ANGOLO CONTROVENTO fra classici, saggi ed …emozioni?

pubblicato da: Mirna - 2 Aprile, 2013 @ 4:44 pm

In quest’angolo Controvento di via Galilei la conversazione si fa  di volta in volta più ricca e interessante. I libri, compagni di vita  di noi lettori, ci sostengono, ci illuminano, ci deliziano.

Voglia di classici come Tolstoj potrebbe essere l’incipit del resoconto del nostro ultimo incontro. Galeotto è stato il film Anna Karenina di Joe Wright. Film che fa discutere ma che è piaciuto a moltissime di noi presenti, soprattutto a Stefania che dopo la sua visione ha abbandonato la lettura del  suo onnipresente Murakami per tuffarsi in  questa storia di passione, abbandono e morte. Anna Karenina ha una fame disperata, un’ansia nervosa di vita che sembra confluire nel giovane e affascinante Vronskij. E Tolstoj, continua Stefania,è un ritrattista eccezionale dell’anima femminile. Ma non solo. Come sempre il romanziere russo ci vuol far riflettere sulle condizionoi sociali dell’epoca, per cui Anna Karenina diventa un arazzo del tempo e del luogo in cui i protagonisti agiscono.

Anche Daria sta rileggendo un russo: Dostoevskij. L’Idiota e Delitto e castigo. Occorre talvolta ritornare alle nostre prime letture importanti, quelle che continuano ad essere i capisaldi della letteratura e del nostro pensiero. Daria ci fa notare i due percorsi inversi dei due scrittori russi: se Tolstoj invecchiando diventa critico verso la religione, Dostoevskij invece negli ultimi anni della sua vita vi si avvicina.

Al nostro gruppo lettura oggi si è unita anche Paola, collega di Laura. Simpaticissima. Ci racconta che venne messa all'”indice” in seconda elementare perchè aveva osato guardare lo sceneggiato televisivo  Anna Karenina con Lea Massari.

Il libro che ha portato con sè è di Diego da SilvaSono contrario alle emozioni“.  Lei vi si ritrova. Non ama essere manipolata per emozionarsi. Odia che il verbo emozionare sia transitivo, che abbia cioè il complemento oggetto! Comincia una divertentissima discussione…

Potete partecipare! Ma quando e dove le emozioni?   Anzi non so neppure se ho interpretato bene il Paola-pensiero!

Ma quando ci emozioniamo? Decidiamo noi?  Insomma  conflitto fra Ragione e Sentimento?

«(…) L’avvocato Vincenzo Malinconico, il fortunato personaggio creato da Diego De Silva, è protagonista del nuovo romanzo dello scrittore napoletano Sono contrario alle emozioni, un caleidoscopio di riflessioni, amare e divertenti, sull’amore e non solo(…) Ce la farà l’avvocato a risolvere i suoi problemi? Diciamolo con tutta franchezza: speriamo di no. Così potremo continuare a goderci le sue fantasticherie spiazzanti e il suo punto di vista caustico e pietoso sul mondo». Marco Presta, “La Repubblica”

Maria Teresa ci illustra il nuovo romanzo di Paolo GiordanoIl corpo umano“. Storia ambientata in Afghanistan. E’ un romanzo corale che si sviluppa in un  clima militare, dove la fisicità ha un ruolo predominante

Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l’area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, “un recinto di sabbia esposto alle avversità“, dove non c’è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c’è il tenente medico Alessandro Egitto. “

Per ultimo lasciamo la parola a Danilo. E l’unico rasppresentante della quota azzurra (Riccardo è influenzato) . Ci ha portato un saggio “Miseria dello sviluppo“, di Piero Bevilacqua,  con tematiche attualissime,  sincere  e  pessimistiche. Lo ascoltiamo con interesse: si parla della distruzione dell’ambiente, della distribuzione iniqua delle ricchezze che ormai stanno finendo.  Siamo alla fine dello sviluppo? Aspettiamo ulteriori informazioni da Danilo.

E da tutti gli altri del gruppo lettura: è giusto che le nostre letture siano condivise con i frequentatori del blog!

Annamaria ci ha parlato , per esempio, di un bellissimo epistolario “Tra amiche“, lettere fra Hanna Arendt e Mary McCarthy (1949-1975). Voglio assolutamente leggerlo.

 

E Laura non ha fatto in tempo a parlare del libro di Lilly Gruber, e Rina…E Maria Grazia..insomma scrivete due righe sui vostri libri…

 

 

 

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2 commenti
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  1. Grazie, Mirna! So che sei a Roma, dove la tua meravigliosa Stefania sta tenendo concerti. Come mi piacerebbe essere lì con voi!
    Su IL CORPO UMANO voglio solo aggiungere che mai e poi mai avrei immaginato di leggere, provandone piacere, un libro di guerra. E invece questo di Giordano mi è piaciuto e l’ho gustato fino in fondo, affezionandomi ai personaggi e alle vicende. Direi che può essere un romanzo (neanche poi tanto romanzo…) gradito sia a lettori che a lettrici. Avvincente. Con sfaccettature di caratteri, comportamenti e drammi umani che appassionano, o almeno hanno appassionato me. Doloroso, anche. Anche tragico. Anche -e può sembrare impossibile- a tratti divertente, spiritoso con intelligenza. Molto umano. La connotazione di umanità del titolo si giustifica pienamente e la stessa parola CORPO ritorna, si affaccia e riaffaccia, sempre più verso il finale, pronunciata da diversi personaggi.
    E’ un romanzo corale, sì, ma alcune figure spiccano e catturano la nostra simpatia o antipatia, comunque il nostro interesse. Ben costruito: nell’andamento circolare, piano piano si disvelano alcuni misteri delle primissime pagine, fino a chiarirsi del tutto nel finale.

  2. Trascrivo di seguito uno schema di sintesi di

    “MISERIA DELLO SVILUPPO” –
    ed. Laterza, 2009; Piero Bevilacqua (ordinario di storia contemporanea all’Univesrità La Sapienza di Roma)

    I. Fine dello sviluppo
    – Sviluppo = corsa al conseguimento di sempre più alti standard di vita; insieme di processi economici e sociali che hanno prodotto benessere materiale, promosso più elevati livelli cultutrali e la partecipazione democratica
    – meccanismi fondamentali inceppati: divario fra crescita economica e benessere; dal miglioramento della condizione individuale al circolo vizioso di bisogni artificiali sempre più insoddisfatti
    – benessere “percepito”dalle persone : consumo sempre meno soddisfacente, crescita di di beni materiali ma perdita di felicità personale
    – felicità = relazioni umane fondamentali (amicizie, affetti, legami disinteressati)
    – progressiva perdita relazioni fondamentali data da complessità della vita moderna, che crea disagi e nuove forme di povertà, marginalità, insicurezze, iniquità, degradazione ambientale
    – sviluppo economico basato su due finzioni: pretesa invarianza dei fenomeni sociali, supposta infinità della natura e delle risorse ambientali; non tiene conto del tempo (generazioni successive) e dello spazio (consumo, rifiuti, degradazione ambiente)
    – trionfa l’economia e muore la società, fatta di rapporti interpersonali, amicizia, solidarietà, convivialità, amore
    – c’è stata liberazione da antiche superstizioni e teologie, ma siamo oppressi da una nuova divinità che ci opprime: il mercato ; capitalismo era inteso come progresso naturale verso il meglio, ma si sta regredendo verso il peggio, verso un mondo mercificato tendente a ridurre le persone a individui chiusi nell’egoismo, carenti di rapporti sociali autentici, indifferenti alla distruzione dei beni ambientali, irresponsabili verso le nuove generazioni
    II. La grande ritirata
    – Iniziativa capitalistica: lungo ciclo di processi economici, sociali e culturali
    – indietreggiamento generale del movimento operaio e popolare, lenta demolizione delle conquiste e diritti acquisiti, sbilanciamento dei rapporti di potere fra lavoratori e dirigenza delle imprese
    – sempre più ridotta la copertura dello stato sociale, cresciuta l’insicurezza delle famiglie, bloccata la mobilità sociale, aumentata la disuguaglianza fra le classi sociali
    – messa in discussione del ruolo pubblico dei servizi (scuola, sanità, acqua, trasporti)
    – lacerazione del tessuto sociale, degradazione civile e morale
    – attacco capitalistico (neoliberismo): reazione antifiscale, deregulation, riduzione della spesa pubblica, rivendicazione della libertà (positiva per pochi, negativa per molti)

    III. Quel che può la politica
    a) protocollo internazionale per il lavoro (una sorta di trattato di Kyoto per il lavoro)
    – cooperazione fra gli Stati per fissare uno standard universale delle condizioni di lavoro, del trattamento salariale, della durata dell’orario
    – si sono fatti trattati per la libera circolazione delle merci (vedi Ue e WTO): si deve fare anche per il lavoro ! Avrebbe conseguenze molto positive: crescita più equa e meno squilibrata, migliori condizioni di vita per i lavoratori, riduzione e controllo delle delocalizzazioni aziendali, più facile vigilanza sui trasferimenti di capitali (paradisi fiscali), controllo della criminalità internazionale
    b) decrescita: equilibrio costante fra crescita e risorse disponibili, problema della sostenibilità della crescita economica
    c) Cose fare? Alcuni esempi:
    – riconversione industriale: basta prodotti ingegnerizzati che non si possono riparare, ma si devono trasformare in rifiuti; in tal modo si evitano discariche industriali e si fa rifiorire il lavoro artigianale di riparazione, resuscitando numerosi mestieri e genialità tecniche
    – cooperazione dei cittadini con le imprese: attraverso il riciclo, da consumatori di prodotti possiamo diventare fornitori di materia prima
    – ridurre l’orario di lavoro, “lavorare tutti, lavorare meno”; lo permette la produttività del lavoro aumentata enormemente con il progresso tecnologico (in USA nel 2000 bastavano 12 ore di lavoro per produrre ciò che nel 1950 richiedeva 40 ore); già in USA nel 1938 era stata emanata la prima legge sulle 40 ore settimanali (Keynes aveva previsto in 100 anni la riduzione a 15 ore, 3 al giorno)
    – favorire il ritorno ad uno stato sociale fondato sui beni comuni, passando dai servizi monetizzati ai servizi gratuiti di cooperazione nelle comunità di vicinato, nei quartieri, per rafforzare i presidi sociali già esistenti: centri culturali, dopolavoro, bocciofile, banche del tempo, librerie, botteghe artigiane (luoghi di incontro quotidiano fra persone, ma situate vicino alle abitazioni, non esternalizzate come i centri commerciali)