGLESI DI SPETTRI E MAGIE

pubblicato da: admin - 31 ottobre, 2010 @ 8:09 pm

scansione0016scansione0017Pomeriggio buio e pioggia fredda che cade nella incipiente notte di Halloween. Che piacere stare nel salotto caldo con luci soffuse, foglie arancioni attaccate alla finestra, bere il tè con mia figlia e parlare un po’ di fantasmi. Ho trovato questo libro di fiabe inglesi dai titoli “invitanti” e adatti a questa vigilia .

Halloween festa anglosassone,  secoli fa si chiamava Hallowmas (messa in onore dei santi), poi il nome si tramutò in All Hallows Eve fino a diventare Halloween. So che Raffaella potrebbe raccontarci bene la leggenda di Jack-o’lanterns e del perchè le zucche sono diventate i simboli di questa notte di “paura”.

Dai druidi, dai celti, alla nostra antica civiltà contadina le origini di questa ricorrenza? Per noi Ognissanti e la commemorazione dei defunti sono vicine e so che in molte regioni italiane c’è la tradizione di festeggiare i morti, i fantasmi, i santi, insomma tutto ciò che sta al confine tra la vita e la morte.

In questo libro curato da Lorenzo Carrara viene citato il pensiero di Plutarco : egli pensava che le anime degli illuminati, dei saggi tornassero sulla terra per fare da guida ai vivi. E le fiabe popolari possono essere ritenute degli spiriti guida che ci indicano verità riposte e dimenticate. La nostra epoca che vuole far chiaro su ogni aspetto non è però riuscita a far svanire i dubbi, le inquietudini e le paure che da sempre si nascondono in noi. Nel mondo incantato delle fiabe riusciamo a chiamare per nome  tutto ciò  che si aggira in quel territorio magico e misterioso nel quale non vorremmo  mai entrare.

Anche oggi  il genere soprannaturale, horror, vampiresco attira moltitudini di giovani, quasi esistesse la necessità di provare brividi ed emozioni paurose  per esorcizzare  la paura stessa.

L’ Inghilterra è sempre stata patria di presenze magiche, fossero esse elfi, folletti e fate dei boschi o spettri, spiriti e fantasmi. La storia e la letteratura inglese sono piene di racconti riguardanti fantasmi di ogni tipo. Alcune famiglie ospitano fantasmi che vengono trattati con familiarità…la mia amica Janette che viveva in una casa vittoriana a Notting Hill mi assicurava che con lei viveva il fantasma di una  gentile signora la quale aveva però  un pessimo rapporto con il gatto di casa.

E poi streghe, magie e sortilegi. Non abbiamo appena parlato di Shakespeare? Ricordiamoci le streghe che  Macbeth  incontra nella paurosa brughiera scozzese.

In questo volumetto dall’innocente copertina bianca ci sono storie che fanno rabbrividire:  “Il fantasma di Lady Hobby” ci racconta di una dama bella e orgogliosa che viveva a Bisham ai tempi della regina Elisabetta I.  Era ambiziosa, altera e voleva che tutto ciò che le apparteneva fosse perfetto. Capitò che il suo giovane figlio non eccellesse nello studio. Ciò feriva il suo orgoglio di madre che ad un certo punto, visto l’insuccesso di svariati isitutori, decise di educarlo ed istruirlo personalmente convinta che la sua severità lo avrebbe fatto divenire meno svogliato. Punizioni durissime, ore e ore di compiti e vergate erano all’ordine del giorno fino a che avvenne che il povero bambino  un’ultima volta colpito stramazzò al suolo  privo di vita. La madre capì con orrore ciò che aveva fatto e molto presto anch’essa morì. Ma il suo spirito non trovò mai pace, nè sollievo, nè perdono e vaga tuttora inquieto per quella antica casa soffermandosi più a lungo dove il piccolo Hobby era stato picchiato a morte.  Molte sono le persone che hanno testimoniato di aver visto il fantasma della crudele madre, uno spirito orribile e severo che scivola lungo i corridoi. La sua vista fa gelare il sangue nelle vene, perchè la stoffa del vestito emana una pallida e spettrale luminosità, mentre il viso e le mani sono neri come l’inchiostro, come la macchia d’inchiostro fatta dal suo bambino sul quaderno, quella che scatenò l’ultimo  fatale eccesso di collera violenta. Ella protende in avanti le mani per raggiungere  un catino d’acqua che fluttua a mezz’aria poco più avanti, nel quale vorrebbe  immergerle per poterle lavare. Ma non ci riesce mai!

Circa cento anni fa , nell’antica dimora vennero fatte delle riparazioni. Nella stanza in cui l’infelice scolaro aveva trascorso tante giornate piangendo davanti alle lezioni che avrebbe dovuto apprendere si dovette rimuovere un’imposta della finestra…Infilati tra l’imposta e il muro gli artigiani trovarono diversi quaderni del tipo usato durante il periodo elisabettiano. Tra questi uno pieno di macchie, ditate , schizzi d’inchiostro e righe scritte  lavate dalle lacrime.

Vi sono venuti i brividi? Spero solo che una madre così crudele non sia esistita, ma posso tentare di credere a qualche spettro che gironzola qua e là.

 

P.S. La foto è stata scattata da Stefania lo scorso Halloween negli Stati Uniti.

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12 commenti
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  1. perchè non mi ha preso il pezzo sul terrore ????perchè spesso mi manda in bianco? Il mio pezzetto su L’incubo di Hill House di Shirley Jachson non era male.

  2. La notte di Hallowen, come si sa, non ha niente a che fare con le nostre tradizioni, ma è bello starsene al calduccio della propria casa e sentire ogni tanto qualche brivido di paura.
    A questo proposito mi vengono in mente gli anni beati della fanciullezza, in cui l’immaginario crea mondi fantastici e pieni di poesia. Sono anni che passano senza coscienza e che, quando saranno compresi, non tornano più.
    Mi riferisco alla Festa dei Morti in Sicilia, legata appunto alla mia infanzia.
    E’ una ricorrenza particolare per la gioia dei bambini ai quali i genitori fanno credere che, se sono stati bravi e hanno recitato le preghiere, riceveranno dei doni.
    Per la festa dei morti i genitori regalano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro che sono stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti e la sera prima si nasconde la grattugia, perché si pensa che i defunti, a chi si fosse comportato male, sarebbero andati a grattare i piedi.
    I bimbi, quindi, vanno a letto e sul tardi i genitori preparano le “ceste” con i dolci tipici della festa (“u cannistru”, con frutta secca, fichi secchi e datteri, che riempiono la base, la martorana (frutti fatti con pasta di mandorle e poi dipinti), i biscotti (ossa ri muortu), il tutto sormontato dalla Pupaccena, che consiste in una statuetta cava fatta di zucchero indurita e dipinta con colori leggeri con figure tradizionali (Paladini, ballerini ed altri personaggi del mondo infantile). Giocattoli e dolci vengono nascosti nei punti più reconditi dell’abitazione. La mattina del 2 novembre, i bambini s’alzano già pronti per iniziare la caccia al tesoro in giro per la casa.
    Mi ricordo la forza con cui tenevo gli occhi chiusi per non vedere arrivare i morti e di come me ne stavo rannicchiata nel letto. Presto scoprii che non erano i morti a portare i doni, ma il gioco continuò fino a quando si venne a Trento.
    Non so se nelle famiglie siciliane viene ancora rispettata la tradizione o se Hallowen ha preso il sopravvento, oppure se entrambe convivono per la gioia del commercio e dei bambini piccoli e grandi!

  3. Che bello il racconto di Enza sulle tradizioni siciliane! Io posso solo aggiungere un tocco di “americanità” a questa festa “esorcizzante” che nonostante tutto trovo piuttosto simile alla nostra festa di Ognissanti (e soprattutto quella dei defunti un giorno dopo). A Ithaca tutte le porte sono addobbate, da quelle con gusti più estetizzanti (come nella foto) a quelle più “spinte” con luci violacee e scheletri fosforescenti a penzoloni dai rami degli alberi davanti al “frontyard.” E’molto “ameno” passeggiare al crepuscolo o al buio nelle stradine residenziali americane. Dà un senso paradossale di risoluzione della paura avendone i simboli ostentati davanti agli occhi. Quello che forse anche i biscotti “ossa di morto” potrebbero simboleggiare in una cornice più religiosa e meno mitologica? Oppure anche la festa dei morti messicana così amata da Frida Kahlo, con gli scheletri praticamente ovunque?
    PS A me le storie di fantasmi mettono sempre dei brividi….

  4. Che meraviglia i ricordi siciliani di Enza! Me la immagino bimbetta, dalla pelle chiara, occhi verdi e caschetto bruno, ( o treccine?) emozionata nel prepare la sera il suo “cannistru” con speranza di ritrovarlo ripieno delle prelibatezze la mattina dopo. Che dolce unire nel filo della generosità vivi e defunti.
    A me stamattina invece è venuto in mente quando da ragazzina, ancora osservante, andavo alla messa di Ognissanti in Cattedrale , a Carpi.
    Solo in questo giorno veniva aperto un altare pieno di reliquie ricoperte d’oro. Femori, tibie, mandibole, tarsi, metacarpi rilucevano nel loro involucro prezioso, ed io incantata e un po’ perplessa ammiravo senza parole questa un po’ macabra rappresentazione che sentivo avulsa dalla spiritualità cristiana.
    Posso essere sincera? Non mi piaceva per niente. Preferivo di gran lunga andare poi al cimitero e leggere le iscrizioni sulle lapidi dei defunti. Mi sentivo calma, rilassata. Anche in seguito non ho mai mancato di visitare i cimiteri più famosi delle città dove mi trovavo: Pére Lachaise, Staglieno, Il cimitero di Praga, quello di Salisburgo, Milano, ecc.

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