LA SORELLA DI FREUD di Goce Smilevski, ed. Guanda

pubblicato da: Mirna - 8 Gennaio, 2012 @ 8:27 am

Tra un libro e l’altro” la nostra vita prosegue e, come nei libri, si  volta pagina o  ci si sofferma su alcuni “paragrafi” pregnanti.

Miki e suo marito Emiliano sono stati qui a Trento per continuare quell’afflato di consonanze ed amicizie nato proprio dalla comune passione per la lettura. Chi legge potrebbe pensare “Siamo alle solite, un piccolo gruppo che si fa complimenti”…no, non è così, almeno io credo. Sono certa che ognuno di noi rappresenti una cartina tornasole di ogni tipo umano con le caratteristiche certamente uniche, ma anche riconducibili all’universale.

Miki che arriva con la pancetta di 5 mesi , sempre golosa di emozioni, con occhi e sorriso trasparenti e comunicativi così somiglianti a quelli di mia figlia, e con suo marito  “Il mio Mr. Darcy” confida. E tutti noi amici le siamo intorno e intrecciamo pezzi della sua vita con la nostra,  condividiamo momenti magici in questa Trento che si spoglia delle luci natalizie, o immagini  di rara bellezza a Castel Toblino con Riccardo o a Levico con Camilla e Dario. E intorno a tavoli  e tavolinetti per pranzi e teas con  Maria Teresa (cuoca sublime) Enza e Raffaella. Calore di questa fine festività… che a me dà un certo sollievo perchè amo voltare pagina.

E voi?

Ma un libro adatto alla visita di Miki non c’è perchè sto leggendo una storia forte, drammatica. Ma non è così la vita? Noi cerchiamo con tutte le forze un’armonia assoluta tra ciò che sentiamo e ciò che avviene intorno…ma non è sempre così. Allora ci adattiamo.

 Però…che cosa trovare che accomuni la dolce Miki in attesa e la sorella di Freud? Proprio la maternità.

Gira e rigira per noi donne questa sembra essere la completezza del nostro ruolo. Se ne potrebbe discutere sempre…

 In questo Blog di suggerimenti di lettura si torna all’Ottocento, primi Novecento, dove veramente una Donna era un individuo, un’identità soltanto attraverso il matrimonio e la maternità. Non si sottrae da questo pregiudizio neppure Alfonsine, una delle sorelle di Freud, che nel libro è la narratrice. Ma per essere esatti non è soltanto la mancanza del raggiungimento dello status quo designato alle donne che la rende infelice portandola a rifugiarsi nella “pazzia”  -come tante altre donne dell’Ottocento, da Camille Claudel, alla figlia di Victor Hugo ecc.  – Soprattutto in questo caso è  la mancanza dell’amore materno, del riconoscimento della sua validità di persona- individuo negatole dalla madre.

Perciò si parla dell’Io che  Sigmund Freud, definendosi novello Mosè, voleva liberare dalla prigionia.  Dell’Io, della concezione del Sè che se si frammenta porta alla deflagrazione  e all’estraniamento dalla Vita.

Questo giovane autore macedone, Goce Smilevski, ci regala una immaginaria autobiografia di una delle sorelle di Freud, quella che più si sentiva in simbiosi con il futuro padre della psicoanalisi, quella alla quale rimane solo il ruolo di Sorella essendo una  Figlia “ripudiata”e mai moglie e madre.

Entriamo nella Vienna di un secolo fa, leggiamo delle scoperte  e delle riflessioni di Freud, riascoltiamo ancora una volta la difficoltà della Donna ad essere Individuo a sè stante.

Ma leggiamo anche della Follia che cattura sia donne che uomini e  seguiamo  rabbrividendo d’orrore la storia di come la società ha trattato queste persone diverse. E per molte pagine entriamo nella clinica psichiatrica Il Nido dove Alfonsine viene ricoverata per 7 anni e dove condivide la stanza con Klara Klimt, sorella di Gustav. Conosciamo personaggi incredibili e commoventi come Max e Buonanima che si amano “avvicinandosi come si avvicinano il cielo e la terra in un punto lontano, …a unirli era solo lo sguardo rivolto all’orizzonte che per loro non era unione, ma neanche divisione

Un libro complesso e impegnativo. Terribilmente bello.

L’originalità della storia e gli straordinari mezzi espressivi del giovane autore attirano l’immediato interesse degli editori stranieri”

Goce Smilevski vince lo European Prize for Literature 2010.

 

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3 commenti
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  1. Ebbene si, lo confesso, sto leggendo di meno. La colpa è che ora ho un blog “mio”, http://www.trentoblog.it/riccardolucatti. Non di lettura, ma di “varie ed eventuali” (dai, andate a vedere e intervenite!) e sono un po’ distratto …
    Comunque ecco qui il mio ultimo libro (letto): Nino Di Matteo- Loris Mazzetti “Assedio alla toga”, Aliberti editore.
    E’ un saggio, un documento. Un’intervista ad un giudice sulla iipotesi di riforma della giustizia di cui al governo precedente (per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, si tratta del governo Berlusconi).
    Una serie di domande, molto tecniche … cosa succederebbe se …. e altrattante risposte tecniche. Non è riposante. Può essere sconvolgente.
    Informa anche molto su “dettagli” quali la motivazione di alcune sentenze, ovviamente ormai legittimamente di pubblico dominio, che nessun giornalista ha mai pensato di portare a conoscenza della gente.
    Ho abbandonato la lettura di “Essere amiche a Kabul” (non me ne voglia l’autrice Deborah Rodriguez) ma non mi “prendeva”. Invece, inizio con convinzione la lettura di “Zita” di Enrico Deaglio, ed. il Saggiatore. Vi saprò dire.
    Ciao a tutti e buona ripresa d’anno.
    Riccardo

  2. Mi riallaccio per un attimo al precedente post sull’arte contemporanea spiegata al marito, di Covacich, perchè è citato,il libretto di C., sulle pagine dedicate all’arte e alle mostre, in un simpatico articolo di Stefano Bucci, sull’inserto La lettura del corriere della sera di domenica. Covacich scrive di artisti contemporanei su Vanity Fair, una rivista senza sbarramenti, dove si trova qualche piccola luce in mezzo a pagine e pagine di roba grigia, pur zeppa di lustrini.
    Anch’io cara Mirna sono sollevata che sia arrivata la fine del periodo festeggiante . troppe emozioni mi uccidono lentamente, come piccole gocce di veleno : naturalmente sto citando Costanza Marini, ormai mia compagna sciagurata di ogni mia elucubrazione. Questa compagnia, di Costanza Marini intendo, è diventata assidua e dà spesso il cambio alle protagoniste dei tè di Barbara Pym : ci possono essere personaggi tanto diversi nella stessa mente, la mia? Eppure mi allietano l’esistenza strappandomi dai miei momenti di muso lungo. (C. Marini è la creatura di Scibona) Queste due femmine sono grandi maestre del non prendersi sul serio, molto seriamente.Ora devo scappare. ciao a tutti e a molto presto.

  3. CORPI ESTRANEI Cynthia Ozich– ed. Bonpiani Ho iniziato il 2012 con Cynthia Ozich: quindi ho iniziato con qualche scottatura che pizzica ancora, Il romanzo è bellissimo- torvo, complesso, misterioso , furente. eppure la zia Bea- con i sui tramacci, a me è sembrata una fata benevola. Corre avanti e indietro tra N.Y e la California e tra N.Y e Parigi, alla ricerca dei suoi sconosciuti nipotini. apparentemente incomprensibili, dorme sul divano duro e offre il letto ai nipoti nella sua modesta abitazione di N.Y. E risponde con calma alle lettere dell’odioso fratello Marvin che la maltratta senza risparmio e le chiede di ritrovare la sua prole ribelle, fuggita a Parigi.. E Bea va a trovare la cognata ricoverata in manicomio, e Bea capisce tante cose. al punto di voler prendere in mano lei i fili infuocati dei destini dei suoi “cari” e, a suo modo, riesce a modificarli. Perfino il ricordo del marito musicista, di cui conserva per decenni, l’enorme pianoforte a coda che occupa tutto lo spazio del suo appartamentino, persino quel ricordo doloroso e conturbante, Bea riuscirà a scacciarlo assieme all’enorme animale sonoro a 4 zampe. Una fata, dicevo, senza fascino alcuno, ma più forte di tutti. Si esce da CORPI ESTRANEI, piuttosto malconci ma pieni di ammirazione per questa scrittrice dura e indomita. E ci si dice :”valeva la pena” e si mette il libro nello scaffale di Damasco.