GIORNI VICINI di Angelika Overath

pubblicato da: Mirna - 5 giugno, 2012 @ 4:33 pm

Certo che il rapporto madre e figlia è uno dei più sviscerati in letteratura .

E’ infatti il rapporto per eccellenza, quello che inizia dalla fecondazione che fa vivere  in simbiosi fisica per nove mesi due esseri e che continuerà poi  tutta la vita proprio con  il rispecchiarsi l’una nell’altra, visto lo stesso genere, in un crescendo di amore o  odio, tenerezza o rancori,  ammirazione o compatimento a seconda delle storia, dei caratteri di entrambe  o degli accadimenti. Ma sicuramente la Madre ha delle grandi responsabilità verso i figli, una delle quali è fornire gli strumenti per permettere  alle sue  creature di staccarsi.

Ah, io sono madre, ma non sono solo quella. Sono stata figlia, moglie, ma soprattutto sono persona e la mia vita ha proseguito attraverso un percorso di speranza e lavoro per raggiungere equilibrio, serenità e qualche risposta al miracolo Vita. Chissà quanti errori avrò fatto come madre, ma credo di aver seguito il buon senso della  mia linea femminile che ad un certo punto lasciava aprire il bozzolo per permettere alle figlie di scegliere e di “volare”da sole. (almeno lo spero…ma si sa che avrò ugualmente sbagliato qualcosa!)

Nel racconto di Angelika Overath non è stato così. L’amore di una madre per la figlia è estremo, totalizzante, claustrofobico.

 “La bambina era cresciuta avvolta nel potere amorevole della madre…la bambina era diventata la “casa” della madre

Questa madre che ha dovuto lasciare “la sua casa, il suo paese” nei Sudeti per trasferirsi in Germania , si è sempre sentita straniera e insicura. Solo un figlio avrebbe potuto darle un ruolo, una sicurezza, uno scopo, un radicamento. Si sposa soltanto per questo. E quando Johanna nasce tutto girerà intorno a lei che verrà allevata in modo da diventare forte per la madre.” Una figlia troppo delicata e sensibile o addirittura narcisista non le sarebbe servita a niente”. 

 Questo filo d’acciaio che lega madre e figlia durerà parecchio tempo finchè Johanna lascia la casa per un lavoro in un’altra città, ma  è ancora tenace  e Johanna se ne accorge, quando la madre muore.

“…la madre muore e la figlia vive, ma non ci aveva creduto davvero. Quella morte smentiva il loro tacito accordo…” All’ospedale, in rianimazione,  aveva respirato con lei, come se volesse “partorire” la madre, respirando.

Ed ora nell’appartamentino materno  non riesce a buttare via le sue cose che contengono  ancora tracce vitali dell’odore pallido e familiare della madre.

Inizia una notte durissima in cui i ricordi arrivano e travolgono Johanna. “Romanzo in una notte” (Roman in einer Tage) è infatti il sottotitolo.

Gli oggetti intorno a lei che si aggira vuota nelle poche stanze e che sono vissuti con la sua famiglia, una famiglia triste che talvolta piangeva in silenzio di nostalgia, – Sensucht - sono tutti presenti e trattengono i ricordi. Come i vari gatti di peluche ritti e ordinati sul grande divano di pelle marrone e tra i quali, ad un certo punto Johanna si ritrova, più o meno nella loro stessa posizione..

Alcuni  ricordi dolci che le sembrano “angoli ciechi di paradiso” nel ripensare al  nonno ciabattino che le faceva fare lavoretti insieme a lui.

Ma è la Madre che ha deciso il destino di tutti, la loro infelicità, una madre che ha timore dello spazio e che ha riempito le stanze di tanti mobili come se essi fossero un puntello per un sostegno più solido di quello che erano in grado di darsi vicendevolmente.

 Notte catartica dunque per Johanna quarantenne, in cui viene sviscerato questo intenso e quasi morboso rapporto materno per poterlo poi ridimensionare, forse capire, neutralizzare  spostandosi più indietro nel tempo,   ad un’immagine raccontata dalla nonna  quando ancora si trovava “al paese“, quando lavava le fasce e le camicine  della sua  figlioletta, la madre di Johanna,” nella fresca acqua che mormora sotto i salici, là dove lo Zwittau separa la Boemia dalla Moravia, nell’acqua in mezzo alle oche.” 

Che scrittura forte questa Angelika Overath, classe 1957, giornalista, saggista,  vincitrice di numerosi premi letterari. 

Keller Editore

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4 commenti
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  1. Ci terrei a leggere questo romanzo, carissima Mirna… Avrei tante cose da dire sul rapporto madre-figlia ma temo che l’emozione prenda il sopravvento sulla scrittura quindi per ora va bene così. Grazie dei tuoi apporti e dei tuoi consigli….spero che quando sarai nella tua bella Liguria, non ci abbandonerai, ci sarà un computer anche lì vero? Intanto sul rapporto madre-figlia segnalo il libro della Oates La madre che mi manca ( Missing Mom ).“. La storia raccontata dalla scrittrice newyorkese è semplice, una donna di trentuno anni di nome Nikki Eaton perde la mamma in modo inatteso e tragico. Nikki subisce una lenta trasformazione del suo stile di vita fino ad arrivare a sentirsi un’altra donna, forse più rassomigliante alla mamma di quanto lei credesse. L’ho letto qualche anno fa e mi era piaciuto… Un abbraccio a tutti!

  2. Giorni vicini è un bel libro, del tutto originale nella sua creazione. Un amore materno- come ce ne sono tanti, anche in luoghi e in situazioni assai lontani da quelli della mamma di Johanna. Per questa madre il non detto, l’infelicità scelta come unico modo di vivere, i ricordi antichi e quelli recenti,a volte quasi sereni , a volte gonfi di dolore e di tradimenti , di bisogni forti mai soddisfatti sono stati la sua vita stessa, alimentata solo dall’amore totale, quasi osceno, per l’unica figlia.E quella prima notte Johanna , amputata, seduta al tavolo della cucina, (straordinaria la descrizione della tela cerata , un simbolo del bisogno pertinace di decoro della madre) nei suoi ricordi confusi riesce a riconoscere e a sollevare la pesante patina di infelicità che la mamma ha “praticato” fino alla fine.
    .” Ma ormai si era fatto giorno” .Un romanzo autentico, notevole , dove la parola amore diventa difficile persino da pronunciare.

  3. Sì, è un argomento “hot” quello del rapporto fra madre e figlia. Se ne è parlato recentemente con qualcuno… la differenza del rapporto madre-figlia/madre-figlio. il secondo che può dare origine a maggiori problemi della sfera affettiva è però più diretto in quanto fra generi diversi appunto, e in quanto non c’è generalmente identificazione o competizione. Quello fra madre e figlia invece è più complesso in quanto la madre è anche comunque per la figlia il primo oggetto d’amore (secondo la psicanalisi) anche se come tale deve cedere velocemente alla figura maschile per assecondare l’evoluzione della sessualità. Cosa resta quindi del rapporto madre-figlia? se è buono, rimane la complicità senza complicazioni, l’aiuto, l’esempio, l’appoggio, un filo sano di forza e schiettezza; se è problematico beh, può essere difficile. Certamente in questo romanzo si dà ragione di una patologia, o forse, semplicemente del grande limite di una persona – la madre – che va a marchiare per molti anni la vita di un’altra persona – la figlia -. E ho una domanda: ma che prospettiva c’è alla fine di questa notte catartica per Johanna? Ed è questa – se c’è – una soluzione realistica?

  4. Ci sono il giorno, la luce, la vita. c’è la liberazione da un vincolo che si sublima nel ricordo e si trasforma in un possibile affetto, in tenerezza, in comprensione.C’è la vita di una donna giovane e libera: saprà cosa farne.