EPISTOLARIO RILKE -SALOME' 1897-1926

pubblicato da: admin - 1 dicembre, 2010 @ 8:19 pm

scansione0001Durante l’inverno 2002 – 2003 trascorsi parecchi pomeriggi in compagnia di Rainer Maria Rilke e Lou Andreas Salomè. Ricordo la luce soffusa dell’abat-jour accanto al mio divano azzurro, la tazza di tè  fumante e un sottile piacere che mi prendeva quando mi accostavo alle lettura della corrispondenza fra un mio amato poeta e una donna speciale e straordinaria ( e di cui vi ho già parlato).

Lou Salomè nasce nel 1861 a Pietroburgo. Si trasferisce in Svizzera dove studia filosofia, filologia, religione comparata, storia dell’arte. Conosce Paul Rée e  Nieztsche con i quali coabita per un po’ di tempo. Sia Nietzche che Rée si inamorano di lei  e le propongono il matrimonio. Lei rifiuta.

Si sposerà invece con F.Carl Andreas, studioso delle lingue orientali, di quindici anni più vecchio di lei. Lou impone però un “matrimonio in bianco” ed esige per sè la più ampia libertà di movimento nonchè l’impegno ch’egli non interferisca nella sua vita sentimentale.

Lou viaggerà, scriverà, incontrerà Freud del quale seguirà ed eserciterà  il metodo psicoanalitico.

E poi nel 1897 a Monaco incontra  il ventiduenne Rilke. E’ proprio lei, figura importante, maestra di vita, che gli cambierà il nome  da René in Rainer.  Diventano amanti, vivono insieme  per quattro anni e compiono viaggi importantissimi in Russia.

Per Rilke lei rappresenta la “madre”, il faro, l’equilibrio interiore, la saggezza.  Appena conosciuta le scrive  che lei ha espresso “con magistrale chiarezza ciò che le mie fantasie epiche riportano in visioni….Vede, gentilissima Signora, grazie a questa inflessibile essenzialità, grazie all’incredibile forza delle Sue parole, la mia opera ha avuto nel mio animo una consacrazione, una sanzione.”

Pensa a lei; ogni  paseggiata nell’Englisher Garten di Muenchen è occasione per dedicarle  versi su versi : “Ho trovato le rose / sui sentieri lontani. / Io ti vorrei incontare / col ramoscello / che appena so tenere./ E’ come ti cercassi insieme / a errabondi pallidi fanciulli, / e tu saresti madre / alle mie povere rose.

Ed ancoraCiò che mi fa essere, – sei tu.”

Lou Salomè cerca di guidare con il suo buon senso, la sua estrema positività questo giovane poeta pieno di ansie e timori, ancora non consapevole del proprio talento.

Gli scrive nel febbraio 1901  in risposta ad un ‘ennesima lettera piena di panico ed incertezze: “Puoi capire la mia angoscia e la mia violenza quando sei rimasto di nuovo vittima di questi attacchi e io ho riveduto di nuovo una volontà paralizzata e contemporaneamente sussulti nervosi e subitanei che dilaniavano la tua unità organica, ubbidivano volubilmente alle suggestioni e non si immergevano nella pienezza del passato per assimilare in modo sano, per elaborare, per costruirsi delle fondamenta!”

Se Lou sente che il rapporto figlio-amante sta diventando debilitante e costrittivo, il sentimento di  natura unica che lega i due non viene mai meno per un quarto di secolo. E’ sempre a Lou che Rilke scrive da Duino, luogo privilegiato per la composizione delle sue splendide Elegie. Ed è sempre a lei che il poeta sul letto di morte indirizzerà le ultime parole, memore della promessa della sua mentore di essergli vicino nell'”ora peggiore”.

“Cara, vedi, era dunque questo cui da tre anni mi preparava, mi preavvertiva la mia vigile natura: che ora deve lottare duramente, duramente, per farcela…E ora, Lou, non riesco a contare gli inferni, tu sai che ho collocato il dolore, quello fisico, quello veramente grande, tra le mie gerarchie…E ora. Mi copre. Mi subentra. Giorno e notte. Da dove trarre coraggio?. Cara, cara Lou…Addio mia cara”

*           *            *

Leggevo questo libro… e aprivo le Elegie Duinesi. Che momenti bellissimi! Centellinavo parola per parola, entravo nelle loro lettere,  aperta ad ogni suggestione e piena di aspettative mai deluse. Ripensavo intanto alla passeggiata Rilke da me fatta parecchie volte , quella che da Sistiana va verso Duino e termina con il castello dove venne appunto ospitato il poeta.

La mia piccola foto del blog è scattata proprio a Duino.

E a proposito del blog. Oggi ho parlato con Andrea, il creatore di Trentoblog. Tutti gli spam che mi arrivano , ha detto, sono la prova di un’ampia visibilità!

Insomma vuol dire che i posts,  i commenti vengono letti da moltissime persone.

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7 commenti
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  1. Mi attira così tanto la libertà che l’artista impone per sè al mondo “normale.” Infatti il mondo “normale” “normalizza”, tende a smussare le vette e gli abissi dei talenti e avendone in fondo paura – il talento, il genio, non garantiscono il perpetuarsi regolare della società e dei suoi riti -lo teme e lo emargina. Solo fra persone speciali, “specialissime,” come in questo caso, la “piena” dell’assoluta sensibilità, può scorrere liberamente. Addirittura, fra Lou e Rilke, il rapporto si rivela a lungo andare “costrittivo” pur nella non-ortodossia della relazione. E solo come relazione spirituale il dialogo può continuare. Che figura di donna formidabile quella di Lou Salomè!

  2. About “Montagna Incantata”: sono totalmente d’accordo con te Camilla sulla latenza della malattia e sullo spazio neutro fra le due condizioni dell’esistenza (vedi due posts precedenti). Tutti siamo potenzialmente malati o potenzialmente sani. Lo zio di Castorp “fugge” dal Berghof perchè quasi “irretito” da una potenziale malattia… Molto inquietante. Non sono tuttavia d’accordo che questa lettura sia “per sempre”: è una sensazione strana, mentre si legge, sapere che si coglie – o si interpreta -diciamo un 30 % del contenuto. Mi sembra già di dover rileggere tutto perchè c’è molto di più… E a proposito di libertà, Castorp, lasciato ora solo dalla civiltà del “piano” (così viene chiamata la vita “normale”), afferma finalmente la sua libertà al Berghof, il suo microcosmo universale…
    Complimenti al blog – blogger e commentatori – per aver trasmesso amore per la lettura e per le storie del mondo.

  3. @Stefania– Ho come l’impressione che la montagna sia rimasta dentro di me pur modificandosi, quasi ad ogni occasione di ricordarne un passo, una frase una descrizione (quegli occhi alti, di una donna e di un ragazzo!) una rflessione della pulsante vena artistica dell’autore, continuino dentro di me a muoversi ,profondi mutamenti orografici, in apparente silenzio-ma rombante a volte, seguendo gli inarrestabili mutamenti della vita. Le riletture sono più legate a un interesse filologico, sempre emozionante . Ma libri come montagna o ricerca del tempo perduto, fanno tutto da soli una volta letti. A volte penso che basti tenerli in mano, vicini, perchè essi agiscano. Cara Stefania, non sbellicarti troppo alle mie fragili spalle, ma sorridi pure . Io sono una vechia maniaca.
    @ Mirna–sono basita di fronte al tuo talento di “divulgatrice di gran lusso” di letteratura. Stile, sensibilità acutezza, senso poetico . Leggo le tue cose (questa ultima è scritta da dea)con ammiratissimo piacere. Mi hai fatto ricordare poesie sublimi di Rainer e questa sua altra ego, così, troppo, troppo, materna. Grazie tantissime grazie di tutto.

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