STORIA DELLA MIA GENTE di Edoardo Nesi

pubblicato da: admin - 22 Settembre, 2011 @ 8:29 pm

Bompiani, 2011

RICCARDO HA LETTO IL PREMIO STREGA 2011 E CE LO PROPONE.

LA  SUA VOCE E’ SEMPRE BENVENUTA , ANZI DIREI INDISPENSABILE, IN QUESTO SALOTTO PERLOPIU’ FEMMINILE.

Tanto tuonò che piovve. Conosco una persona, la quale, dopo aver lavorato una vita nel settore tessile, a Prato, oggi, alla tenera età di 58 anni, ha dovuto accettare un impiego in nero presso una fabbrichetta di proprietà di un pachistano che opera completamente in nero (acquisti, vendite, stipendi, tutto insomma), con turni di lavoro 12 ore, senza ferie e giorni di riposo, se non – forse – un giorno ogni due mesi o – solo per pochi privilegiati – dieci giorni l’anno. Ragione di più per acquistare e leggere questo libro, 161 paginette che si leggono d’un fiato. Libro che racconta il dramma di uno, anzi di tanti settori dell’industria italiana, travolti da una globalizzazione sfrenata. E Prato docet.

Nel frattempo Maria Teresa sta leggendo La vita accanto della Veladiano e mi dice che “è un magnifico libro per donne”. Be’ questo qui è sicuramente un “libro per uomini”, per padri di famiglia, e quindi, per tutte le famiglie che vivono del lavoro dei propri componenti.

Prato, Provincia di Prato, Granducato di Toscana … già, perché Edoardo Nesi era un industriale di Prato, da generazioni, prima che la sua famiglia vendesse, qualche anno fa, l’azienda.

La sua è una denuncia contro l’incapacità e l’irresponsabilità dei soloni della politica e dell’economia, contro la turbo finanza e il liberismo sfrenato, contro chi non si è accorto nel passato e continua a non vedere anche oggi che – tanto per fare un esempio – il presidente dello stato più liberista del mondo (USA) è stato quello che paradossalmente ha adottato misure keynesiane per salvare le sue principali banche.

Traduciamo: il comunismo ha mostrato la corda in 150 anni. Il liberismo sfrenato in alcune decine. Ed allora ritorna Keynes: lo Stato deve indirizzare, moderare, intervenire ed equilibrare le forze del libero mercato e soprattutto prevedere e predisporre per tempo soluzioni alternative.

La crisi non c’è, diceva sino a qualche mese fa taluno. Ne siamo fuori. Non siate le solite cassandre profeti di sventura, abbiamo tot telefonini, tot Iphone, tot auto, tot panfili, ma che volete di più? Poi, improvvisamente questa estate (non l’estate scorsa, noto film del 1959 dal testo teatrale di T. Williams, cfr. ivi), improvvisamente siamo travolti dalla crisi. Ma Nesi non è un “comunista” E’, anzi era, un industriale, oggi è uno scrittore. Ed allora, come la mettiamo?

Lo Stato non è un’azienda. Ma magari chi lo ha recentemente governato l’avesse interpretato come azienda! Se non altro avrebbe redatto piani pluriennali, li avrebbe attuati, avrebbe predisposto soluzioni alternative (in Italia ricerca, turismo e cultura, ad esempio), modifiche graduali (anche qui la natura non dovrebbe “facere saltus”), avrebbe dovuto capire che esportare know how e merci in Cina non era esportare valore ma addestrare quell’economia a farci concorrenza (sic, Nesi). Il debito pubblico … una sola osservazione (di Nesi, non mia), per fortuna i creditori sono in massima parte “interni”, cioè italiani, cioè tassabili. Almeno questo.

Per Nesi anche i nostri industriali hanno qualche responsabilità. Essi sono cresciuti nel dopoguerra, in un periodo in cui v’era bisogno di tutto, in cui si poteva costruire tutto perché v’era domanda di tutto. Artigiani che “si sono fatti da sé”, ma che non si sono “indignati” sufficientemente di fronte alle elaborazioni teoriche dei successivi “governi dei soloni”.

Verso la fine del libro, Nesi cita la frase che nel film “Il verdetto” l’avvocato Galvin (Paul Newman) pronuncia all’inizio della sua arringa. “Nella vita perlopiù ci sentiamo smarriti”. E noi, chi dobbiamo ringraziare? Sicuramente chi ha preteso di separare il potere dalla responsabilità.

Mi permetto di chiudere con un’ osservazione personale, un pensiero per i nostri giovani. L’aumento dell’età per il pensionamento e la soppressione dell’accredito ai fini pensionistici del periodo universitario e dei mesi del servizio militare peggiora lo status chi oggi è già fra le categorie maggiormente a “rischio futuro”: i nostri ragazzi, la prima generazione la quale, dopo centinaia d’anni, starà peggio dei propri genitori (sic, Nesi).

Riccardo

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  1. @ Mirna -Prima di tutto carissima Mirna, mi è successo questo: mercoledì mi sono sintonizzata su radio 1 dalle 23.30 in poi. Attendevo l’uomo della notte, attendevo la tua voce amica, con vero piacere. Ho ascoltato uomini e camper- (che scomodità pensavo, bisogna essere in gamba per il camper)- e altre notizie- il giornale radio e bla bla, insomma arriverà anche l’intervista a Mirna Moretti. E poi, d’un tratto (non avevo dormito, nell’attesa, almeno non credo, ci giurerei…..) apro gli occhi e erano le 02.30 del giorno dopo.era già domani e io mi sono persa l’intervista. Questa mattina ho cercato sul sito di radio 1 e ho buone speranze che- tra qualche giorno- la trasmissione verrà inserita in podcast. Una rabbia tremenda.Ma ti recupererò. Sonoanche sicura che tu saresti in grado di condurre un programma sui libri, e con grande talento.

    @ Riccardo -Non ho letto la storia della mia gente di Nesi – e non mi attira molto, ho avuto l’impressione di un certo vittimismo, ma è solo un’impressione, mi piacerebbe sapere se c’è qualcosa del genere nel romanzo di Nesi, secondo te . Forse , come dici tu, è un libro da uomini- anche se io non posso credere che ci siano libri da uomini e da donne. Avrei voluto che il primo premio andasse a Maria Pia Veladiano che fa letteratura pura. per uomini e donne. A molti uomini che conosco è molto piaciuto LA VITA ACCANTO. Anche a Dario che ne è rimasto incantato. Sono contenta che tu abbia letto questo premio Strega, sempre in bilico e sempre immerso nelle polemiche, molto all’italiana, e ti ringrazio se vorrai dirmi anche un parere ….di pancia. Un saluto affettuoso

  2. Libri per uomini e libri per donne: no, no! Sono anch’io convinta, cara Camilla, che non si possa fare questa distinzione. Un libro conquista un uomo o una donna a seconda della sensibilità di ciascuno non solo per il contenuto, ma anche e forse soprattutto per il modo in cui l’autore parla a chi legge.
    Ma allora che cosa avrò detto a mio marito mentre leggevo la Veladiano? Forse pensavo alla voracità e velocità di Riccardo nel macinare libri, alla sua preferenza per argomenti concreti, su cui magari polemizzare o comunque esprimere anche con veemenza un parere e allora io, indugiando su frasi e pagine che mi invitavano a fare una sosta per meditarle ed assaporarle, devo avergli comunicato in qualche modo la delicatezza e l’intensità di quel libro.
    Comunque, mentre Riccardo non ha ancora letto LA VITA ACCANTO, io ho invece letto STORIE DELLA MIA GENTE. Mi è piaciuto, certamente meno dell’altro, ma mi è piaciuto. Non so cosa pensi Riccardo del vittimismo di Nesi (e non glielo posso chiedere perchè se n’è andato via in bici per due giorni!). Io non l’ho colto. Ho colto invece un amore grandissimo per la sua famiglia e per la tradizione di lavoro della sua famiglia (famiglia=gente: mio suocero, toscano, per chiedermi notizie dei miei genitori e di mio fratello diceva: “Come va la tu’ gente?”). Mi è piaciuto il tratteggio colorito, ma anche amaro per le circostanze in cui si ritrovano, di gruppi di amici pratesi. Ho trovato quasi struggente l’evocazione dei rumori del laboratorio tessile, rumori che erano altro, perchè rappresentavano un’esistenza a 360 gradi, e che ad un certo punto sono sfociati nel silenzio. Sintatticamente parlando, ho trovato a volte un po’ eccessiva la lunghezza del periodare. Un caro saluto alla nostra Mirna e a tutti i frequentatori del bolg!

  3. Anche io come Camilla mi sono persa Mirna che tra il resto ha commentato uno dei miei libri preferiti, letto all’università in lingua originale… Mrs Dalloway.. Conto anche io di ritrovarla sul web.
    Grazie Riccardo per il tuo post. Il libro mi incuriosisce , anche se la sua amarezza verso il futuro sempre più incerto , mi spaventa un pò… Questo non è il periodo giusto…Un abbraccio a tutti!

  4. Maria Teresa ti ringrazio. Hai fatto piazza pulita delle mie impressioni sul libro di Nesi date dalle recensioni e dai commenti che ho letto su vari giornali e blog. Tu ne hai dato una visione molto interessante. lo leggerò quanto prima. Scrivi ancora Maria Teresa: mi sei piaciuta moltissimo nei tuoi interventi luminosi. ciaociao

  5. In questi giorno “parlavo” via mail con il nostro amico scrittore Alberto Cavanna (grande!) che abbiamo avuto il piacere di ospitare una serata qui a Trento (grazie ancòra Alberto per la tua cortese disponibilità e simpatia!), autore – fra l’altro- del bellissimo “Da bosco e da riviera” (post 11 agosto 2010, cfr. ivi). Alberto mi faceva notare come il suo libro “… sia stato uno dei primi usciti che celebravano la cultura del lavoro, le tradizioni locali contro il degenerarare di una situazione … come esso sia uscito qualche mese prima della crisi … come esso sia stato poi seguito da altri libri in tema, quali ‘Acciaio’ …, ‘Canale Mussolini’ e ‘Storia della mia gente’ ” di Edoardo Nesi, de quo agitur. Ed ecco chiuso il cerchio. Trovo interessante questi collegamenti, queste concatenazioni, a testimonianza di un pre-vedere e poi, purtroppo, di un vivere sulla propria pelle le conseguenze – peraltro prevedibili – di una non gestione dei fenomeni umani ed economici che ci riguardano. Taluno diceva “litterae non dant panem” … ma se i governanti avessero dato ascolto a certe “litterae”, forse oggi avrebbero potuto assicurare ai nostri giovani un futuro più ricco (di pane, appunto!).

  6. Grazie Camilla, ma sei davvero troppo buona! Ho confessato più volte di non essere una lettrice assidua come siete tu, Mirna ed altre amiche del blog. Ho passato mesi senza leggere, o meglio trascinando a poche, pochissime pagine e neanche tutti i giorni, il povero SARI ROSSO (vd. post di Valentina l’anno scorso), che pure è un libro estremamente interessante per gli eventi che racconta. Ma non mi ha “preso” e non riuscivo a metterlo da parte, forse perchè temevo di non riuscire comunque a leggere altro, non so.
    Certo dovrei essere, se non altro, più assidua nel frequentare il blog ed affacciarmi con qualche commento. Mirna ci offre da mesi e mesi occasioni bellissime… Spero che il tuo incoraggiamento in questo senso mi dia una mossa! Un abbraccio

  7. spero tanto nell’assiduità dei visitatori lettori del blog per dare sempre piu’ ampio spazio ai consigli di lettura, alle riflessioni, agli scambi di opinioni…tanto più che per 25 giorni io farò molta fatica a scrivere con una mano sola…Sì, ho l’avambraccio destro ingessato … sabato scorso sono caduta mentre camminavo in città dolcemente distratta da mille pensieri come Mrs. Dalloway…

  8. Mie carissime Mirna e Maria Teresa, non avete idea di quanto mi senta affettuosamente legata a voi (oltre che alle altre blogghiste) ma voi! La Mirna, col suo braccino ingessato, Non ho fatto che pensarti , serena e sorridente ” non avevo mai fatto questa esperienza” hai detto, Mirna. Altro che Mrs. Dalloway.Sei un personaggio da Jane Austin tu. Oppure una alcottiana piccola donna cresciuta.Quanto a te Maria Teresa sono speranzosa che tu scriva ancora e non importa se non hai tanto tempo per leggere, non ti serve, scrivi così bene che non ci priverai , di tanto in tanto, di qualche tuo pensiero.

    Detto questo, ecco un bel libro- di cui ho già accennato mi sembra, ma che è davvero prezioso. ANATOMIA DI UNA SCOMPARSA di Hisham Matar- uno scrittore libico, Proustiano. Possibile? direte. possibile. La delicatezza dei sentimenti di Nuri bambino, il suo amore sconfinato per il padre, un grande uomo anche lui, e Nuri da adolescente e Nuri da grande. Una vera delizia questo romanzo. non è come si pensa prima di averlo letto, qualunque cosa si pensi. E’ sorprendete. Lo stile rimane perfetto anche nella narrazione degli avvenimenti più scabrosi e dolorosi.Un peccato perderlo. E, oltre a tutto, fa piazza pulita dei luoghi comuni legati alla persecuzione politica.

  9. buongiorno….comincio con il dire quanto mi dispiace per il braccio ingessato di Mirna-doloroso prima e fastidioso poi-ma anche come sia dolce il pensiero di questa bella signora che cammina distratta ! Ma che bella la presentazione di questo libro da parte di Riccardo il tema e’ quanto mai attuale e sicuramente invita alla discussione e alla
    riflessione.Nemmeno io credo ai libri per donne e libri per uomini: io e mio marito abbiamo letto moltissimi libri insieme e anzi e’ stato sempre un modo per commentarli
    da due punti di vista diversi.Sapeste quanti libri abbiamo letto con i suggerimenti di questo blog ! Un caro saluto a tutti

  10. @Mirna: ma cosa mi dici mai! Ovviamente Maria Teresa (ed io mi associo) si è subito resa disponibile per l’intero periodo per aiutarti a superare questo periodo, che so, girare le pagine dei tuoi libri, far vivere il blog (sono un discreto dattilografo, sia pure con 2 sole dita), fare la spesa, cucinare etc.. Quando possiamo venire a trovarti?

    @Camilla. Camilla, scusa il ritardo con il quale ti rispondo, ma sto pedalando tanto! No, a mio avviso non c’è vittimismo, perchè egli non considera se stesso di fronte all’ineluttabile-npn-denunciabile; è vero, si lamenta e protesta contro certe situazioni, ma allo stesso tempo non resta a piangersi addosso, inerte, bensì le denuncia con puntualità, reagisce con intelligenza, vende sia pure a malincuore l’azienda finchè è in tempo, cambia vita e si ricrea (come scrittore).

  11. La mia amica gemella col braccio destro ingessato! Cara Mirna, forse sarebbe stato meglio aggiungere un elemento diverso alla nostra gemellaggine, ma… è andata così. Intanto ti sei infortunata sabato mattina verso le ore 12, proprio mentre la sottoscritta si “infortunava” in altro incidente di cui ora non voglio parlare. E poi, anch’io in gioventù (e tu sei nella seconda giovinezza) sono rimasta col braccio destro immobilizzato per 25 gg causa frattura del “trochite” = ossicino della spalla. E qui, per fare tutti insieme una bella risata, consentitemi di trascrivere una battutta (battutaccia? ma eravamo giovani…) che Riccardo faceva regolarmente in quel periodo: “Mia moglie ha l’orchite!”
    A Enza, che ti ha accompagnato al pronto soccorso ed è stata con te per tutte le sette lunghe ore, un plauso affettuoso. Che cara che sei stata, Enza, una vera amica!
    Sarò contenta, cara Mirna amica gemella, di aiutarti facendoti la spesa e cucinando qualcosa per te. Vedrai, sarà sì una seccatura, ma passerà presto. Partecipo con particolare intensità all’abbraccio collettivo dei tuoi amici che ti avvolge. A presto! MT

  12. Ho finito ieri “Storia della mia gente”, spinta dai voi lettori del blog, e vi ringrazio, è stata una buona lettura, ho divorato il libro in poche ore.
    Come dice Nesi, non è un romanzo ma una storia, e dentro quella storia, ciascuna con il suo titolo, ci sono quindici parti, ognuna delle quali ha la sua autonomia e può essere letta indipendentemente dalle altre.
    Anche la sintassi, fatta di quei periodi troppo lunghi che ha notato Maria Teresa, nasce probabilmente dall’urgenza di raccontare, di aggiungere fatti, di far capire la sconfitta di un sistema e la passione e l’orgoglio di aver vissuto un periodo di grande creatività ma irripetibile – un nuovo Rinascimento, dice ad un certo punto -.
    Non è un racconto che tiene conto delle regole delle scuole di scrittura, non sembra costruito su uno schema. Nesi si/ci appassiona quando narra la nascita della piccola imprenditoria italiana descrivendone la grandezza e riconoscendone i limiti.
    L’uso della prima persona permette al lettore di guardare, nell’ingarbugliata situazione economica attuale, la prospettiva dell’imprenditore che ha impegnato tutta la sua vita, il suo lavoro e quello della sua gente e che oggi si sente uno Zombie.
    Ci racconta la fine di un’epoca, la rabbia, ma non la fine delle speranze.