L'ULTIMO DEI ROMANTICI, di Andrea Bianchi

pubblicato da: admin - 2 dicembre, 2010 @ 9:19 pm

scansione0002L’ultimo dei romantici – Vita e ideali di Spiro Dalla Porta Xydias di Andrea Bianchi

 Nuovi Sentieri Editore – Belluno (2006).

 

E’ stato un fatto lento, per cui sono arrivato fino a ieri prima di pensare di avere concluso la mia ricerca del perche’ ho arrampicato, del significato dell’arrampicata. Sono passato per tante cose.

Primo momento, il piacere fisico.

Secondo, poteva essere il ritorno alla natura.

Terzo, il fatto dell’esplorazione.

Quarto, puo’ essere stato anche il fatto artistico.

E quinto, oggi, il senso metafisico.

Ho conosciuto Spiro Dalla Porta Xydias il 29 ottobre al Centro Yoga Sattva. Per l’anniversario dei 25 anni dalla nascita del centro ero stata invitata a scegliere una musica adatta ai vari momenti della serata e a suonarla al pianoforte. Spiro era stato invitato a leggere poesie Sufi.

Andrea Bianchi – allievo “storico” del Centro – era anch’egli là.

Mirna ha parlato  recentemente di lui come creatore di Trento Blog (www.trentoblog.it), sito “ospite” del blog “Un libro al giorno.” Così le strade si intrecciano e producono contatti e riflessioni. Avrei voluto scrivere di questo libro, biografia di Andrea su Spiro Dalla Porta Xydias, tempo fa, appena dopo l’evento al Centro Sattva, ma solo ora trovo ispirazione (e con l’ispirazione, il tempo). Mi trovo tuttavia in una posizione complessa, non voglio “scrivere” troppo ma solo dare qualche spunto già “scritto” per appassionare alla lettura di questo libro denso e profondo.

Spiro è difatti non solo scalatore – o meglio, alpinista – ma anche uomo di teatro e scrittore prolifico. Il pudore di parlare di una persona – uno scrittore – ritratta da un altro scrittore – Andrea – mi detta la forma di questo piccolo post. La magia delle parole di Spiro e le acute riflessioni di Andrea mi convincono a riportarle a voi cari amici, intonse.

 Scrive Spiro: Non esiste passato – siamo anche quello che siamo stati. Non esiste futuro – è già tale, nel continuo divenire del presente. Le cime superate, I passaggi superati si compendiano in una sola, grande parete, che culmina in un’unica vetta. Più alta di tutte. Dove possiamo finalmente sostare. Sentire sotto di noi le ascese finalmente compiute. E guardare in alto. Intuire la dimensione dell’Infinito (da Oh come è bello…., ed. Nuovi Sentieri, Belluno 1985).

 Spiro è un alpinista metafisico, una persona che aspira all’infinito e all’ “oltre.” La sua vita, fatta di grandi conquiste alpinistiche, esistenziali e artistiche è puntellata da eventi drammatici, legati anche alla sua grande passione. Particolarmente toccante il suo volo – raccontato da Andrea – dalla Torre Cordai (Monte Civetta):

 Improvvisamente un grido dall’alto (…) un grande masso scivola lento, poi precipita verso il basso. Spiro è subito sotto. Nel camino. Non ha spazio. Si butta a destra, si afferra spasmodicamente alla roccia. Il suo unico pensiero diventa quello di resistere al colpo imminente. Il colpo è violento, insostenibile (…)

 “Sono per aria. Volo. La fine. (…) Sono in un altro spazio (…)”

 Le mani si aggrappano ferocemente a qualche sporgenza. Fino ad arrestare il corpo. Fermo (…) Il respiro rantolante.

 “Non posso respirare, non ce la faccio. Soffoco (…) Muoio.” (da La montagna per me).

Per Spiro l’arrampicata non è uno sport, ma un modo di vita, una scelta esistenziale che unisce etica ad estetica.

 Nella pittoresca biografia di Andrea Bianchi, Spiro emerge come una figura mitica, un uomo a tutto tondo – complici anche le rievocative fotografie – un campione di vita. La decisione di scrivere questo libro nasce ovviamente dal rapporto personale che si instaura presto fra Andrea e Spiro quando quest’ultimo legge in pubblico il racconto premiato di Andrea al concorso nazionale “Putia” per la letteratura di montagna. Scrive Andrea:

 Quello che accadde poi nel mio animo non posso tutt’ora esprimerlo a parole, per quanto forti furono le emozioni che mi suscitò l’ascoltare quello parole scritte da me, ma lette con una forza evocative e una capacità di immedesimazione che potevano derivare solo – lo avrei capito anni dopo – da una vita intera vissuta come un’unica “scalata all’Infinito” (14-15).

 In piccolo, vicino alle informazioni tecniche del libro nel retro copertina, Andrea ha incluso una nota interessante e che mi tocca in particolar modo:

 Questa biografia è stata scritta ascoltando Beethoven, concerti per pianoforte n. 4 e 5 e W. A. Mozart, sonate per pianoforte K.333, K. 545, K. 475 (Fantasia) e K. 457.

 Come dire, le vette e gli abissi improntano tutte le meravigliose attività dell’uomo.

 

Stefania Neonato

 

 

 

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  1. Sono stato alpinista, dai 20 anni ai 31, da Genova, città natale, città di leva (militare) di terra e di mare. Ricordo la palestra di roccia fatta insieme all’amico Alessandro Gogna, il profumo del muschio sulla roccia delle Alpi Marittime, il calore del sole sul granito valdostano, il freddo inverno nelle Apuane, una nevicata estiva sul rifugio Pedrotti alla Tosa vista dall’alto, la musica del frusciare della corda, il tintinnio dei chiodi battuti nelle fessure, la presa dei ramponi sui pendii di neve e ghiaccio, il dondolare laterale del corpo per contrapporre il suo peso alla direzione della presa delle mani sull’appiglio … Chi è il migliore alpinista? Quello che invecchia, disse Walter Bonatti. Forse per questo che, avendo moglie e figliotetta, dopo aver scalato in solitaria il Cimon della Pala, rientrato il albergo a Carano (Tn) dichiarai: “Smetto di arrampicare e di fumare”. E ci sono riuscito. Non rinnego nulla del passato, ma non mi sentivo più in diritto di rischiare. La mia vita non era più soltanto mia. Inoltre il mio temperamento mi ha sempre spinto a ricercare “cose nuove”. Cioè, non sarei stato capace di “arrampicare” per tutta la vita, senza dedicarmi ad altre scoperte “nella natura” , quali lo sci, la vela, la bicicletta, il canottaggio. Forse questo mio intevento è un po’ controcorrente … la montagna avvicina a Dio, sì, certo, ti mostra le bellezze del Creato, tuttavia soprattutto elargisce doni a te che la pratichi. Certo è formativa del carattere: non mollare mai, non arrendersi mai, trovare sempre una soluzione …
    Termino con un omaggio alle Dolomiti, un breve ricordo di quando, diciassettenne, le vidi per la prima volta … di quando “mi catturarono”:

    Dolomiti, la prima volta

    Si sale pian piano
    con una seicento che sbuffa
    fra nuvole stanche
    sedute nei prati
    rossi di umori
    e di foglie.
    E sotto il maglione d’autunno
    compare
    dapprima ogni tanto
    e quindi ogni poco
    il bianco sparato di neve.
    D’un tratto
    si apre dorata
    dal sole
    una torre
    adagiata su coltri
    di freddo vapore d’argento.
    Il ricordo di Lei
    profuma nei sogni nascosti
    di un solitario turista
    un po’ fuori stagione
    che ha spalancato per caso
    la porta del camerino
    e s’innamora alla vista
    della Prima Donna
    intenta a rifarsi il trucco
    per lo spettacolo d’inverno.
    Riccardo Lucatti

  2. Da una lunga vita condivido i miei giorni con la montagna, o le vette,e lo spazio, e l’altezza e la metafisica e la mistica di questo amore assoluto, oppure anche sport, oppure desiderio di “altro”, sfida continua con se stessi, con le proprie forze fisiche e psichiche, puro piacere, filosofia di vita,infinite sono le parole per raccontare una grande passione. Mi piacerebbe capire meglio, capire di più.Le passioni assolute non sono escludenti, vista la potenza dell’oggetto magnifico che attrae? E il corpo che deve essere all’altezza? Quanto preoccupa l’amante, il corpo ? Chi ha la passione per uno sport estremo rimane , comunque , lo stesso uomo, o donna, una volta uscito dal suo paradiso? Oppure certe esperienze possono mutare lo spirito, la personalità di chi le pratica? Ho conosciuto tanti appassionati di vette e monti e lontananze e altezze estreme: così diversi tra loro. alcuni , ho sempre pensato, sono uomini grandi e lo sarebbero anche se fossero senza le gambe, altri sono uomini piccoli e lo sarebbero anche se avessero scalato cento volte di più. Banalità? molto probabile. E’ che non so spiegare. Grazie Stefania. La mia vita, in questa dimensione, è stata quella di Penelope.

  3. Ciò che mi ha colpito nella vita di Spiro è la sua trasparente passione che non finisce.
    La montagna, il guardare verso l’alto…da dove viene la luce …è la sua essenza intrecciata ad ogni altra esperienza.
    Mi piacerebbe essere così “chiara”, forte e decisa per poter fronteggaire i “voli” della vita. Arrampicarsi non è la metafora della vita? Salire con gioia e fatica verso la vetta.
    Bellissimo questo libro scritto da Andrea Bianchi!

  4. Ciao a tutti, forse Andrea può dirci dove si può avere il libro? Grazie per i vs. commenti e poesie! Per la cronaca: Spiro è un magnifico ultranovantenne! E un ottimo esempio di vita!