ONE BILLION RISING, ieri anche a Trento

pubblicato da: Mirna - 15 febbraio, 2013 @ 8:44 am

Ballare, alzare la mano, impegnarsi con azioni concrete per ribellarsi alla violenza sulle donne e bambine.

Ieri, giorno di san Valentino si è voluto portare un miliardo di persone nel mondo  a manifestare contro un miliardo di persone umiliate, violentate, ferite ed uccise solo perchè donne e bambine.

Ribellarsi nel giorno-simbolo dell’amore, funestato ancora una volta da un altro omicidio di grande risalto perchè perpetrato da un forse falso super-eroe , proprio nel sud Africa dove ogni 8 ore una donna viene uccisa.

“V-DAY come Valentino, Violenza, Vittoria significa esprimere il desiderio di restituire alla parola amore il suo autentico significato.”

“Una su tre donne ha subito violenze in quanto donna, da piccola o da adulta. Una di noi: due se siamo in sei, tre se siamo in nove, circa 30.500 a Trento. “

Ricopio questi dati, queste riflessioni importanti, questa denuncia –  che non possiamo più trascurare -  dal volantino distribuito ieri in Piazza Duomo e via Bellenzani dalle varie associazioni che hanno aderito ed organizzato la manifestazione che contemporaneamente aveva luogo in tutti i continenti: dall’India all’Australia, da Kabul (senza balli purtroppo) agli Stati Uniti ecc.

Siamo state guidate dalla Società Italiana delle Letterate di Trento con la responsabile  Giovanna Covi ,  al Comitato pari opportunità Università di Trento e tantissimi  altri gruppi , a ballare per spezzare le catene ( sulla musica  di “Break the chain”) ad alzare la mano per solidarietà, ad impegnarci con azioni concrete per dire BASTA!

Fu Eve Ensler, 14 anni fa, a rompere il silenzio su questo crimine contro l’umanità, fondando V-DAY per trasformare la vergogna in forza, il dolore in potere, mettere al centro dell’attenzione la violenza contro le donne e il suo rapporto con il razzismo, il colonialismo, l’abuso del territorio. Esprimendosi con il corpo, alzando la mano e ballando si occupa uno spazio, seguendo il ritmo della musica si uniscono energie per esprimere la presa di coscienza, la volontà di riscatto e la capacità di autodeterminazione delle donne sottomesse. “  

www.onebillionrising.org

E’ stato bello ieri vedere tante donne e qualche uomo riunirsi in una manifestazione corale per esprimere “solidarietà con le vittime, esigere un mondo sicuro per le bambine e le donne, pretendere che le istituzioni di governo mettano subito a disposizione il numero necessario di centri di accoglienza e rifugio per le donne maltrattate e i loro figli, imporre la pianificazione immediata di misure sociali e culturali atte a prevenire la violenza maschilista..”

E’ bello sperare in una presa di coscienza soprattutto tra i giovani, sperare  che essi  riescano a sottrarsi alla passiva  accettazione della realtà presentaci dai mass media in modo superficiale .

Ieri deliziose giovani trentine hanno ballato con intensità Break the chain, “Alza le braccia al cielo …Alzati, balla, ribellati…spezza la catena”

Anche noi, un po’ meno giovani, ma con il desiderio infinito di un mondo migliore, con la speranza che noi donne non siamo  più le prede di molti predatori , abbiamo accennato passi di danza, affinchè la musica, il ballo, l’energia positiva giungano in tutti i cuori e in tutti i pensieri.

Non smettiamo mai di combattere e partecipare perchè l’unione fa la forza.

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4 commenti
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  1. Carissima Mirna,
    no. non smetteremo mai di combattere e le piazze piene ci lasciano ben sperare per il prosimo appuntamento elettorale. A proposito, vorrei citare Umberto Eco che nel 1961 dedicò a Mike Bongiorno un saggio; magistralmente scritto e tremendamente attuale….è sufficiente sostituire il personaggio!

    Umberto Eco: Fenomenologia di Mike Bongiorno

    L’uomo circuito dai mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l’evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il frigorifero e un televisore da 21 pollici, e cioè gli si chiede di rimanere com’è aggiungendo agli oggetti che possiede un frigorifero e un televisore; in compenso gli si propone come ideale Kirk Douglas o Superman. L’ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di possederlo un giorno.

    La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l’everyman. La TVpresenta come ideale l’uomo assolutamente medio. A teatro Juliette Greco appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Josephine Baker scatena rituali idolatrici e dà il nome a un’epoca. In TV appare a più riprese il volto magico di Juliette Greco, ma il mito non nasce neppure; l’idolo non è costei, ma l’annunciatrice, e tra le annunciatrici la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limitato, gusto discutibile, una certa casalinga inespressività. Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascuno — per l’uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La “medietà” aristotelica è equilibrio nell’esercizio delle proprie passioni, retto dalla virtù discernitrice della “prudenza”. Mentre nutrire passioni in grado medio e aver una media prudenza significa essere un povero campione di umanità. Il caso più vistoso di riduzione del supermanall’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna. Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

    Per capire questo straordinario potere di Mike Bongiorno occorrerà procedere a una analisi dei suoi comporta-menti, ad una vera e propria “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, dove, si intende, con questo nome è indicato non l’uomo, ma il personaggio. Mike Bongiorno non è particolarmente bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all’ambiente. L’amore isterico tributatogli dalle teenagers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese. Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla. In compenso Mike Bongiorno dimostra sincera e primitiva ammirazione per colui che sa. Di costui pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo. In tal senso (occorrendo, per essere colto, aver letto per molti anni molti libri) è naturale che l’uomo non predestinato rinunci a ogni tentativo.

    Mike Bongiorno professa una stima e una fiducia illimitata verso l’esperto; un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza. L’ammirazione per la cultura tuttavia sopraggiunge quando, in base alla cultura, si viene a guadagnar denaro. Allora si scopre che la cultura serve a qualcosa. L’uomo mediocre rifiuta di imparare ma si propone di far studiare il figlio. Mike Bongiorno ha una nozione piccolo borghese del denaro e del suo valore (“Pensi, ha guadagnato già centomila lire: è una bella sommetta!”). Mike Bongiorno anticipa quindi, sul concorrente, le impietose riflessioni che lo spettatore sarà portato a fare: “Chissà come sarà contento di tutti quei soldi, lei che è sempre vissuto con uno stipendio modesto! Ha mai avuto tanti soldi così tra le mani?”. Mike Bongiorno, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: “Scusi, signora guardia…”) usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: “signor spazzino, signor contadino”. Mike Bongiorno accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Balbiano d’Aramengo bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic). Oltre ai miti accetta della società le convenzioni. È paterno e condiscendente con gli umili, deferente con le persone socialmente qualificate. Elargendo denaro, è istintivamente portato a pensare, senza esprimerlo chiaramente, più in termini di elemosina che di guadagno. Mostra di credere che, nella dialettica delle classi, l’unico mezzo di ascesa sia rappresentato dalla provvidenza (che può occasionalmente assumere il volto della Televisione). Mike Bongiorno parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune. Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neopositivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all’occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui. Non accetta l’idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di conseguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica. Mike Bongiorno è privo di senso dell’umorismo. Ride perché è contento della realtà, non perché sia capace di deformare la realtà. Gli sfugge la natura del paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l’interlocutore sia simpaticamente anormale; rifiuta di sospettare che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione. Evita la polemica, anche su argomenti leciti. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile (una nuova corrente di pittura, una disciplina astrusa… “Mi dica un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo. Ma cos’è di preciso questo futurismo?”). Ricevuta la spiegazione non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo educato dissenso di benpensante. Rispetta comunque l’opinione dell’altro, non per proposito ideologico, ma per disinteresse. Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori scarterebbe subito perché troppo banale: “Cosa vuol rappresentare quel quadro?” “Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?” “Com’è che viene in mente di occuparsi di filosofia?”. Porta i clichés alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con le calze colorate e la coda di cavallo è “bruciata”. Chiede alla prima se lei, che è una ragazza così per bene, desidererebbe diventare come l’altra; fattogli notare che la contrapposizione è offensiva, consola la seconda ragazza mettendo in risalto la sua superiorità fisica e umiliando l’educanda. In questo vertiginoso gioco digaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una agudeza, e le agudezas appartengono a un ciclo vichiano cui Bongiorno è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l’artificio retorico è una sofisticazione. In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.

    Mike Bongiorno gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince il pubblico; indi trasvola ad altre cure confortafo sull’esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita. Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.

    Umberto Eco

  2. non ho mai avuto grandi simpatie per M.B. ma il saggio di Eco è talmente datato! M.B. era una brava persona, molto nazionalpopolare, ma certamente onesto e bonaccione.Del resto il famoso e vecchissimo saggio diEco può adattarsi almeno al 50% della popolazione mondiale. ciaociao.

  3. DA GRAZIA : “A proposito di fiori, interessante la proposta del fioraio di metterti a disposizione un suo spazio per parlare di libri e di libri che parlano di fiori e di piante, sono molti e belli, mi viene in mente quello di Carol Shields, letto anni fa – sono andata a cercarlo e ce l’ho davanti – si intitola “La festa di Larry”, edito da Ponte alle Grazie, parla di un architetto di giardini con la specialità dei labirinti, e il labirinto è la metafora che attraversa il libro e la vita del protagonista, “tutto sta nel perdersi e poi nel ritrovarsi”.. Per chi è confuso – chi non lo è, mi chiedo – “i labirinti sono rifugi”, “un sentiero rigoroso per i perseveranti”. Ricordo che nell’acquistarlo sono stata attratta dalla copertina, un labirinto di siepi verdi viste dall’alto, e che la sua lettura è stata appagante.

    La settimana scorsa in libreria sono stata attratta da una copertina, ho acquistato il libro convinta di averne visto la recensione da qualche parte, tornata a casa, mentre leggevo ho cercato dappertutto – dove metto i ritagli con le recensioni – inutilmente, solo a lettura inoltrata ho pensato di cercare da te: “Gli ingredienti segreti dell’amore” eccolo lì, insieme con i ricordi del tuo soggiorno parigino… la mia è stata una scelta indotta, potenza di ciò che scrivi.

    A proposito di magie, ho finalmente letto “Ravel” di Echenoz del quale si è parlato a lungo nel blog. Bel racconto, anzi, molto bello, coinvolgente e fuori del comune. Fatto di parole e immagini che entrano dentro, tanto che si fa fatica ad uscirne, dopo averlo finito. Viene voglia di ascoltare quella musica che riecheggia nelle pagine. Sembra di conoscere personalmente l’autore, di averlo frequentato a lungo, eppure Echenoz ne parla per non più di cento pagine”

  4. Non capisco perché citare per intero il testo di Eco e sono d’accordo con Camilla che sia datato.
    Il Mike nazionale non faceva altro che il suo lavoro e poteva piacere o meno. La mediocrità sia maschile che femminile è comunque sempre esistita e probabilmente ci sarà sempre. Siamo umani. Importante invece è riconoscerla per poterla così evitare e magari, se se ne è capaci, farla riconoscere.
    Bella la manifestazione di ieri a cui però non ho partecipato. La giornata di San Valentino penso sia stata onorata in maniera degna, aspirando così ad un mondo migliore.
    Pandora, aprendo il vaso regalatole da Zeus, come regalo di nozze, fece uscire tutti i mali del mondo, che presto si sparsero sulla terra e riuscì a trattenere soltanto la Speranza che stava nel fondo. Essa può essere ingannevole, ma la tensione piena di attesa verso il futuro e la fiducia che tale futuro si realizzerà, nonché la pazienza e la perseveranza nell’attenderlo, nonostante le delusioni che inevitabilmente si incontrano per strada, rendono, a parer mio, la vita degna di essere vissuta
    Vediamo allora cosa succederà ancora!