TROVIAMO LE PAROLE, lettere tra Bachmann e Celan

pubblicato da: admin - 2 novembre, 2010 @ 8:27 pm

scansione0001E’ sempre un cercare la parola che definisca un sentimento o un incontro o scontro con l’altro da sè. Che cosa di più vero che le parole scritte ?

Verba volant, scripta manent era l’intestatzione di un pacco di carta da lettere regalatami da Santo Versace…ma vi racconterò  come mai  nel mio prossimo blog …

Per questo adoro leggere gli epistolari soprattutto quelli di vita vera.  Le lettere tra Ingeborg Bachmann e Paul Celan scambiate dal 1948 al 1970 sono la testimonianza non solo del loro particolare  amore intenso, perso e ritrovato, ma della loro “vita senza pelle“, straziati,abbagliati dalla loro graffiante sensibilità  e dal loro doloroso passato che forse non sono riusciti, come il Pietro di “Ogni promessa”, a sconfiggere.

Nel 1951 Ingeborg scrive e Paul “…se oggi mi chiedi quali sono i miei desideri, i  miei veri desideri, mi è difficile trovare immediatamente una risposta, può anche darsi che sia arrivata alla convinzione che non spetta a noi desiderare, che a noi spetta soltanto un determinato lavoro, che qualunque cosa facciamo non serve a nulla...”

Dal canto suo il grande poeta Paul Celan, figlio di genitori ebrei-rumeni morti in un lager nazista e sopravvissuto lui stesso a un campo di lavoro e che non riuscirà a ritrovare la strada di sè tanto da suicidarsi nel 197o, le risponde  da Parigi  :”Triste ritorno a Parigi: ricerca di una stanza e di essere umani – deludenti l’una e l’altra. Solitudini piene di chiacchiere, liquefatto paesaggio di neve, segreti personali bisbigliati alla gente. In breve, un gioco divertente con ciò che è oscuro, al servizio, si capisce, della letteratura. Talvolta la poesia sembra essere una maschera, che esiste soltanto perchè gli altri di tanto in tanto hanno bisogno di qualcosa  dietro cui nascondere le proprie santificate smorfie quotidiane.”

Due persone eccezionali che hanno sofferto e dalla cui sofferenza riescono a trarre la spinta per la ricerca della propria identità spezzata nel  passato. Vivere di letteratuyra non è facile, le difficoltà economiche sono grandi, si devono accontentare di piccole cose, poche poesie pubblicate, qualche radio dramma, la felicità in un pacco dono per Natale, quasi sempre si tratta di libri o di un lume, o di fiori.

Due outsider nel dopoguerra europeo che non riescono a seguire la carreggiata, ma che si stringono accanto appassionatamente anche nella lontananza e  pur avendo altre storie amorose sono sempre avvinti  in un abbraccio di piene affinità elettive. “Tu sai anche: quando ti ho incontrato, eri per me l’una e l’altra cosa: il Senso e lo Spirito: Essi non si separano mai, Ingeborg…poter pronunziare e scrivere il tuo nome, senza prendermela con il brivido che mi assale – per me è, nonostante tutto, un’immensa gioia.” confida Paul in una lettera del 1957.

Da Vienna la Bacmann gli scrive: “La vanità delle aspirazioni – ma sono davvero tali? – intorno a noi, l’industria culturale, della quale adesso anch’io faccio parte, tutto questo disgustoso darsi da fare, i discorsi insolenti, la smania di piacere, l’oggi pieno di sè, – questo ogni giorno mi diventa più estraneo, io ci vivo in mezzo ed è ancora più impressionante vedere gli altri vorticare soddisfatti.”

Occorre sempre trovare le parole per definirci, per definire la nostra vita.

Ieri sera Stefania riordinando l’armadio dei diari e delle foto, ha trovato un mio vecchio quaderno del 1970, scritto a quattro mani da me e da Piero. L’abbiamo riletto insieme: i primi turbamenti, le sofferenze di una storia d’amore  dall’inizio travagliato, il mio desiderio di fuggire da una Carpi vuota, le giornate gioiose con le amiche di Londra, e sempre quella serpeggiante ansietà per trovare l’equilibrio sereno. Equilibrio che continuo a cercare.

Ho ripensato poi, a letto,  proprio a una frase della Bachmann ” Noi siamo sempre ora, quello che siamo stati.”

 

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10 commenti
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  1. In occasione di una grande e bella mostra fotografica,, curata da Gae Aulenti, “L’ALTRA EGO dei poeti da Baudelaire a Pasolini” –la fotografia vista Josif Brodskij– tenuta a Torino nell’ormai lontano 1990- si chiese a Gisèle Lestrange,moglie del poeta Paul Celan, morto suicida,di essere lei (tra le tante muse ispiratrici del Poeta) l’altra ego da fotografare per la Mostra.Gisèle disse che Celan aveva sempre desiderato che essa non venisse fotografata e non diventasse un suo alter ego pubblico. Infatti, unico caso, nella mostra l’altra ego del Poeta non appare, appare solo, in un multiplo di fotografie , Paul Celan, accanto a una delle sue più terribili poesie, di cui riporto solo pochi versi:……….
    ….Io sono te, quando io sono io./ Nella fonte dei tuoi occhi\fluttuo e sogno rapine.
    Il catalogo della mostra lo tengo, chissà perchè, sempre proto all’uso. E questo fatto è davvero molto strano. Anche noi, che siamo sempre gli stessi, restiamo sempre anche bambini con i nostri incomprensibili tesori.

  2. In “Troviamo le parole” ci sono anche lettere di Gisèle Celan-Lestrange indirizzate a Ingeborg. Dolo la morte del “loro” uomo poeta le due donne, che si sono sempre rispettate reciprocamente, si incontrarono e mantennero legami epistolari profondi. Gisèle era un’acquafortista. Scrive alla Bachmann nel 1973: “Mia cara Ingeborg, sono ancora molto commossa per la Sua telefonata di ieri sera; ero quasi paralizzata per la sorpresa, la distanza, ciò che Lei rappresenta per me e non ho potuto trovare per Lei le parole che avrei voluto. Sono molto commossa per la sua attenzione verso di me…Lei sa, Lei sa…le difficoltà che ognuno ha con se stesso, con la vita. Si cerca, si smarrisce la strada, si trovano delle strade che non portano da nessuna parte…Ho molte difficoltà con il tempo: lo ieri di cui continuo a vivere, lo ieri che fa parte del mio presente.. Ciò che io sono oggi lo sono grazie a questo ieri divenuto presente….”

  3. Davvero cmmovente e interessante la bella lettera di Gisèle a Ingeborg. Queste vite legate al genio , devono essere disperate. E da tanta disperazione nascono poesie che danno grandi spazi e grande vita a tutta l’umanità. Nella mostra di cui dicevo fa un certo effetto che Gisèle non appaia. Ciao cara.

  4. La ricerca di equilibrio sembra alla base di queste relazioni che si intrecciano fra i grandi di cui si sta parlando e allora non posso fare a meno di riflettere su questo tema, naturalmente a modo mio, attraverso quello che sono stata, che sono e che forse sarò.
    Si sa che nella vita si affrontano situazioni difficili, che in modo del tutto soggettivo ci fanno perdere il centro di noi stessi. Ci sembra allora di sentirsi persi, senza prospettive, di non avere più il senso di ciò che ci circonda: ci sembra di essere gli unici a soffrire.
    Dietro le sconfitte ci si può indurire nel cuore e nella mente, dimenticando che sono le emozioni la corrente che circola maggiormente in ciò che si chiama equilibrio e oso dire che perderlo ogni tanto, nella follia di momenti, può essere fonte di arricchimento e crescita interiore, offrendoci – chissà – l’opportunità di percepire il senso delle cose con una visione non più soggettiva.

  5. Certo che non c’è niente come la corrispondenza fra persone di egual sensibilità e ricchezza ad affascinarci e sorprenderci. Quando su temi importanti avviene un dialogo, tutto si moltiplica e si articola espandendosi in meandri inaspettati. Sono d’accordo con l’ultima frase, quella della Bachmann. Spesso ripenso alla mia vita finora e mi riconosco in molte scelte che ho fatto. Mi riconosco e in un certo senso ne gioisco perchè mi sembra di avere un punto fermo anche negli ondeggiamenti dell’esistenza.

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