CERCANDO EMILY DICKINSON; e qualcosa di noi

pubblicato da: admin - 10 marzo, 2010 @ 8:03 pm

La curiosità è una delle malattie più interessanti ed estenuanti da cui un lettore possa essere contagiato” scrive una critica letteraria.  E’ così anche per me. Appena ho visto in biblioteca un ennesimo scritto su una delle  mie poetesse preferite ho dovuto prenderlo e portarlo a casa.  Alessandra Cenni scava a fondo nella vita della poetessa americana, analizzando le migliaia di poesie scritte e le innumerevoli lettere destinate a varie persone. Il quadro del suo pensiero si estende in pennellate profonde e incisive. Di questa donna, fattasi volontariamente “prigioniera” nella sua stanza di Homestead ad Amherst scopriamo una verità insospettata che riguarda il suo rapporto con la madre. E’ strano che una riflessione madre-figlia si possa analizzare non dai saggi psicoanalitici che ho in casa come “Di madre in figlia”, “Mia madre, me stessa”, ma dagli scritti di questa  ragazza  dell’Ottocento, la più grande poetessa americana, quella che ha ispirato i poeti a venire, non ultimo il nostro Eugenio Montale.

Che cosa sapevamo di lei? Che il  padre autoritario, severo le dettava le regole comportamentali, sappiamo anche che  egli spesso veniva bonariamente preso in giro proprio da questa figlia dal “cervello come un diamante”. Ciononostante Emily ammirava suo padre, ne cercava la sicurezza e la protezione proiettando queste esigenze anche su altri uomini.

Ma la madre?  Emily scrive di lei “Mia madre non sa cosa significhi “pensiero”…non ho mai avuto una madre”Credo che madre significhi una persona da cui si va quando si ha bisogno”.

Mrs. Emily  Norcross Dickinson, sua madre, è senz’altro “la persona più sfuggente” della famiglia,  viene definita solo da ciò che le manca.  Ma proprio perchè sfuggente, inafferrabile è la più desiderata. Emily brama una figura femminile valida in cui identificarsi e che non sia soltanto la vestale dei lavori domestici.

La ricerca di una madre si estrinsecherà nelle poesie dedicate alla cognata Susan Gilbert e all’amica Kate Scott, dove scopriamo metafore e simbologie erotiche legate  al desiderio di cibo o alla privazione alimentare. Cibo= amore è l’esperienza psichica primaria.

Ma il vuoto affettivo che la madre “banale” le crea intorno è la spinta per la crescita della sua poesia.

Che cosa vogliamo da una madre? Che cosa diamo come madri?  Sono certa che questo sia il rapporto più importante nella vita di ciascuno di noi , soprattutto per le donne per le quali l’identificazione gioca un ruolo basilare. “Mia madre, me stessa” citavo poc’anzi.

Sulla mia pelle sento mia madre, non solo perchè mi sembra invecchiando di  assomigliarle sempre più (-mi guardo allo specchio e vedo lei -) , ma perchè la sento respirare in me, la sento veramente “ impastata” nella mia visione della vita, pur ricordando le nostre differenze.

Non sarà così per tutte? Dipenderà dalle tante circostanze della vita?

Per Emily Dickinson, dal “cuore puro e terribile “la madre è associata quasi al Terrore “Corro sempre a Casa per il Terrore, come un bambino, se mi accade qualcosa. E’ stato come una Madre tremenda , che più di tutto amavo.”

Se l’originario rapporto simbiotico  che si instaura tra madre e figlio alla nascita è appagante e rassicurante, molto più difficile è separarsene, affermare la propria individualità, “come impone di necessità la vita adulta” conclude Alessandra Cenni in questo intenso scritto “Cercando Emily Dickinson”, che come ogni buon libro, ci aiuta a cercare anche noi stessi.

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4 commenti
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  1. Finita la mia cenetta con ospite, arriva il momento tanto atteso di visitare il mio blog preferito in assoluto :-) Il rapporto madre e figlia è uno dei più complessi che esista ma sicuramente il più profondo …Io ho un legame fortissimo con mia mamma, che non è mai stato conflittuale nemmeno nell’età adolescenziale…Anche se forse il conflitto si rende necessario per creare una propria identità… Il rischio è di non tagliare mai il cordone ombelicale…

  2. Penso che dentro di noi portiamo un po’ della madre e mi vien da pensare che ciò non avvenga anche per i maschi. Sarebbe interessante sentire dei pareri anche da parte del cosiddetto sesso forte. Per quel che mi riguarda sicuramente mia madre è parte di me, soprattutto da quando non c’è più e adesso che sono entrata nell’età in cui potrei essere nonna. Ho voluto comunque essere diversa da lei dato che confusamente sentivo che il suo non era il modello che avrei voluto seguire, creandomi così anche non poche insicurezze per le mie scelte di vita. Devo dire che sono riuscita a tagliare il cordone andandomene a vivere da sola, dandole così forse uno dei dolori più grandi della sua vita, ma che mi ha aiutata a sentire maggiormente quanto il suo sia stato un affetto tanto incondizionato quanto difficile da dimostrare. Purtroppo è andata via prima che ne fossi completamente consapevole, anche se devo dire che mi sorprendo ancora a pensare a lei come se ci fosse ancora e a sembrarmi strano che il tempo in cui mi recavo a casa sua – che era anche mia – sia ormai finito e irrimediabilmente introvabile.

  3. Grazie per aver citato con proprietà e profondità di analisi questa mia fatica letteraria. Emily è stata una sfida molto grande per me e sono felice che lettori sensibili come te ne abbiano colto tutto l’impegno. Speriamo di poter presto riproporre al pubblico una ristampa.

  4. Lusingata che la stessa autrice del bellissimo libro “Cercando Emily Dickinson” , Alessandra Cenni, abbia scritto un commento al mio post del 10 marzo.
    Sicuramente l’impegno per tracciare un profilo ancora più ampio della poetessa americana è stato notevole. Io l’ho letto con immenso piacere e interesse.