GOMORRA, un pugno nello stomaco

pubblicato da: admin - 12 Novembre, 2010 @ 7:46 pm

                                                                    La parola a Stefania:gomorra

Cari lettori, ho scelto per oggi un volume famosissimo, criticatissimo ed esaltatissimo allo stesso tempo, un reportage crudo e sconvolgente di quello che accade dietro la porta di casa di noi Italiani.

So che sara’ una scelta criticata ma mi interessa stimolare un’eventuale discussione che esuli dal libro stesso e proceda sulle strade della cronaca, dell’etica, del rifiuto del “non parlare.” Mi interessa anche riflettere con voi sul confine – labilissimo – fra estetica e realta’ di morte e violenza; ovvero se e’ lecito fare estetica su sparatorie, smistamento di cadaveri e reclutamento di baby-corrieri. Fin dove possiamo spingerci a “creare” usando la materia della morte e dei soprusi? E in che cosa la cronaca e’ diversa dalla scrittura creativa in questa attivita’?

Una volta, dopo aver visto il film di Milcho Manchevski “Before the rain,” ne parlai con un amico filosofo. Mi ricordo l’entusiasmo mio e di mamma verso quest’opera esteticamente meravigliosa che si svolgeva peraltro in Macedonia, durante la recente guerra di Bosnia. Il mio amico mi smonto’ richiamando la mia attenzione sul problema: ma e’ giusto romanzare sulla morte di qualcuno quando si sa che questa e’ o e’ stata reale? A voi la parola su questo.

Senz’altro “Gomorra” va letto. Conosco tante persone che non l’hanno aperto, qualcuno per paura di leggere di stragi, altri per dubbi, ma i piu’ per la paura di provare rabbia. E certo rabbia ce n’e’ da provare tanta, di fronte al Sistema economico ben oliato della camorra che si infiltra negli spazi del sistema legale e lo fa scoppiare dall’interno. L’abuso dei giovani senza prospettive legittime e con molte prospettive di fare “carriera” nei ranghi del criminalita’ organizzata, l’abuso delle minoranze etniche per scopi disumanamente solo economici come la confezione di abiti griffati a costo quasi nullo, l’abuso del terreno della nostra Italia per riempirla di spazzatura a prezzo d’oro e per sommergerla di cemento fino a farla collassare.

La rabbia, Saviano l’ha provata in loco e canalizzata altrove. Si e’ fatto da testimone a reporter ed ha accettato di vivere sotto scorta e nell’anonimato piu’ stretto fin dalla giovane eta’. Pochi giovani d’oggi l’avrebbero fatto. Con tutte le critiche che gli si possono fare, questo certo salta all’occhio e spezza molte lance a suo favore.

E tuttavia, Saviano non ha semplicemente ritratto per punti l’operato della camorra in Italia e all’estero. Ne ha tratto passi di autentica poesia, una poesia naturalmente amara, deflagrante, urlante se vogliamo, ma portatrice di piccole “contemplazioni” estetiche, a prescindere dalla nostra  intenzione di autorizzar(ce)le o meno. Almeno cosi’ per me e’ stato.

Ci sono due passi che voglio citare. Il primo in apertura, ritrae il porto di Napoli nella sua grandezza perversa:

Tutto quello che esiste passa di qui. Qui, dal porto di Napoli. Non v’e’ manufatto, stoffa, pezzo di plastica, giocattolo, pantalone, trapano, orologio che non passi per il porto. Il porto di Napoli e’ una ferita. Larga. Punto finale dei viaggi interminabili delle merci. Le navi arrivano, si immettono nel golfo avvicinandosi alla darsena come cuccioli a mammelle, solo che loro non devono succhiare , ma al contrario essere munte. Il porto di Napoli e’ il buco nel mappamondo da dove esce quello che si produce in Cina, Estremo Oriente come ancora i cronisti si divertono a definirlo. Estremo. Lontanissimo. Quasi inimmaginabile. (…) Qui l’Oriente non ha nulla di estremo. Il vicinissimo Oriente, il minimo Oriente dovrebbe esser definito. Tutto quello che si produce in Cina viene sversato qui. Come un secchiello pieno d’acqua girato in una buca di sabbia che con il solo suo rovesciarsi erode ancora di piu’, allarga, scende in profondita’. (…) E’ una stranezza complicata da comprendere, pero’ le merci portano con se’ magie rare, riescono a essere non essendoci, ad arrivare pur non giungendo mai, a essere costose al cliente pur essendo scadenti, a risultare di poco valore al fisco pur essendo preziose. (…) Nel silenzio del buco nero del porto la struttura molecolare delle cose sembra scomporsi, per poi riaggregarsi una volta uscita dal perimetro della costa. La merce del porto deve uscire subito. Tutto avviene talmente velocemente che mentre si sta svolgendo, scompare. Come se nulla fosse avvenuto, come se tutto fosse stato solo un gesto, Un viaggio inesistente, un approdo falso, una nave fantasma, un carico evanescente. Come se non ci fosse mai stato. Un’evaporazione.

E poi la descrizione della fine del ciclo produttivo, gli appalti tramite stakeholder (“scommettirori”) per smaltire la spazzatura (p.320):

Col tempo ho imparato a vedere con gli occhi degli stakeholder. Uno sguardo diverso da quello del costruttore. Un costruttore vede lo spazio vuoto come qualcosa da riempire, cerca di mettere il pieno nel vuoto; gli stakeholder pensano invece a come trovare il vuoto nel pieno. Franco, quando camminava, non osservava il paesaggio, ma pensava a come poterci ficcare qualcosa dentro. Come vedere tutto l’esistente a mo’ di grande tappeto e cercare nelle montagne, ai lati delle campagne, il lembo da sollevare per spazzarci sotto tutto quanto e’ possibile. Una volta, mentre camminavamo, Franco noto’ la piazzola abbandonata di una pompa di benzina, e penso’ immediatamente che i serbatoi sotterranei avrebbero potuto ospitare decine di piccoli fusti di rifiuti chimici. Una tomba perfetta. E cosi’ era la sua vita, una continua ricerca di vuoto.

Stefania

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  1. “Gomorra” si legge come un romanzo ed il film che ne è stato tratto ne traduce i terribili contenuti con l’evidenza e la truculenza paragonabile ad un “pulp fiction”.
    Il libro, la sua storia ed il film che ha ispirato hanno ricevuto inoltre critiche riguardo alla capacità di avere dato troppa pubblicità alla mafia, danneggiando l’immagine internazionale dell’Italia, aggiungendo inoltre che Saviano avrebbe ottenuto una visibilità eccessiva rispetto ai suoi meriti.
    Adesso è costretto a nascondersi per le minacce ricevute e fa rabbia pensare che invece i camorristi girano tranquilli. Saviano racconta che è stato interrogato dagli inquirenti su quello che ha scritto nel libro. Giustamente e amaramente dice che le stesse domande, che hanno fatto a lui, avrebbero dovuto farle a chi sa veramente, a chi è responsabile di Gomorra. Quindi ciò mi fa pensare che non si tratta di realtà romanzata, ma di realtà che fa paura. Saviano chiude il libro con un grido di dolore, affermando:
    “Sono nato in terra di camorra, nel luogo con più morti ammazzati d’Europa, nel territorio dove la ferocia è annodata agli affari, dove niente ha valore se non genera potere…”.

  2. Brava Stefania! Ottima scelta! Permettimi di riallacciarmi con il mio post “Terroni”: Perchè il sud è così? Questa è la prima domanda da porsi.
    Seconda osservazione: il problema non è la camorra, ma il rapporto fra camorra e istituzioni, purtroppo …
    Terza ed ultima osservazione: cosa c’è dietro la superficie di parte del nostro “vissuto”? Abbiamo accettato di strapagare magliette di cotone solo perchè sono griffate (ecco dove comincia “la colpa”). Ora i Cinesi, in Cina o a Napoli, le riproducono più originali degli originali e ce le vendono ad un prezzo a metà fra il loro giusto prezzo di vendita e il prezzo delle nostre precedenti griffature. In nero, naturalmente … d’altra parte, poveracci, quale aliquota IVA potrebbero applicare su una fattura recante la dicitura “Falsificazioni autentiche”?. Vedi? La colpa è anche della legge IVA, incompleta, a quanto pare …. Natura non facit saltus, diceva quell’uno … quando si creano scompensi i vasi comunicanti pareggiano i conti. In natura il vuoto non esiste,. nemmeno i cosiddetti vuoti d’aria che fanno sobbalzare gli aerei di linea, sono solo correnti d’aria …
    La mia osservvazione è banale, lo so … figuriamoci … parlare di magliette di fronte ai morti ammazzati, alle estorsioni, agli appalti truccati, alla droga … ma la falsificazione delle griffe pare che sia un business più redditizio della droga … ed allora … anche sul piano morale … è meglio così, non ti pare?
    Appalti e pubblici servizi? La legge nazionale prevede che si vinca la gara “al massimo ribasso” e in tal modo crea le condizioni per vincere un appalto promettendo quello che tutti (tutti) sanno sin dall’origine che non potrà essere fornito .. ma allora “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” … Lo stesso Dante, come vedi, si era occupato degli appalti pubblici …
    Tranquillli, la chiudo qui, ci macherebbe altro …
    Ancora brava, Stefania … grazie a te, rileggerò Gomorra, per non sbiadirne il ricordo.
    Riccardo

  3. Sono sempre in ansia per Saviano (oltre a gomorra si è dimostrato un ottimo scrittore) e temo che la “macchina del fango” sia sempre puntata su di lui. Vedere le folli polemiche di oggi sulla trasmissione di Fazio e leggere, da anni ormai, le calunnie che si vanno accumulando su una voce che “fa paura” mi fa molto temere per questo ragazzo sottotiro e sovraesposto. cosa potrà accadergli? Perchè è chiaro che in un modo o in un altro si riuscirà a distruggerlo.

  4. Ho letto Gomorra e stimo tantissimo Saviano… Come al solito, anche i suoi detrattori proliferano… Dicono sia “gasato”, ” sopra le righe” ma come dice bene Stefy, se vivere sotto scorta è un bel traguardo di notorietà, non so chi farebbe cambio con la sua vita. Bellissimo il suo ricordo di Falcone. Chi fa del bene e si scaglia contro la ” macchina del fango” , è sempre esposto a critiche e non solo…

  5. Ciò che avete scritto mi spingerà forse a leggere il testo di questo giovane coraggioso, cercando di non farmi travolgere dalla rabbia e impotenza.
    Aggiungo una richiesta di un mio visitatore circa una novella della Mansfield.
    raffidas@libero.it
    Submitted on 10/11/2010 at 4:49pm
    Sto cercando il racconto di K. Mansfield che avevo letto tempo fa nel quale si parlava di un invito a cena di una donna che, alla fine, la protagonista scopre essere l’amante del marito. Lei addolorata si suicida gettandosi dal balcone. Mi potete aiutare? Grazie
    Rufus
    Rispondo:
    L’unico racconto da me letto in cui durante una festa la moglie si accorge dell’attrazione di suo marito verso un’invitata è “Felicità” (Bliss), ma Bertha non si suicida.
    Qualcuno invece ne sa qualcosa in più?

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