CARLO GOLDONI e le sue commedie

pubblicato da: Mirna - 16 febbraio, 2012 @ 8:17 am

Tempo di Carnevale e tempo di maschere. Desiderio di essere “altri da noi”, di vivere sfaccettature diverse da ciò che siamo diventati, indulgendo per caso o per scelta su caratteristiche  che forse avremmo voluto assecondare.  Ogni volta che ci mascheriamo scegliamo ciò che vorremmo essere….è così?

Qualcuno si ricorda una scelta di travestimento che ha  esaudito tal desiderio?

 Principessa, zingara, fata…Zorro, cow boy… Se qualcuno non ha mai ceduto alle lusinghe delle maschere, qualcun altro invece adora farlo. Come me. Ho cominciato a Munchen tanti anni fa durante il Fasching, il carnevale  che dura tantissimo. Invece di studiare tedesco partecipavo a feste su feste. Che allegria. Da zingara chic, a extraterrestre, da carta da gioco, a principessa della Czarda…

Ora invece “da grande” adoro vestirmi dei panni di cantanti degli anni Venti o delle Kessler! Grazie alla mia partner Maria Teresa…  Vi racconterò…

Ma torniamo a ciò che già abbiamo fatto recentemente (v. post di Riccardo)  e cioè alla rappresentazione ridotta di alcuni dialoghi de Il ventaglio …e  alla cuffietta di Giannina arrivata fino ad oggi dopo una lontana rappresentazione de La locandiera.

Perchè amiamo tanto Goldoni? Perchè egli, da acuto osservatore, ci riporta con allegria e sempre  con un fondo di ottimismo alla vita ed ai costumi sociali del suo tempo. La sua equilibrata visione della vita e la pacata fiducia nelle virtù operose dell’uomo ci regalano serenità e  conforto.

E il suo teatro realistico, seppur partito dall’imitazione dei modi della Commedia dell’arte, riesce a raggiungere una sua originalità sosituendo agli stereotipi delle maschere la pienezza di vita di personaggi variamente umani inaugurando quella che lui stesso definisce commedia “ dei caratteri”

Quante sue opere abbiamo visto! Da I rusteghi,  Sior Todaro Brontolon (ricordo ancora Cesco Baseggio) alla Trilogia, le Femmine puntigliosequale la vostra preferita?

La sua simpatia, come ci aveva riassunto Maria Teresa, “regista” del nostro  Ventaglio, va sicuramente alla piccola borghesia e ai  popolani operosi, dagli onesti mercanti che amministrano con accortezza le proprie sostanze alla donna fattiva come Mirandolina che  vuol rimanere, con innato buon senso,  inserita  nel suo ambiente sociale rifiutando la corte dei vari conti e marchesi.

 Ecco la foto  de La locandiera, edizione 1986, con Stefania nella parte di Mirandolina  e che indossa la stessa cuffietta di Giannina de Il ventaglio.

Donne di buon senso, pratiche, libere: se Giannina rifiuterà di sposare Coronato, l’oste benestante raccomandatole persino dal Conte,   così Mirandolina  lascia ai suoi pensionanti che la corteggiano l’illusione di cedere, ma ha bene in mente cosa è più saggio fare, cioè impalmare il suo cameriere Fabrizio.

 

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7 commenti
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  1. Riverisco Siori, mi son l’oste Coronato e son venezian ciò, anca se mi hanno rifilato un grembiule del Sud Tirol con su scritto Selten daheim, raranente a casa che poi questo s’è vero ciò, perchè sono sempre in osteria che saria la SPEZIARIA PE’ I SANI, cioè la farmacia per chi sta benon …..
    In più nella mia osteria g’ho messo su n’aviso: “Meno internet, più cabernet”.
    Che ne dite?
    .

  2. Come dici riccardo??

    @raffaella – piccolina , malaticcia da bambina – su raffaellina che qualche mascherata te la sarai fatta anche tu. Certo se mi ricordo ai tempi dei miei figli bambini (quando eri bambina anche tu) li si portava “in maschera” con orrendi vestiti da fata o da arlecchino o da cane o gatto o altre sembianze idiote e , sotto quelle stoffe leggere, li si imbottiva di maglioni e calzamaglia e stivali. quanto freddo, stanchezza e noia. Forse Raffaella non ti sei persa nulla di bello. Mi viene sempre in mente il bel romanzo di Paolo Giordano, con la piccola sciatrice coatta, terrorizzata dalle lezioni di sci volute dal padre. A volte non è bello quello che sembra bello. Io da piccola mi mascheravo moltissimo e andavo al giro al sass senza togliere mai la maschera con la fifa di incontrare mio papà che mi avrebbe ….ma non mi ha mai beccata. Per travestirci frugavamo negli armadi di nonne e prozie. Cappellini con veletta, tacchi alti di 4 numeri superiori ai piedi, vecchi ombrelli a manico lunghissimo, retaggi di antiche dame, detti da noi “frizze”.Insomma sto meglio e devo correre dalla parrucchiera che faccio PAURA così come sono ridotta. altro che carnevale. Io sono malaticcia.

  3. Ma… quella sono io…

    Mi ricordo un antico ferro da stiro con il manico rimastomi in mano durante la rappresentazione. E varie risate soprattutto delle “mamme”! Ma, il mascherarsi e’ secondo me un atto sano e divertente. Distrae e ci astrae dalle nostre nevrosi quotidiane. Quando ho potuto iniziare a scegliermi le maschere – ovvero quando mamma ha “ceduto” sulle varie principessine, Pierret e compagnia bella, mi e’ sempre piaciuto vestirmi da qualcosa che mi era lontanissimo… da uomo o da personaggi della storia! (angolo pubblicitario al dotatissimo camerino di Cristina Penelope che so ieri preso d’assalto dalle Penelopi impazzite).
    Il gioco di ruoli mi ha sempre intrigato e ha sempre confermato l’ idea che noi non siamo quello che crediamo (o vogliamo) essere ma molto molto oltre…

  4. Siete proprio bellnii…. tanto tanto… vi ho “sgamato” sotto la maschera tutti colorati e birichini!
    Mi mascheravo da piccola e mi piaceva, si correva e scimmiottava tutto il giorno.. poi la sera balli e risa in gruppo. Piccolissima facevamo girotondo uniti per la strada… un bellissimo ricordo…

  5. Ed è arrivato Carnevale, quando ogni scherzo vale!

    Da piccola non mi sono mai mascherata, ma osservavo incantata i carri che sfilavano per le vie di Palermo, invidiando un po’ i bellissimi costumi delle mie coetanee, dato che io non venivo mascherata, ma ero solo spettatrice.
    Mi sono rifatta molto più tardi, partecipando attivamente a diversi carnevali veneziani, cominciando dagli anni ’80. Parlo di quello di Scaparro, che ha saputo inventare o reinventare il Carnevale del teatro, quando si sono uniti teatro, musica, danza, mimo, maschera, parola, trucco, travestimento.

    Il Carnevale a Venezia nasce da un’antica tradizione che si fa risalire al X secolo, continuata fino ai giorni nostri il Giovedì Grasso con il Volo dell’Angelo, detto anche della Colombina, fatto da un acrobata che saliva lungo una fune fino alla loggia del campanile di S.Marco, per poi tornare a terra con un mazzo di fiori da offrire al Doge. Inizia così lo spettacolo, che si collega a quello di una volta, con giocolieri e saltimbanchi, fuochi di artificio e quando tutti potevano mascherarsi, facendo così cadere le distinzioni di ceto e di sesso e le maschere permettevano la massima libertà e soprattutto nessuna differenza.
    Ho avuto così la fortuna di respirare la magica atmosfera di Venezia durante il suo speciale Carnevale vestita da pierrot rosa e da un’improbabile strega-maga-dama medievale, girovagando per le calli, fotografata da molti, finalmente protagonista e interprete di un’altra me.

  6. Betty Smith
    Un albero cresce a Brooklyn
    Neri Pozza

    Fra un mio post e l’altro (v. http://www.trentoblog.it/riccardolucatti) ho ricominciato a leggere.
    Quando i libri hanno tante pagine, io leggo con la matita in mano, per segnarmi passaggi che non posso trascurare nel successivo intervento. Così è accaduto per questa che di fatto è una autobiografia. Tuttavia ora mi sento di esprimermi diversamente. e cioè, mi piace tracciare un parallelo fra la vita della bimba americana Francie, bella e povera, e quella dell’italiana Rebecca (de “La vita accanto” di Maria Pia Veladiano), brutta e ricca.

    Una sorta di dote innata, di intelligenza “di serie” compresa nel prezzo della nascita, risolve le due situazioni, facendo vincere la Persona rispettivamente sulla Povertà e sulla Bruttezza. Sì, è vero, abbiamo questi “accessori compresi nel prezzo”. Basta che io guardi mia nipote Sara, teenager nel senso che diciassette li ha, solo che sono mesi, non anni, per capire come già esprima atteggiamenti, volontà, scelte di cui non ha avuto dall’esterno alcun modello, ma che evidentemente sono espressione dei suoi cromosomi o fanno parte di quel “bonus” iniziale che la Natura (Dio, per chi crede) ci ha inizialmente dotati. Sta poi a noi far fruttare questi “talenti”, e non seppellirli sotto la cenere del consumismo, dell’arroganza, della competitività che poi è l’anticamera della conflittualità.

    Altro accostamento d’idee mi è sorto ascoltando il monologo di Luca Mercalli di cui al seguente link http://www.youtube.com/watch?v=PRCgwNaxZaE riguardante l’ “inganno di una crescita che non può più essere uguale al modello del passato”. In entrambi i libri di cui sto cercando di tracciare qualche “affinità elettiva” infatti, non si attribuisce un grande valore principalmente al denaro “a tutti i costi”, ma si lascia abbondante spazio a ben altri valori: l’amore, l’amicizia, la famiglia, la cultura, l’arte, rispetto ai quali il denaro ha un ruolo assolutamente secondario.

    Ecco, non aggiungo altro. L’albero di Brooklyn sta crescendo ormai dal 1943, cioè da un anno prima della mia nascita. Io mi sono riparato fra le sue fronde solo ora … e voi?

  7. Dopo lungo silenzio fioca… eccomi qua, almeno per il Carnevale…
    Deliziosa Stefania preadolescente nei panni di Mirandolina! Goldoni è troppo simpatico per non essere spesso ripescato, a Carnevale e in altre occasioni. Ricordo che quando insegnavo e si faceva teatro nelle libere attività, avendo sempre moltissimi ragazzi che chiedevano di partecipare, Goldoni era una grande risorsa dati i molti personaggi che offriva e proprio IL VENTAGLIO (in edizione ridotta) è stato un allestimento particolarmente divertente.
    Il divertimento in teatro è fondamentale e lo è nel suo significato primo, quello di deviazione/distrazione dalla quotidianità, come dice Stefania. Se poi c’è anche la risata, tanto meglio!
    Da bambina a Carnevale non mi mascheravo, ma mi hanno travestita da angioletto in una recita di Natale all’asilo. Non ne ho alcun ricordo nella mente, ma ho una foto che mi ritrae molto impegnata, con le braccia incrociate sul petto e le ali dietro le spalle: avevo poco più di tre anni. Penso di poter considerare questa come immagine di partenza per la passione che poi si è sviluppata in me.
    Bello comunque anche alla nostra età travestirsi e trasformarsi recitando! Ci fa star bene.
    Grazie, Mirna, per aver raccontato il nostro Goldoni di quest’anno e naturalmente un grande grazie a Cristina che ci dà l’opportunità di immergerci nel grande (difficile immaginare quanto, finchè non lo si vede!) mare dei suoi costumi.