IMPERO, un viaggio nell'antica Roma

pubblicato da: admin - 3 febbraio, 2011 @ 10:03 pm

E’ interessante sapere che cosa leggono i giovani,  quali generi preferiscono, come si avvicinano al testo.

 Il nostro Luigi, ormai iscritto all’Università, ci manda le sue impressioni sull’ultimo libro letto. Sappiamo che la storia è una sua passione per cui questo suo post ci fa moltissimo piacere. 

 2802708[1]IMPERO: VIAGGIO NELL’IMPERO DI ROMA SEGUENDO UNA MONETA, Alberto Angela

Già la dedica del libro mi piace, e mi fa pregustare un eccellente lavoro, che merita di essere letto: “A Monica, Riccardo, Edoardo e Alessandro. Perché il viaggio più bello lo faccio ogni giorno nei vostri occhi…”. Già per questo motivo leggo il libro, perché il suo autore è sì uno studioso, che ne sa in materia (mi viene in mente l’aggettivo inglese fond of per far capire cosa voglio dire), ma che nonostante questo non si pone ai lettori come tale.

Come dice lo stesso autore, questo libro è la chiara continuazione del suo primo lavoro, Una giornata nell’antica Roma, libro che naturalmente non ho potuto non leggere. Dopo aver scoperto quindi la giornata-tipo di un romano dell’epoca dell’imperatore Traiano (siamo quindi nei primi anni del II secolo d.C.) in cui l’impero raggiunge la sua massima espansione, stavolta andiamo oltre confine in un viaggio tutto nuovo per scoprire, sempre nello stesso lasso di tempo, le varie circostanze che caratterizzavano l’intero impero di Roma, seguendo “di mano in mano” una semplice moneta, un sesterzio.

L’ipotetico viaggio parte ovviamente da Roma, dai forni della zecca, per poi toccare Londra, Parigi, Treviri, oltre il Reno, Milano, Reggio Emilia, Rimini, il Tevere, Roma, il Circo Massimo, Ostia, la Spagna, la Provenza, Baia, il Mediterraneo, l’Africa, l’Egitto, l’India, la Mesopotamia, Efeso, quindi di nuovo Roma (vedasi cartina).

Sembra incredibile che all’epoca i Romani abbiano creato e tenuto insieme un impero così grande: la “moderna” globalizzazione qui è messa tutta in gioco. Leggendo il libro infatti, si scopre che benché l’Impero sia stato molto vasto, con molti problemi anche interni, non vi siano stati problemi che al giorno d’oggi riterremo inevitabili. Per certi versi, i Romani erano molto più all’avanguardia di noi…

Il fil rouge del libro può essere così sintetizzato (cito le parole dell’autore nell’introduzione del libro): “Come si viveva? Che tipo di gente avremmo incontrato nelle sue città? Come sono riusciti i romani a creare un impero così grande, unendo popolazioni e luoghi così diversi? Lo scopo di questo lavoro è proprio quello di farvi fare un grande viaggio nell’Impero romano, cercando di rispondere a tali domande”.

Prosegue: “Il viaggio, ovviamente, è ipotetico ma del tutto verosimile. I personaggi che incontrerete sono, con poche eccezioni, realmente vissuti in quel periodo e quasi sempre in quei luoghi. I loro nomi sono veri e svolgevano effettivamente quel mestiere. È il frutto di un lungo lavoro di ricerca su stele tombali, iscrizioni e testi antichi. Di molti di loro conosciamo addirittura il volto”. Questo grazie all’eccezionale ritrovamento dei cosiddetti “ritratti del Faiyum” in un’area dell’Egitto. Erano ritratti di persone comuni che venivano appesi in casa e applicati, dopo la morte, sulle mummie.

Essenzialmente, con questo libro scopriamo il “dietro le quinte” dell’Impero romano. Continua Angela nell’introduzione: “Vedrete quanto il mondo dei Romani, in fondo, fosse molto simile al nostro. Sono stati in grado di realizzare la prima grande globalizzazione della storia. In tutto l’Impero si pagava con una stessa moneta, c’era una sola lingua ufficiale, quasi tutti sapevano leggere, scrivere e far di conto, c’era lo stesso corpo di leggi e c’era una libera circolazione delle merci. […] Colpisce la sua “eccezionalità” storica: nessun’altra cultura o civiltà seppe fare altrettanto, fino all’epoca moderna. Possiamo chiederci se fossero troppo in anticipo loro o troppo in ritardo noi…”.

Ciò che mi ha colpito, oltre ovviamente l’argomento, è la passione che l’autore mette nel libro. Come diceva Hegel, “nel mondo niente è stato fatto senza passione”. Ed è più che mai vero… potremmo considerarla come il secondo motore del mondo (naturalmente dopo l’amore dantesco che fa muovere il sole e le altre stelle!). E’ un libro di facile e comoda lettura, che “corre via” veloce, ma che ciononostante lascia qualcosa in chi lo legge. Una sorta di libro di storia monotematico, che aumenta la nostra cultura e conoscenza in materia, ma che va anche oltre… E che per questo merita di essere comprato e letto.

Buon viaggio! Vale.

 

 

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12 commenti
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  1. Ancora un viaggio. Mi trovo a mio agio … anche perchè soprattutto di questi tempi, ricordare che nei secoli passati “è stato anche il nostro turno” mi consola un po’ …
    La passione … concordo … In Fraglia Vela Riva, circolo velico alloggiato in un edificio progettato dall’architetto Maroni, di sti anni era ospite tale D’Annunzio, che “regalò'” al sodalizio un motto: “La passione in tutto”. Io non condivido l’uomo D’Annunzio, condivido parte della sua produzione poetica e concordo sulla “passione in tutto”, mentre non lo seguo sul “Io ho quel che ho donato” perchè a mio avviso andrebbe corretto in “Io ho quel che mi hanno donato”.
    A parte ciò, dell’antica Roma a me è rimaso molto della poesia, dell’essenzialità e precisione della lingua e del diritto (sono un leguleio!), della capacità di sintetizzare in poche parole concetti assai complessi, della capacità di pianificare a medio lungo termine (cosa che oggi pare non sia più di moda), della creratività in ogni campo. Vi offro una chicca: lo sapevate che il Project Financing è stato inventato dagli antichi Romani (gli Inglesi, un paio di millenni dopo, gli hanno solo dato il nome). Viene oggi definita così la tecnica romana consistente, ad esempio, nel far costruire un porto a spese degli armatori privati, in cambio del rilascio a loro favore della concessione pluriennale di libero utilizzo dii alcuni “posti barca” (ormeggio per le loro navi onerarie).
    Quindi, grazie Luigi e buona navigazione a tutti, nel mare della storia! This is Italy too … anche questa è Italia, non solo … beh … lasciamo perdere …

  2. Bentornato Luigi con questo post storico ma non solo…Amo molto la storia, magistra vitae , si dice vero? Ahimè, ho fatto solo due anni di latino e tanto tanto tempo fa, più di 20 anni per la precisione!!! Il periodo romano è molto affascinante anche se il mio pallino è la storia contemporanea…Bravo e continua così…

  3. E’ sempre una spece di privilegio incontrare un giovane uomo disposto a fare filò dentro un piccolo circolo come il blog di Mirna: piccolino ma pieno di spontaneità e di pensieri. Caro Luigi tu ci dici che gli uomini sono sempre gli stessi, quello che cambia, incredibilmente, sono i mezzi. Ma il pensiero che si tramanda nei secoli è sempre molto simile a se stesso, tutto il bene e tutto il male sono sempre lì, pronti a combattersi.tutto si gioca sulla qualità umana: più è alta più le spinte virtuose si allargano e, naturalmente più è BASSA più male cosmico ne deriva. La grande intelligenza dei romani fu quella di acchiappare tutto l’immenso patrimonio di pensiero filosofico e artistico dei greci,di non distruggerlo ma di farlo proprio. Se i romani fossero stati distruttori di quel patrimonio non sarebbero diventati così grandi. Molto tempo dopo, è solo un esempio tra mille, gli europei che si recarono nel nuovo mondo distrussero stupidamente con furia selvaggia tutti i patrimoni indigeni, solo perchè non li “riconoscevano”, perchè diversi,negandoli e annientandoli. con i risultati devastanti che ci ritroviamo ancora oggi. Insomma negare le diversità culturali dei popoli , con la sopraffazione è un segno terribile di stupidità e non mancherà mai di portare distruzione e catastrofe proprio tra i “vincitori”. Mi ha fatto piacere leggerti, spero di non averti troppo annoiato.Ciao caro Luigi.

  4. RICCARDO ci invia queste urgenti riflessioni molto interessanti che trovo siano adattissime al dibattito storico e politico avviato dall’ultimo post.

    Giovanni Berchet
    Raccolta completa delle
    POESIE
    “Adieu, my native land, adieu”

    Sesta Edizione
    Londra, 1848

    Il Childe Harold’s adieu di George Gordon Byron, richiamato da Berchet nella copertina, recita così:

    Adieu, adieu! my native shore
    Fades o’er the water blue;
    The night-winds sigh, the breakers roar,
    And shrieks the wild sea-mew.
    Yon sun that sets upon the sea
    We follow in his flight;
    Farewell awhile to him and thee,
    My native Land – Good Night!

    Addio, addio mia spiaggia natìa
    scompari dietro il blu orizzonte dell’oceano;
    i venti notturni sospirano, i frangenti mugghiano
    e le gazze marine gracchiano.
    Quel sole che si tuffa nel mare
    io seguo nel suo volo;
    ancora un breve saluto a lui e a te
    mia terra natìa, buona notte!

    Camilla – che anche qui ringrazio di cuore – mi ha regalato questo libro, uno splendido cimelio storico. Io ho ritrovato, dopo vent’anni, la mia antologia inglese. Ed ecco il risultato di questa combinazione vincente.
    Autore l’esule Berchet, sì, quello che scrisse “L’han giurato. li ho visti in Pontida … il quale si richiamava strumentalmente alla Lega Lombarda per risvegliare il senso di una Patria, l’Italia, Unita, nei confronti dell’Austria.
    L’indagine storica, tuttavia, ci informa che la motivazione principale che unì i Lombardi furono motivi fiscali, cioè la ribellione contro i tributi che l’imperatore Barbarossa (Barba … Bossi? ma allora aveva ragione GB Vico con i suoi corsi e ricorsi della storia) voleva imporre ai Comuni. Barbarossa ci aveva provato anche con Genova, ma a causa di tre cinte di mura e di una flotta molto potente dovette … no … non dovette rinunciarvi .. per carità, politicamente sarebbe stata una sconfitta … dovette “autorizzare” Genova a non pagare tributi. A Zena inoltre c’era stato Jacopo da Varagine (Varazze), Vescovo, che aveva teorizzato la derivazione del potere della Superba direttamente da Dio, saltando Papato e Impero. ne volete di più? “Ahi Genovesi, uomini diversi, d’ogne costume e pien d’ogni magagna, perché non siete voi del mondo spersi?” (Dante Alighieri, linguaccia toscana!).
    La faccio breve. Il mondo è piccolo. I “tempi della storia” sono brevi. Le situazioni si ripetono. Difatti, historia magistra vitae … ma quanti di noi, a questa scuola di vita, stanno attenti alla lezione?
    Imperatori antichi e moderni tentano di decentrare la fiscalità e la responsabilità, mantenendo al centro il potere. “Ieri” i Comuni hanno saputo reagire. Oggi, cosa faranno i comuni (cioè le persone comuni)?
    Riccardo

  5. Un saluto a tutti!
    Non per fare il professore, ma visto che è stato tirato in ballo il latino, faccio anch’io la mia riflessione.
    Concordo con Riccardo e Raffaella, “Historia magistra vitae”. E questo l’ho anche detto nel mio passo di presentazione alla ricerca storica sui caduti delle guerre del perginese, libro uscito e presentato lo scorso settembre nel corso dei festeggiamenti della sagra di Pergine. Ve lo ripropongo:

    “Ricordo dei caduti delle grandi guerre
    Tra il 1914 e il 1918, oltre 55.000 soldati trentini tra i 18 e i 40 anni (ma anche oltre in certi casi) vennero chiamati alle armi per combattere quello che fu il primo conflitto che coinvolse l’intero pianeta. Combatterono prima in Galizia, in Serbia, poi dal 1915 anche sul fronte italiano, dalle più alte vette dell’intero arco alpino alle più putride paludi di pianura. Di quei 55.000, più di
    11.000 morirono nelle trincee, negli ospedali e nei campi di prigionia. Molti vennero sepolti in cimiteri dove ben poche famiglie poterono recarsi. Altri, forse i più, vennero tumulati in fosse comuni, e di loro oggi non ci resta che il ricordo, tramandato con geloso rispetto dai discendenti.
    Questa ricerca dunque vuole assolvere ad un dovere civile di memoria e colmare una lacuna troppo a lungo protratta nel tempo, purtroppo.
    Per quanto riguarda Pergine i caduti della Prima Guerra Mondiale, all’ultimo aggiornamento sono risultati 101; e 305 se consideriamo l’intero territorio perginese. A questi vanno aggiunti 79 caduti della valle del Fersina, 26 del comune di Vignola Falesina e 15 del comune di Tenna. Non sono pochi, ma rischiano di essere dimenticati.
    Il sacrificio del Perginese e della valle del Fersina non mancò neanche durante la Seconda Guerra Mondiale, ma di questo altro conflitto le documentazioni sono più lacunose e più difficilmente reperibili, forse anche perché nell’immediato dopoguerra dilagò nell’intero Paese una volontà di far cadere nell’oblio la terribile stagione dittatoriale che segnò l’Europa per vent’anni
    circa. I caduti di Pergine del secondo conflitto mondiale finora conosciuti sono 38, 124 considerando tutto il Perginese. A questi vanno aggiunti 33 caduti della valle del Fersina, 3 del comune di Vignola Falesina e 5 del comune di Tenna.
    I nominativi dei caduti sono stati raccolti dal sottoscritto sia con un’attenta ricerca nello archivio parrocchiale di Pergine, sia dai cippi e dalle lapidi poste dalle comunità nei vari paesi, sia da varie segnalazioni. La lista, probabilmente ancora incompleta, potrà essere completata da ulteriori segnalazioni.
    La società di oggi non può non ricordare la sua storia passata e le sue vittime, Differenti possono essere gli ideali per cui le vittime sacrificarono la propria vita. In ogni caso la storia di oggi è costruita proprio su ciò che è avvenuto nel passato, e da qui possiamo trarre utili insegnamenti per il presente, come sostenevano gli antichi :“Historia magistra vitae”, ossia “la storia è maestra di vita”; il passato genera il futuro.
    Di qui l’auspicio che le memorie dei caduti come le genealogie che le precedono, ci facciano ritrovare le nostre radici, il nostro passato; e sollecitino l’interesse anche nei giovani e la voglia di ricercare ulteriormente. E così sia portato avanti il lavoro di chi, pazientemente, ha cercato di riannodare i fili delle generazioni e riparare l’ordito della storia e riempire i vuoti di memoria.
    Frugare negli archivi, sfogliare registri, fare nuova luce su periodi oscuri è appassionante e può indurre a riscoprire risorse, a correggere errori e sognare e progettare un futuro migliore.”

    Spero di non avervi annoiato…
    Concorso infine anche con il pensiero di Camilla. Infatti Orazio coniò la seguente e celebre frase: “Graecia capta ferum victorem cepit et arter intulit agresti Latio”, ossia “la Grecia conquistata [dai Romani] conquistò il feroce vincitore e portò le arti nell’agreste Lazio”.
    Leggere leggere leggere… e imparare da quello che leggiamo e da ciò che è successo nel corso infinito della storia.

  6. Lo sapevo bene io, o almeno lo sospettavo, che Riccardo avrebbe saputo leggere il Berchet come si deve! E avevo ragione. Che bellezza veder amato un libro, come una spece di “persona”, vederlo amato perchè è capitato nelle mani giuste. Tra i miei (non miei ma dei miei nonni e oltre) vecchi libri, sempre maltrattati, ficcati da uno scatolone all’altro, da una cantina a una soffitta, soli e laceri (laceri , veramente, per i tanti anni e la tanta polvere), – vorresti un po’ di libri?- chiedo per l’ennesima volta ai miei figli. – Non saprei dove metterli, me ne hai dati tanti…Non oso più proporre una simile cosa. eppure , come le gattare, che cercano sempre un genitore per i loro randagini smandrappati, anch’io cerco cuori gentili e teste fini che amino qualche libro vecchio e solo. Non crediate che sia facile trovare un genitore adottivo esemplare come Riccardo.Ma tu non hai idea, Riccardo, del piacere che mi fa sapere che il berchet, rosso e sottile, vecchietto e arzillo, ha trovato rifugio.

  7. Negli Stati (poco dopo Uniti) del sud dell’ America del Nord, uno schiavo che avesse imparato a leggere o a scrivere veniva frustato per punizione. Oggi anche noi subiamo frustate, di tipo diverso: non ci si impedisce formalmente la cultura vera, ma ci si inonda di dis-cultura, di dis-valori, si sostituisce la moralità con l’immoralità e, quel che è più grave, l’immoralità con l’amoralità. La cultura non si mangia, dice quel tale … ma suvvia, sveglia! Squilli anche per noi la tromba della riscossa! E invece che “All’armi, all’armi!” suoni “Ai libri, ai libri!”. E non deve essere, come non è, un fatto elitario, bensì di massa. Questa è la Grande Promessa (laica) dei nostri giorni. Grazie a te, Camilla, cultrice e tesoriera di Libri.

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