FOTO-STORIE di ordinaria immigrazione, di Enrico Fuochi

pubblicato da: admin - 9 marzo, 2010 @ 6:46 pm

Immag0045scansione0009Ieri sera mi trovavo con gli amici dell’Accademia delle Muse, di cui anche Enrico Fuochi fa parte, a Palazzo Thun, per la sua bellissima mostra fotografica, sulla realtà degli immigrati in Trentino.

E’ straordinario quanto uno sguardo attento ed empatico possa carpire le vite degli altri: la malinconia, la letizia, la disperazione, la speranza. Ogni immagine in bianco e nero, rigorosamente quadrata, è un mondo-pensiero e un “altro da noi” che ci sono stati  donati grazie alla sensibile  macchina fotografica di Enrico.

Ogni foto una storia, un passato, un racconto, più o meno  breve, ma sempre intenso. Ho ritrovato volti noti come la signora cinese proprietaria di un noto ristorante in città, frequentato spesso da me e la mia famiglia per gli ottimi involtini primavera, altri che conosco di vista; ma soprattutto ho ritrovato con emozione il volto sorridente di  Alban un ex-alunno mio e di Marina , moglie di Enrico. Quanti anni sono passati da quando timido e piccolo come uno scricciolo cercava di integrarsi nella nostra scuola e nella nostra comunità? Ora è un gommista e la esemplare foto di Enrico Fuochi ce lo mostra giunto a una sua centratura esistenziale, proprio racchiuso dentro al cerchio di uno pneumatico. E’ rilassato, con un lieve sorriso e lo sguardo fermo. Come sua ex-insegnante e come persona sono molto fiera e commossa di avere la prova del suo “approdo” fra noi. E tutti questi altri visi? Che storie ci raccontano? 

Alcune  immagini  inquietanti ci devono scuotere: il viso imprigionato nella scatola di sardine appoggiata tra i quotidiani, una selva di matite bianche con in mezzo un’unica  nera, un po’ sbilenca. Certamente di tutta la ricchezza simbolica e psicologica che emerge da questi volti si parlerà giovedì 11 marzo, alle ore 17.30, alla presentazione del libro nella Sala degli Affreschi della Biblioteca.

A me è arrivato al cuore un afflato di corrispondenze emozionali;  mi ricordo tutto il lavoro nei miei anni di scuola per aiutare tanti bambini sperduti e sempre un po’ “stranieri” a trovare appigli per un po’ di gioia e fiducia. Come non ricordare Shanti  o Yousuf che attraverso le poesie che facevo loro scrivere rivelavano un vissuto di distacco forzato, di abbandono e cocente nostalgia per le “distese di riso che ondeggiavano come il mare”? E come non sentire il cuore aprirsi come un fiore quando questi bambini venivano accettati con naturalezza dai nostri ragazzi trentini? Non è stato sempre facile, le resistenze c’erano, ci sono e ci saranno, i pregiudizi sono forti da debellare, spesso si fa di tutta l’erba un fascio.

Distinguiamo persona e persona, ascoltiamoli, sorridiamoci. Scopriamo mondi che ci possano arricchire, colorati di pensieri affettuosi, usanze particolari, cibi nuovi. Ricordo il pane arabo cucinato da Sakina…che buono! E il regalo che mi portò tornando dal Marocco, soltanto perchè io le avevo donato un libriccino! Questi ragazzi sono assetati della nostra comprensione, del nostro rispetto, del nostro amore e sono pronti a regalarci i loro sorrisi.

E ne abbiamo visti parecchi nelle foto di Enrico Fuochi.

Insomma, ieri sera è stato un momento magico. Mi trovavo con i cari amici dell’Accademia delle Muse : Cristina la presidentessa, Riccardo il segretario che mi ha scattato la foto sopra, sua moglie Maria Teresa (K.), Marina e tanti altri. Abbiamo ascoltato la presentazione di Enrico, di Chistè e di Lucia Maestri; abbiamo brindato fra noi e con tutte le persone fotografate intorno a noi.

Storie di ordinaria quotidianità fra storie di ordinaria immigrazione.

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12 commenti
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  1. Ciao Mirna, dove si può vedere questa mostra?
    Sono appassionata di fotografie, oltre che di libri, e penso che un bravi fotografo è colui che riesce a fermare una sensazione, un sentimento in un immagine….e a quanto pare questo tuo amico ci riesce…che bello….l’arte è così magica!
    Concordo con le tue parole…e spero davvero che ci sia sempre più comprensione e amore per il prossimo..solo così potremmo vivere in un mondo migliore…

  2. Mi sono accorta che , nel periodo di apertura, mancava prorprio il luogo della mostra di Enrico Fuochi: Palazzo Thun, presso la sala “Thun”, piano terra.
    E’ veramente una mostra interessante, parte integrante del libro che presenterà giovedì c.m. nella Sala degli Affreschi presso la Biblioteca di via Roma.
    Grazie delle concordanze con il mio sentire.

  3. Per realizzare capolavori come quelli di Enrico è necessario avere:
    – sensibilità, per lasciar nascere dentro di noi il sentimento della condivisone;
    – fantasia, per immaginare ogni scena;
    – capacità tecnica, per realizzare le foto;
    – tenacia, per coinvolgere amici, conosacenti, autorià;
    – naturale modestia, per presentare la propria opera con estrema naturalezza.
    – amici sinceri, come Mirna e tutti noi, che siano onorati nel poter dire: “Io sono suo amico, badate bene …”
    Riccardo Lucatti
    P.S.: Alban è il “mio” gommista. Ottimo alpinista, non parla l’italiano, bensì un perfetto dialetto trentino!

  4. Sono occasioni come questa che mi fanno dire con gioia “C’ero anch’io!”… Sì, c’ero anch’io, ma non parlo solo della mia presenza là, alla sala Thun: esprimo la gioia del constatare la condivisione dei valori, del sentire che la mia disposizione della mente e dell’animo è la stessa dei miei amici e di tante altre persone, che non è solo un atteggiamento occasionale, ma una somma di convinzioni, un’intesa comune, un cemento che unisce cervelli e cuori.
    Tutti noi abbiamo esperienze belle e indimenticabili legate a persone che abbiamo conosciuto appena arrivate da lontano spaesate, con problemi grandi come montagne e che oggi, dopo qualche anno, vivono una nuova vita, partecipi del nostro contesto e fonte di arricchimento per noi tutti.
    Pare impossibile che qualcuno non abbia ancora questa posizione mentale e veda ancora esclusivamente pericoli, rischi, motivi di sospetto…
    L’amicizia, quella che ci fa stare bene insieme, non può prescindere da una comunanza di princìpi etici: magari questa comunanza si scopre piano piano, anche tra una risata e l’altra, anche facendo feste spensierate. Ma se non c’è, la frequentazione prima o poi si perde. O no? Un saluto a tutti i miei amici, Enrico Fuochi in primis oggi: me lo permetti, vero, Mirna?

  5. Sono andata alla presentazione del libro di Fuochi e mi sono ripromessa di visitare la mostra che dovrebbe durare fino al 29. Mi ha colpito la bella presentazione con l’intervento finale di don Farina e ho pensato allora che anche le foto avrebbero avuto sicuramente molto da dire. La sala era colma di persone fra cui alcuni soggetti delle foto in questione e ciò mi ha fatto molto piacere. Evidentemente il tema della convivenza è caro a molti di noi qui in Trentino, dove l’arrivo di nuovi saperi sta sicuramente portando ricchezza che si traduce anche in maggiore apertura nei confronti del nuovo.

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