VENIVAMO TUTTE PER MARE, di Julie Otsuka

pubblicato da: Mirna - 13 febbraio, 2012 @ 3:39 pm

Regalare un libro.

 Si può ? Sì, se si conosce abbastanza bene la persona,  sì  se intuiamo che i suoi gusti di Lettore assomigliano ai nostri. Sì, anche se non siamo sicuri di ciò che gli può piacere… perchè non fargli assaggiare qualcosa che a noi è piaciuto?

 Renata di Recco compirà gli anni fra qualche giorno ed io sono sicura che questo racconto le piacerà. Lei stessa, l’estate scorsa, mi aveva prestato un libro che parlava di una vietnamita, “Riva”  di Kim Thui (v. archivio), una profuga che dalla Malesia arriverà in Canadà.

E’ stata come sempre  Camilla a segnalarmi questo straordinario piccolo libro  edito da Bollati Boringhieri nel 2011,perciò  alcuni giorni fa  l’ho comprato e letto durante un freddo e grigio pomeriggio.

 Scrittura che  come dice “The new Yorker” ti ipnotizza nella sua cadenzata  ma forte semplicità. 

 Soltanto una pausa per una tazza di tè e di nuovo mi sono immersa nel racconto corale delle giovani giapponesi che all’inizio del Novecento lasciano la patria per attraversare l’Atlantico e approdare negli Stati Uniti come spose di compatrioti  già da anni oltreoceano. Le cosiddette “spose in fotografia”.

Julie Otsuka  , nata in California, ora vive a New York, è pittrice e romanziera. Per scrivere questo romanzo ha tratto ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi, attingendo a   moltissime fonti storiche e racconti.

Il suo linguaggio è veloce, diretto, crudo, ma proprio per questo altamente poetico perchè ti trafigge il profondo del cuore. Come non sentirsi vicino a queste giovani donne che durante la lunga traversata sognano, temono, si fanno domande su ciò che le aspetterà in California? Troveranno eleganti mariti, benestanti e gentili che le faranno dimenticare la fatica di lavorare nei campi di riso, che le faranno diventare ciò che non erano? 

C’era bisogno di immigrati  nell’agricola California per fare i lavori più duri nelle piantagioni di frutta o come manodopera in generale . Ed è questo che con gelido stupore le neo spose dovranno fare. Nei capitoletti in cui è diviso il romanzo viene raccontata spietatamente e concisamente la loro esperienza. Dalla prima notte con quasi tutti i deludenti mariti all’impatto con i Bianchi razzisti.

Eppure esse lavorano, sanguinano, soffrono, si uccidono. Soltanto qualcuna riesce a trovare un po’ di tranquillità e  di benessere.

E poi arrivano i figli, partoriti velocemente nella tenda in cui si riposano dopo ore e ore di lavoro nei campi tra fragole e viti o nel misero alloggio dal pavimento di terra battuta. E intanto queste donne smettono di pettinarsdi, di guardarsi allo specchio , imparano a sopportare tutto e  a non parlare, mentre la loro vita è scandita dal lavoro, dalle erbacce da strappare,  dai pavimenti da pulire,  dai panni da lavare.

Lentamente si aggregano nella parte chiamata Japantown e forse un po’ di comprensione la troveranno  nelle compatriote, un po’ di visibilità tra le stesse sfortunate.

E dopo Pearl Harbour la diffidenza, la persecuzione, l’odio per il Giapponese. Gli uomini vengono portati via, E  tutta la comunità sparirà forse verso lo Utah, forse verso il Nevada…i Bianchi parlano di treni fantasma che vagano per il paese portando lontano, ma dove? …i nemici .

E quella sensazione di invisibilità si concretizza.  Un destino comune raccontato proprio per questo in prima persona plurale. Soltano qualche raro sorriso, moltissima sofferenza, delusione, fatica.

 Un’unico tenero legame mai dimenticato è con la Madre, forse la stessa patria, il suo profumo, le sue parole, i suoi usi e costumi, un sottile e tenace nastro di amore e di rimpianto. Nonostante tutto.

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5 commenti
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  1. Il Legame con la madre_terra rimane nel cuore di tutte le giapponesine ma si mette in evidenza anche una speciale dignità, una speciale eleganza, in queste ragazze tanto povere :Ciascuna di loro ha un baule, il cui contenuto è già un romanzo :…pennelli da calligrafia e barrette di inchiostro nero, fogli di carta di riso, statuette di avorio del dio volpe e minuscoli Budda di ottone e pietre nere di fiume e altre bellezze…..Vado a memoria, ma il loro piccolo bagaglio la dice tutta su una cultura e un popolo davvero speciale e mirabile per l’eleganza e la nobiltà dei loro costumi, indipendentemente dal censo. Ho trovato molto bello e speciale anche il modo come lasceranno le loro abitazioni e ambienti prima di essere deportate, con i loro cari e i loro bambini. Sopportano, in silenzio, una condanna terribile accettata con assoluta dignità, qualcuna lascerà delle orchidee di benvenuto sull’uscio di casa, altre laveranno tutto alla perfezione….”Questa è l’America, si erano dette, non c’è niente di cui preoccuparsi. E ci saremmo sbagliate”- Indimenticabile. Sono felice che ti sia piaciuto, cara Mirna, è davvero un libro imperdibile.

  2. A volte mi chiedo che forza ci vuole per essere donna…
    E’ vero non vai in guerra (beh, non andavi) pero’… mi sembra la vita la battaglia delle donne spesso.
    In quanto alla domanda se si possa regalare un libro, e’ certo una bella domanda. Se uno va a fondo della questione credo arrivi alla paralisi: no, non si puo’. Pero’ non si possono indovinare libri neppure per se stessi e quindi… la risposta diventa si’ con il margine di imponderabilita’ che abbiamo con gli altri ma anche con noi stessi.

  3. @ Stefania. Hai ragione, no, non si può.
    A proposito di “se si può regalare un libro”, tanto è vero che non sempre riusciamo a sceglierli neppure per noi stessi.
    Interessante questione.
    Però ho molto cari i libri che mi hanno regalato e li tengo e li considero con speciale riguardo perché qualcuno li ha scelti pensando che li apprezzassi.
    Allora si può?
    Nel dubbio preferisco prestarli e farmeli prestare.
    Ciao, Grazia.

  4. Con questo principio non si potrebbe regalare mai nulla a nessuno tranne denaro, visto che quello va bene a tutti. Regalare un libro (e ricevere un libro) è bellissimo anche se richiede un minimo di interesse nei confronti di lo riceve: possibilmente sarebbe meglio averlo amato quel libro, o apprezzato. e poi, se non piace, pazienza, sarà sempre un testimone di un pensiero gentile.E’ meno ingombrante o imbarazzante di qualsiasi altro oggetto,o animale, vegetale, o mangereccio . Anch’io come Grazia, conservo con grande piacere libri regalati anche se non mi sono piaciuti. Ci scrivo sopra il nome di chi me li ha regalati e sono contenta. Se poi c’è una piccola dedica diventano preziosi. Il libro è un oggetto esteticamente superiore. Non occorre annaffiarlo nè rinvasarlo, non occorre tenerlo in frigo o in cantina. E puoi lasciarlo in qualsiasi stanza, in qualunque posto che non “stona” con nessun arredamento , non teme il caldo nè il freddo, non puzza di per sè, mai. Se è bello grosso può servire, a volte, da ferma porta se c’è troppa corrente d’aria, insomma anche se non sarà letto il libro è bello sempreCredo anche che si possa chiedere , prima di comprare un llibro -regalo : chi sono i tuoi autori preferiti’ O gli argomenti preferiti. giardinaggio, cucina e oltre, in tutta la gamma del sapere. Anche i libri illustrati o i fumetti, o i libri rari e antichi, o i gialli e i noir e i fantasy. insomma a regalre un libro si fa sempre una azione intelligente. Se poi si amano i libri come si fa ad accontentarsi di un prestito’ E se poi il libro è bellissimo? E se ci mancherà? E se in una notte insonne ci verrà voglia di quella storia, di quella pagina, di quei versi, di quelle parole? Ho sentito in questi giorni che non so trova più, in italiano, il libro di Dickens “Nicholas Nickeby”!!! Un romanzo bellissimo. Mi ricordava un’estate sul lago, felice con quella lettura stupenda. E ho frugato tra i libri in ordine alfabetico (da anni non lo rispetto più) e c’era: due volume del 1962!! della BUR. Mi sono riletta il finale stupendo e l’ho rimesso in ordine alfabetico, che gioia e che divertimento. Se fosse stato in prestito non l’avrei avuta.

  5. Regalare un libro… certo che si può secondo me… Io li regalo e li ricevo… e anche se non sempre mi piacciono ( devo dire che però spessissimo gli amici indovinano i miei gusti ), li custodisco gelosamente lo stesso come Camilla e Grazia perchè ricordo la persona che me li ha voluti donare.. Guai a chi tocca i miei libri che sono sparsi ovunque in casa… Solo che come al solito ci sono problemi di spazio quindi a volte ricorro alla biblioteca!
    Un commento anche per il post successivo….Grandi Mirna e Maria Teresa e tutti gli altri, compresa anche la bella Stefy dodicenne!!! Io però devo dire che non sono amante del Carnevale, anzi mi rende triste. Forse perchè da piccola non lo potevo festeggiare essendo molto spesso malaticcia. Forse perchè è un pò così il Carnevale, ” dolceamaro”…Un bacione a tutti. Camilla ti sei ripresa? Complimenti per la vincita, sei mitica!