LESSICO DELLA GIOIA, o la luce dentro di noi

pubblicato da: admin - 6 marzo, 2010 @ 7:16 pm

Questo è uno dei primi libri di cui volevo parlare, ma non lo trovavo perchè mescolato ai volumi di poesia. Finalmente ieri mi è tornato tra le mani. Avrei potuto parlarne anche senza sfogliarlo, ma mi piace ricopiarne esattamente le citazioni  che io ritengo illuminanti. L’autore è Lorenzo Gobbi, le edizioni sono Qiqajon della Comunità di Bose.

Io credo che, nonostante le giornate di malinconia, di nostalgia, di sofferenza, dentro di noi esista in nuce la gioia, altrimenti non riusciremmo a proseguire la vita. “La gioia sembra in attesa di un varco, di una ragione anche solo apparente per irrompere intatta nel mondo”. La gioia paragonata alla luce che si accende e ci illumina. Ci “illumina di immenso?” Ci regala “i momenti d’essere”?

La gioia  è un’intima coesione con ogni cosa del creato che sembra voler dialogare con noi. Nella linfa della natura riconosciamo “il fluire del nostro sangue trasformato in ritmo di danza“; la stessa terminologia data a ciò che ci circonda è un dono amorevole di gioia. “Esprimendole, plasmiamo le cose“. L’oro non è  solo metallo, ma un prezioso pegno d’amore, il frumento e la vite danno i frutti che consumiamo insieme, le foglie impersonano il nostro destino. E che dire del filosofo tedesco (non ricordo quale) che consiglia di lasciarci crescere come un giglio nel campo sotto il sole? Questa è un’immagine che spesso ripercorro per trarne coraggio e speranza. E mentre lo penso mi sento parte della terra e mi affido ad essa con più fiducia.

Per spiegare la gioia, non c’è che il lessico della luce che, per Marsilio Ficino, richiama la natura del bene. “si diffonde all’istante…senza nuocere si diffonde su tutto e penetra in tutto…e forse la luce è la stessa vita dell’anima celeste.”

La gioia è amore per la natura, per gli altri, è anche una capacità fulminea di comprendere e leggere  il mondo con attenzione e libertà.

Quali sono le immagini della gioia che vi ritornano alla mente? Reali o sognate? Io ricordo i miei sogni, anche quelli passati; anni fa ne facevo di bellissimi e pieni di gioia, come quello colorato dove una leggera pioggerella primaverile bagnava un folto cespuglio di glicine di cui percepivo il profumo o quello in cui volavo con guanti rossi su un’isola verde. E i momenti reali ? Gli abbracci alla mia tenera bambina, il meriggiare estivo nel nostro giardinetto ligure,  l’ultimo viaggio in una Provenza viola di lavanda con mio marito.

Chi contempla e riconosce immediatamente la gioia non chiede nulla, si limita ad osservarla e viverla. In tedesco Freude si riferisce all’antico Froh, forse “svelto, veloce”, quindi la caratteristica della gioia è appunto l’abitudine a illuminare brevemente le nostre vite, ma come il sole, sappiamo che ritornerà.

Poco fa mi sono affacciata alla finestra del mio condominio-nave. Mi vedevo riflessa nei vetri degli uffici vuoti della Provincia , da lontano sembravo ancora una ragazza, sentivo Stefania suonare Mozart per il concerto di domani, il sole mi scaldava il viso, il cielo azzurro cobalto sembrava illuminarsi man mano che lo osservavo, ho provato un attimo intenso di gioia. Esultanza, desiderio di ringraziare la divinità.

Lorenzo Gobbi in questa “raccolta di scintille” che ci vogliono regalare letizia e gioia, non solo ci parla dell’ etimologia della parola stessa nelle varie lingue, ma  ci racconta  di musicisti, di poeti, di scrittori che riescono a trasmetterci un godimento dell’animo, impressioni di bellezza, grazia e perfezione.

Tutto era buono, tutto era giusto“, scrive Katherine Mansfield;  davanti alla bellezza, ai momenti “perfetti”, “il nostro corpo esulta, incontrollabile: cantiamo.” La Mansfield , di cui parlerò a lungo più avanti, era affamata di gioia come si può essere a 23 anni.

Lo si può essere a qualsiasi età? Perchè no? Se doniamo letizia, allegria, ne saremo certamente  contraccambiati. Ho amiche solari, sorridenti, liete, che illuminano i momenti vissuti insieme. Ho la mia sorridente figlia con la quale condivido risate, riflessioni e buoni propositi per superare gli attimi di sconforto.

E si ritorna a Seneca De vita beata  e ai suoi esercizi esistenziali: essere consapevoli per essere liberi.

Una ricerca per smascherare il senso della vita,  calarsi in noi stessi per scoprire la nostra identità  e il proprio posto nel mondo , per condurre tutto a un’unità. E questo ce lo raccomanda Marcel Proust.

Per felicità e gioia si deve soprattutto parlare di condivisione d’amore. Gesù ci dichiara ” Questo vi ho detto perchè la mia gioia sia in voi e la vostra  gioia sia piena“.

Ma per concludere non si poteva non parlare di San Francesco, (un mio eroe), artefice della propria letizia, un miracolo alto e affascinante che si può sentire vivo ancor oggi, solo ripercorrendo la dolce terra d’Assisi. La  sua intima gioia e la sua esultanza per la vita non si sono disperse, rimangono sotto il cielo umbro, tra gli ulivi, negli uccellini , nei tramonti rosati, nel suo pensiero che travalica confini.

Questo, io, cattolica poco osservante e talvolta miscredente, ho provato l’estate scorsa ad Assisi. Una gioia palpabile, uno sbocciare di sentimenti pieni d’amore per il tutto, un desiderio di ringraziare.

condividi

10 commenti
Lascia un commento »

  1. Dal tedio leopardiano alla gioia!
    Interessante ma complicato al tempo stesso il discorso sulla gioia. E’ interessante perchè tutti abbiamo provato il sentimento della gioia, ma difficile perchè non è facile provare a ricordarsi (o magari a confidare) i momenti personali di gioia.
    La gioia poi è anche un sentimento difficile da riconoscere e di conseguenza da ricordare: nel senso che a volte lì per lì non ci rendiamo conto della gioia, talmente ne siamo inebriati.
    Interessante anche vedere come lei, che si definisce “cattolica poco osservante e talvolta miscredente”, sia rimasta appunto letteralmente inebriata da S.Francesco e dalla terra umbra, terra magnifica.
    Gioia sentimento universale, per tutte le età e soprattutto senza controindicazioni:
    ho provato gioia quando si sta assieme agli amici e si scherza fino a tarda notte o quando si va in gita, ho provato gioia nelle occasioni in cui ho visto tutta la mia famiglia unita e felice, ho provato gioia nei piccoli momenti di ogni giorno nei quali si manifesta il vero volto dell’anima delle persone, non macchiata dagli egoismi e dagli interessi, ho provato gioia nel rendere qualcun altro felice, ho provato gioia dopo una dura scalata o camminata in montagna godendomi lo spettacolo della natura, ho provato gioia innamorandomi…
    Penso che ci voglia proprio oggigiorno una ventata di gioia…

  2. Interessante il commento di Luigi che mi sollecita ad ampliare qualche riflessione del “Lessico della gioia” proprio per quanto riguarda Leopardi. Lorenzo Gobbi constata quanta energia titanica Leopardi abbia impiegato per negare la possibilità di qualsiasi felicità, eppure “si ha l’impressione che fosse un uomo di grandi gioie – ma temute, fuggite, negate o piuttosto gelosamente nascoste, trattenute”. Ha ragione quindi Luigi a dire che non è facile a volte confidare i momenti di gioia.Certo che spesso il tutto comprende anche il suo opposto. Il bianco e nero del simbolo del Tao che si mescolano insieme?
    Forse è per questo che non ci si dovrebbe mai definire categoricamente, possiamo essere “uno, nessuno, centomila”. E’ il dubbio che ci fa crescere?

  3. Saper apprezzare e riconoscere i momenti di gioia è un grande dono. E soprattutto riconoscerli nelle piccole cose. Recentemente per via di mio padre ho frequentato il reparto di oncologia dell’ospedale di Rovereto dove ho conosciuto una donna di una forza invidiabile, gravemente ammalata che ha saputo darmi una lezioni di vita.Una donna che ha 42 anni e che da molti lotta contro un terribile male, con amarezze anche non solo per quello che riguarda la salute ma anche la vita privata. Una donna forte che mi ha detto che il disegno del nipotino dell’asilo la riempie di gioa e che lei ha imparato a gioire soprattutto di questi momenti e di non invidiare per nulle lquelle persone sane che si lamentano in continuazione per un nonnulla…A volte chi ha tutto riesce ad essere più infelice di lei.E’ stata una lezione di vita… A volte ne abbiamo bisogno

  4. A me viene in mente il sorriso di Buddha. E la gioia sempre.
    Vorrei riportare qui una piccola storia zen che il nostro maestro ha letto qualche sera fa ad una seduta di meditazione:
    “Subito prima che Ninakawa morisse, gli fece visita il maestro di Zen Ikkyu. ‘Devo farti da guida?’ domando’ Ikkyu. Ninakawa rispose: ‘ Sono venuto qui da solo e da solo me ne vado. Che aiuto potresti darmi?’ Ikkyu rispose: ‘Se credi veramente che vieni e che vai, questo e’ il tuo errore. lascia che ti mostri il sentiero dove non si viene e non si va’. Con queste parole Ikkyu aveva rivelato il sentiero con tanta chiarezza che Ninakawa sorrise e spiro’.”

  5. Cara Mirna, ho letto qualche giorno fa questa tua proposta di lettura e ne sono stata subito conquistata. Dopo un inconcludente giro di librerie ieri mi sono fatta una bella passeggiata fino alla Biblioteca dei Padri Cappuccini, dove era disponibile l’unica copia in circolazione ed ora mi accingo, con “gioia ” appunto ad iniziarla. Questo per dirti grazie di ciò che stai facendo.
    P.S. Mentre cercavo il tuo libro sono stata colpita dal titolo di un nuovo libro di don Marcello Farina ” Lasciatevi stupire dalla luce ” prorio per il paragone gioa – luce che tu hai bene illustrato. Ho letto che lo presenterà mercoledì 15.3 , alle 18, all’Hotel Trento. Chissà che non ci vediamo ! Ciao

  6. E’ forse la gioia sinonimo di felicità? Sicuramente simile lo è, dato che si dice che la felicità sia fatta di tanti momenti di gioia. Vivere pienamente la gioia nel quotidiano può diventare difficile e forse è più importante saperla riconoscere negli altri, per poterla così condividere. Così facendo si può anche piangere di gioia oltre che di dolore: entrambi momenti dell’esistenza, inscindibili fra di loro.

  7. Cara Mirna, leggo per caso questo post, e te ne ringrazio. Lessico della gioia ha significato molto per me, e sono felice che venga letto così – non sai quanto! Ne è uscita di recehte una nuova edizione, presso le Edizioni Servitium. Sul mio blog http://www.lattenzione.blogspot.com trovi la mia e.mail. Ringrazio te e tutti coloro che così hanno letto: è un dono davvero straordinario.
    Un caro saluto
    Lorenzo Gobbi

  8. Remember, if you see any typos …. the dog did it.

  9. Andrew Schneider~ People are simply incapable of prolonged sustained goodness.

  10. Where did vampires go to first in America? New-fang-land.