DANIEL STEIN TRADUTTORE, di Ludmila Ulitskaya

pubblicato da: admin - 17 gennaio, 2011 @ 8:25 pm

cop[3]In questi due ultimi giorni del mio anno “unlibroalgiorno” desidero parlare di due libri particolari. Quello di oggi, da leggere assolutamente da tutti – io devo ancora finirlo – perchè è un’opera immensa, grande che tocca la nostra sensibilità più ferita, e un altro che darà un po’ la linea della continuazione del nostro Blog.

Oggi vi presento sommariamente le quasi 600 pagine  di Ludmila Ulitskaya, nata nel 1943, nella regione degli Urali. Vincitrice di numerosi premi letterari viene vista dalla critica come la continuatrice della grande tradizione letteraria russa.

Mi sono appena addentrata in questo monumentale arazzo di voci, lettere, registrazioni, stralci di stampa, impressioni che  ricordano la figura di  Oswald Rufeisen, un ebreo polcco che riuscì a far fuggire 300 persone dal ghetto di Mir in Bielorussia. E che poi si convertì al cattolicesimo, diventerà frate carmelitano  per poi trasferirsi in Israele dove ad Haifa fonderà una comunità cristiana ispirata alla primissima chiesa, “la chiesa di Giacomo”, e dove tenterà una sintesi  di ebraismo e cristianesimo.

Inviso  aigli Ebrei e  ai Cristiani  quest’uomo puro, coraggioso, che grazie alla sua conoscenza del tedesco e del polacco venne impiegato come traduttore dalla Gestapo – e proprio per questo riuscì a conoscere in anticipo le nefandezze naziste – è chiamato traduttore non solo per le sue competenze  linguistiche ma per la capacità di mettere in comunicazione gli uomini e le culture.

E’ un uomo “giusto” uno di quegli uomini che in qualsiasi cultura o luogo della terra ci danno il senso  e la speranza nella vita.

Consiglio a tutti di cercare le recensioni e la biografia dell’autrice su Internet ( Riccardo ha ragione, occorre conoscere la storia di chi scrive per gustare appieno un libro).

Da parte mia posso solo dire che addentrarmi in questo mondo è arricchente e magnifico, non solo per la storia, ma per il modo in cui la Ulitskaya ce la presenta. Lavoro enorme il suo, quello di raccogliere testimonianze, interviste, diari, articoli di tante persone che si snodano nel tempo e nello spazio. Da Ewa Manoukian che vive a Boston negli anni Ottanta allo stesso Daniel (Oswald) che scrive  dall’Italia o da Israele. E tantissimi altri personaggi con la loro storia che si intreccia alla  vicenda di quest’uomo  eccezionale.

Io ho sempre amato la letteratura ebraica per curiosità ed empatia;  credo che  tutti ci siamo sentiti aggrediti dopo la inaudita ferita della Shoa. In fondo al cuore siamo rimasti un po’ ebrei.

Ricordo quando arrivai a Londra per trascorrervi un anno come ragazza alla pari presso una deliziosa famiglia di cui conoscevo  ancora poco  e venni prelevata alla stazione dal capofamiglia il quale  un po’ titubante, mentre mi mostrava Hyde Park,  mi disse che lui e i suoi familiari  erano Jewish.

 Sul momento mi sembrava parlasse di succo di frutta, poi finalmente capii. Ne fui felicissima. Quante cose avrei imparato da vicino  sulla vita degli Ebrei dopo la lettura di tutti i romanzi di Singer! Ed infatti fu così.

Per conoscere a fondo la vita e  gli altri, quanti libri dobbiamo leggere, quante persone dovremmo ascolatre, quanta attenzione vera dovremmo porre a tutto ciò che ci arriva tra le mani, sotto gli occhi, nel cuore.

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2 commenti
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  1. Credo proprio che cercherò il libro e lo leggerò. Infatti non dobbiamo dimenticare le nefandezze di ieri ed ignorare o abituarci a quelle di oggi ma soprattutto a quelle del domani. Come scrivevo ieri, sto rileggendo “Un indovino mi disse” di Terzani, il quale – fra l’altro – ci spiega come per i Birmani sia più importante e certa la realtà prevista (da indovini o da noi stessi) che non la realtà del passato (storia) o del presente. E ci dice anche come per quel popolo (e d anche per noi, perchè no?) il fato non sia ineluttabile, ci dice come per quella gente una “previsione” negativa possa essere corretta da iniziative di ciascun interessato … Ed allora, non rassegnamoci al male, soprattutto a quello “futuro” ed impostiamo le nostre azioni correttive contro di esso.
    Gli ebrei, i ghetti … quanti diversi “ebrei” e “ghetti” abbiamo oggi! Quelli delle decine di migliaia di bambini che ogni giorno nel mondo muoiono di fame o sono vittime di abusi d’ogni tipo; quelli dei disoccupati; dei profughi; delle vittime delle guerre; di chi non riesce a superare la solitudine nella quale è stato relegato; di chi ha fame e invece di un aiuto riceve un consiglio: “Hai fame? Mangia!”; di chi è malato e non opuò curarsi perchè “Scusa, sai, ma dobbiamo comperare armi”; di chi è vittima di una “giustizia” umana che è tale solo in quanto autoreferenziale, justa secundum jus, ma secondo quale jus?
    Quando capiremo che “il mondo è piccolo”, piccolo nello spazio e nel tempo, e che, con uno sforzo veramente minimo, saremmo in grado di prevedere cause ed effetti di ogni nostra azione, se solo invece di stare immersi nel mare e percepirne la salinità e la temperatura all’interno di un orizzonte di pochi metri, salissimo sullo scoglio che lo sovrasta, dal quale potremmo avere una percezione ben più ampia della “generalità” del nostro ambiente terreno …?

  2. Grazie per questo consiglio, deve essere un libro meraviglioso.
    Sei giunta quasi alla conclusione di questo anno di libri in cui ci hai fatto “leggere” con te libri di introspezione, di storia, di donne, di letteratura, classici, nuovi autori ecc. Un anno emozionante da tanti punti di vista, non fosse altro per quella certezza a portata di clic di uno spazio per noi, uno spazio di riflessione ma anche di scoperta, ascolto ma anche di proposte. Una piccola finestrella bianca con cui condividere “pensieri e parole.” Beh, questo appuntamento quotidiano mi manchera’ e forse manchera’ a tutti. Sono curiosa di vedere come si evolvera’ ovviamente ma guardo con un sorriso “dolceamaro” a questi 365 libri per riflettere sulla vita..
    Grazie!