EVA DORME, di Francesca Melandri

pubblicato da: admin - 7 febbraio, 2011 @ 8:33 pm

In previsione  dell’incontro a casa di Cristina con gli amici “accademici” ho letto anch’io “Eva dorme“, libro del  quale si parlerà stasera. Riccardo  ha già scritto le sue imprtessioni in un post di alcuni mesi fa. Cercatelo nell’archivio. Stasera si confronteranno gli  “sguardi” di Lettori diversi  così che dell’opera della Melandri avremo  una visione a tutto tondo.

Pagine forti e interessantissime queste di “Eva dorme“. La storia recente dell’Alto Adige è veramente quasi  sconosciuta a molti italiani che vedono questa regione soltanto come un delizioso luogo turistico. Persino a me, che ci sono nata e che ho trascorso intere estati della mia giovinezza a Merano, mancava una conoscenza approfondita del cammino politico che ha portato al famoso “Pacchetto”di Silvius Magnago. Ma sapevo benissimo degli attentati; proprio nel 1961 la mia famiglia aveva deciso di tornare a vivere a Merano, mio padre aveva già trovato un appartamento, ma poi per paura della tensione, delle bombe, dei tralicci saltati non se ne fece più nulla e rimanemmo a Carpi.

Ho letto questo libro con amore, nostalgia, attenzione.

La vita di Gerda racchiude la durezza della vita di un popolo che si è sentito staccarsi dalla patria, dalla Heimat. E non è un caso che tutta la storia è la ricerca di questo legame primigenio di patria, madre, padre.

Heimat per tutti, madre inafferrabile e padre assente per Eva , madre e solo madre-Heimat per il triste padre di Gerda.

Eva, che spesso dorme  nei momenti cruciali, per  difesa,  per desiderio di assoluta protezione in un involucro di non-decisioni, come fosse in una sorta di sospensione tra vita e non-vita , o per incoscienza o fuga, deve ad un certo punto “risvegliarsi” e prendere atto sia della sua vita che di quella della sua terra. E nel viaggio verticale che farà in treno percorrendo la penisola italiana ripercorre in orizzontale, cronologicamente, tutti gli avvenimenti della sua famiglia e del suo Alto Adige, Sud Tirol.

 Nel punto di “intersezione” quando incontrerà Vito, il “padre” tanto desiderato e  l’anello d’equilibrio delle tensioni italo-tedesche,  Eva lascerà dormire finalmente la sua vecchia madre stanca.

Leggendo della vita durissima di Gerda in un casa “vuota di parola” , di quel suo padre dallo sguardo buio ho ripensato a Ethan Frome, alla storia sanguigna di povertà materiale e psicologica che porta al masochismo, all’autodistruzione.  Ed anche la morte di Ulli ricorda questo romanzo.  Per narrare quegli anni durissimi  per molti altoatesini, quelli che vanno  dal 1919 agli anni Settanta, Francesca Melandri usa parole e pensieri duri  e precisi come pezzetti di porfido.

Anche per gli Italiani mandati a “colonizzare” quel pezzo di terra bellissimo non è stato facile. Tangibile il rancore anche fra ragazzini. A Maia Alta, dove trascorrevo le estati dagli zii - zia italiana, zio tedesco - e i cuginetti , c’erano nostri coetanei  Tedeschi. Si cercava di giocare insieme, ma il più delle volte si finiva a sassate e una volta persino con del sangue. Il ferito era mio cugino che era stato legato ad un albero e preso di mira con canne appuntite di bambù.

Ma ho altri bellissimi ricordi: il rapporto simpaticissimo di mia nonna e certi contadini che le vendavano generi di prima necessità. Lei parlava in dialetto emiliano, loro in dialetto tirolese e –  nonna raccontava -, si capivano perfettamente e ridevano, ridevano…

E che struggente malinconia nelle notti chiare di giugno, quando sulle colline ardevano  i fuochi, sentire cantare gli jodel…

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8 commenti
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  1. Mi immagino bellissime nei vostri incontri “accademici” che parlate di libri, di cultura, di vita… Raccontaci come è andata! E’ come se partecipassi anche io, ascoltando il resoconto…
    Bacioni

  2. Sì, carissima Raffaella, la serata accademica è stata molto ricca, interessante, piena di curiosità ed entusiasmo. Sarebbe stato bellissimo averti con noi come giovane, ma grande Lettrice. L’atmosfera sempre colorata e sorridente, grazie alla squisita ospitalità di Cristina, si è aperta proprio con la tavolta rotonda sul libro letto da quasi tutti i partecipanti. Io adoro parlare ed ascoltare di Libri. Ed “Eva dorme” ha suscitato commenti e riflessioni intensi. A tutti il libro è piaciuto pur se Maria Grazia ha trovato il racconto di questa storia ambientata in Alto Adige un po’ di parte. D’altra parte lei ha vissuto parecchi anni ad Egna perciò ha vissuto l’esperienza diretta che anche per gli Italiani la convivenza, almeno molti anni fa, non è stata sempre facile. Ma la Melandri è riuscita pur se romana ad entrare nel mondo degli Altoatesini strappati dalla loro Heimat, dalle loro radici riuscendo a spiegare in modo completo la situazione storico politica. Ma vorrei, come d’accordo, lasciare il riassunto di questa parte a Riccardo che insieme agli altri “nostri uomini” dell’accademia è rimasto soprattutto intrigato da questa parte. Noi “signore”, o meglio quasi tutte, io, Cristina, Maria Teresa, Giovanna Corradi siamo state più coinvolte dalla storia dei personaggi, dalla introspezione psicologica delle protagoniste.
    Spero, come promesso, che qualcuna lascerà personalmente sul Blog il suo giudizio.
    Marisa intanto ribadisce che i Trentini, pur vicini , non hanno mai approfondito la questione della convivenza italo-tedesca. Ed aggiunge che a Trento è difficile trovare questo testo: in Biblioteca le due copie a disposizione sono prenotatissime, ed in libreria non si trova più. Che sia stato il post di Riccardo (da ricercare nell’archivio) a spingere alla lettura di questo bel romanzo?
    Ciò che Gianfranco, poliziotto in servizio in A.A. proprio negli anni del terrorismo , Luigi Sardi, Ruggero Polito ci hanno spiegato benissimo lo farò riassumere (come d’accordo ) a Riccardo sperando che gli appunti presi siano sufficienti.
    Insomma, Raffaella, parlare di Libri è sempre una gioia, una scoperta.
    Ma la nostra serata, dopo la pausa torte, salatini, spumante è proseguita con le bellissime diapositive del viaggio in Egitto fatto dai carissimi Rosetta e Gianfranco Peterlini. Che incanto, che magia! E pensare che mi era balenatal’idea di prenotare un viaggio in Egitto proprio come regalo (un po’ in ritardo) del pensionamento. E’ destino che l’Egitto rimanga sempre nei mei sogni?

  3. Sento anch’io il desiderio di parlare della bella tavola rotonda dell’altra sera e di questo libro, che mi ha davvero “presa”. L’idea di accordarci per fare tutti una stessa lettura e poi confrontarci è stata di Marisa Postal, bella e gentile signora dai mille interessi nonchè brava pittrice; la proposta di EVA DORME è poi venuta immediata da Cristina stessa. Il risultato è stato molto gratificante per tutti, perchè tutti abbiamo potuto dire la nostra, ognuno dal proprio punto di vista.
    Cara Mirna, tu che hai aperto il dibattito sei stata bravissima, perchè hai messo sul piatto tutti i temi con un’analisi garbata e attenta dei molteplici aspetti che fanno apprezzare questo libro, ma anche con riferimenti tuoi personali, ed ognuno ha poi aggiunto le proprie osservazioni in una direzione o nell’altra. Così abbiamo sentito chi amava parlare soprattutto del filone storico-politico, chi ha fatto esperienze personali sul campo, chi ha avuto genitori o parenti coinvolti negli eventi riportati, chi ha gustato il romanzo, ossia le vicende personali e sentimentali…
    A me piace dire i motivi per cui da questo libro sono stata “presa”. Intanto, Gerda ha la mia età e questo mi ha subito coinvolta. Mi è venuto automatico riandare con la mente ai primi anni ’60 e confrontarmi con questa donna, pensare a me studentessa ragazzina e a lei, Gerda, con una figlia avuta così presto, con tutte le conseguenze sul piano personale e con una vita così dura nel contesto delle vicende di quegli anni in Alto Adige. A me, che vivevo altrove, giungeva un’eco confusa e generica di attentati, ma non seguivo, non sapevo, non mi interessavo… Nel 1961 d’estate al mare a Recco ho chiesto “Come si sta a Bolzano?” ad un ragazzo che abitava là, ma l’ho chiesto così, come avrei potuto chiederlo ad uno di Gallarate e quando lui mi ha risposto “Al caldo” io non ho saputo spiacciacare una parola, nulla!
    E adesso, leggendo EVA DORME, seguendo paralleìamente -data la struttura del racconto- la vita della mia coscritta Gerda e di sua figlia Eva che compie un viaggio di recupero di un affetto grande, vero, autentico, sono stata catturata dal tutto, ho sofferto quando dovevo interrompere la lettura ed ho atteso con ansia di avere il tempo per poterla riprendere.
    Ho trovato stupendo il personaggio di Vito: la persona positiva, l’amore a tutto tondo, l’altruismo, la dedizione, l’affetto vero. Ho pianto nel vedere, sì vedere, l’incontro tra Eva e Vito.

  4. Mi sono chiesta come mai all’uscita di questo bel romanzo(giugno 2010?) la comunità trentina, giornali,Tv, media in generale, gruppi di lettura , lettere ai quotidiani persino, non abbiano dato segno di vita. Eppure ne vale la pena : la storia quando cammina sulle gambe di donne, uomini, bambini, fatica , sentimenti umani diviene viva, vicina e quello che si crede di sapere può modificarsi molto. Le esperienze individuali si ricollocano in spazi più vasti e complessi e capiamo che l’equilibrio creato da politici saggi, a suo tempo, è un magnifico, delicatissimo equilibrio: pace e prosperità al posto di bombe , morti e dolore. Mi sembra miracoloso in un<mondo dove ci si riesce a odiare persino tra condomini. E dove, questo equilibrio tra Trentino e Sud Tirolo è sempre in pericolo, oggetto di stupidi attacchi e di avide invidie anzichè essere preso ad esempio al posto di divisioni odiose.

  5. RICCARDO ha scritto un puntuale ed esaustivo riepilogo della bellissima tavola rotonda sul libro “Eva dorme” che ci fa capire quanto interessante e ricco sarebbe sia parlare e disquisire di LIBRI…
    ” Innanzi tutto: eravamo una ventina, fra “titolari”, coniugi, amici, che poi sono tutti “titolari”! E’ un bel successo di presenze! Va sottolineto inoltre il più che positivo “connubio” fra l’Accademia delle Muse e la sua Presidente Cristina che ha ospitato il dibattito e il blog di Mirna, trentoblogcommunity.com/unlibroalgiorno, sul quale vengono riportati i relativi resoconti. Evviva la cultura “inter –mediale”!

    Mirna ha avviato la discussione, illustrando i contenuti del suo post (cfr. ivi).
    Quindi ha preso la parola Gianfranco Peterlini, il quale cui ha testimoniato la vita delle forze dell’ordine in AA dove, all’epoca (anni 1966-1967), era arruolato nella Polizia di Stato. Trasferito da Napoli in quanto originario della regione e con la conoscenza della lingua tedesca, si portò “appresso” la bella, giovane e dolce mogliettina Rosetta. I militari erano alloggiati in alberghi, appositamente requisiti. Non veniva utilizzato l’ultimo piano (per ragioni di sicurezza contro “attacchi dall’alto”. Alle finestre, sacchetti di sabbia. Come in guerra.

    Marisa – fra l’altro – ci ha raccontato come avventurosamente sia riuscita a reperire il libro dopo una ricerca in ben tre diverse biblioteche della zone.

    Io ho esordito sottolineando il mio interesse per la parte “storica” del romanzo e affermando che “non parteggio per nessuna delle due parti, italiana e tedesca”. Ricordo bensì come i Trentini, durante la prima guerra mondiale, furono deportati, per “motivi di sicurezza” per metà nella Germania del nord e per metà nell’Italia del sud. Quanto ai Sudtirolesi, durante la seconda guerra, capitò di essere “estradati” in Germania, a seguito di un accordi in tal senso fra Hitler e Mussolini. Ho ricordato il pro e il contro della politica italiana da Degasperi in poi, la positività di Magnago, il coinvolgimento dei miei genitori: mamma, giovanissima insegnante siciliana trasferita dal fascismo da Agrigento a Bolzano; “babbo” toscano, maresciallo dei CC, trasferito da De Lorenzo da Genova a Cles … Quanto alla posizione dell’Austria, ho ricordato che i Polacchi si sono immolati con cariche di cavalleria contro i panzer tedeschi … mentre ciò non è accaduto in Austria al momento dell’occupazione nazista, per cui forse meglio si capisce perchè gli Alleati abbiano imposto all’Austria una presenza militare alleata sino al 1955 e la sottoscrizione dell’impegno a restare neutrale per il caso di futuri conflitti.

    Maria Teresa: “ la struttura del romanzo, gli aspetti “femminili” i sentimenti …

    Luigi, storico e giornalista, ha esordito ricordando come il Governatore dell’Alto Adige abbia annunciato che non prenderà parte ai festeggiaemnti per i 150 anni dell’unità d’Italia, ricordando la “fascistizzazione” più che l’”italianizzazione” dell’Alto Adige. ha ricordato la “notte dei fuochi” (12 giugno 1961), gli attentati ai tralicci e gli omicidi commessi.

    Ruggero osserva che dopo la quietanza liberatoria, Durnwalder avrebbe potuto fare a meno di insistere su posizioni così radicali. inoltre ricorda che forse all’epoca fu un errore consentire ai Sudtirolesi che avevano optato per il trasferimento in Austria, ri ri-optare per il rientro in Italia. Ricorda inoltre l’importanza dell’ “Heimat”

    Giovanna Gobbi: …”…noi stesi non conoscevamo bene la storia …”

    Maria Grazia non condivide la presentazione “tedesca” della situazione: “Eravamo noi italiani la minoranza vessata”

    Giovanna Corradi : …noi Trentini siamo mezzi tedeschi e mezzi italiani: lo testimoniano la nazionalità di molti dei nostri nonni e molti attuali cognomi trentini, di chiara derivazione tedesca …”

    Cristina: “Il romanzo … apprezzo soprattutto il romanzo”

    Riccardo

  6. Che bello leggere i resoconti di Mirna, Riccardo,M.Teresa, i commenti di Camilla. E’ come ci fossi stata lì anche io…Sono tornata da un tour de force di consegna pagelle, ora mi riposo tra le pagine di un libro… Non è un paese per vecchi… In inglese… Mc carthy…Non ho visto il film, ma dicono sia bello… Ora mi tuffo nel romanzo.

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