I TEMPI, I LUOGHI ED I MODI DELLA MORALE E DEL DIRITTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Maggio, 2012 @ 5:21 am

Detto altrimenti: morale e diritto, sempre, ovunque e nello stesso modo oppure solo ed in certi momenti, in certi luoghi ed in certi modi?

Non abbiate timore: non sto per intrattenervi con una riflessione filosofica. Le mie saranno solo otto semplici considerazioni pratiche.

Semiramide

1 – I tempi della morale. Il problema si pose già qualche anno fa alla regina Semiramide, la quale essendo affetta da libidine sfrenata, “libido fè licita in sua legge”, fece cioè diventare legittimi comportamenti immorali prima considerati illegittimi. In questo caso, tuttavia, si determinò la coincidenza della immoralità con la legittimità e quindi la sua trasformazione in amoralità. La morale, presumibilmente esercitata solo da poche persone, rimase tale e ovviamente non perse la sua legittimità, cioè non venne sanzionata (infatti la libido fi “lecita”, non “obbligatoria”). Quindi in quel tempo si poteva scegliere di essere persone morali o amorali ma sempre in entrambi i casi legittime: mai immorali e cioè non più illegittime. Ecco chi aveva inventato le gare di burlesque!

Il Codice Hammurabi

2 – Moralità, immoralità, amoralità. Prima ancora del diritto. Già nel codice di Hammurabi, qualche anno prima di Cristo, era scritto “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso”. Al riguardo Cristo, per chi ci crede, ha “solo” (solo, si fa per dire) testimoniato con la sua vita un principio insito nella natura umana. E nelle cose del mondo ve ne sono tanti di principi innati, e non solo morali. Nella fisica, ad esempio. Chi ha deciso che un oggetto, lasciato libero, debba cadere verso il basso e non verso l’alto? La scienza fisica scopre le leggi, non le crea. Ugualmente noi scopriamo in noi stessi le leggi morali, non le creiamo. E vista l’impossibilità naturale di creare e di scoprire regole diverse, opposte, cioè immorali, così come non possiamo dare ordini alla forza di gravità, taluno, come già fece Semiramide, ripiega sulla amoralità, attraverso l’assuefazione con la quale egli droga la capacità di giudizio altrui, svilendola dal ruolo di censore dei propri comportamenti ad ammirato tendenziale emulatore degli stessi. Traduco: se Tizio ruba €100 a Caio è un ladro. Se poi lo scoprono, è anche pirla. Se invece Sempronio evade il fisco per €100.000.000 è un uomo di successo. Se non lo scoprono, è anche figo. Pagare le tasse? Ma quando mai … disse taluno …

Il filosofo del diritto Hans Kelsen3 – Morale e diritto devono coincidere? Taluno afferma di no e cita il caso in cui il diritto rende legittimi comportamenti che la morale (almeno quella di alcuni) condanna, quale l’aborto. Hans Kelsen, austriaco filosofo del diritto, la pensa così. Oggi, tuttavia, a mio avviso lo iato fra morale e diritto si sta allargando troppo. Dobbiamo correre ai ripari e fra i due mali, quello di un diritto troppo “morale” (quasi un integralismo islamico) ed un diritto completamente amorale (quello della Germania nazista), oggi dobbiamo scegliere il male minore, che è quello del riavvicinamento del diritto alla morale. Che poi male non è, anzi sarebbe un bene.

4 – DIRITTO e diritti uguali per tutti. O no? Diritti acquisiti. Il Codice civile non contempla questa figura. Si dice: il diritto a continuare a percepire stipendi “fuori scala” da parte di alti burocrati e manager è un diritto acquisito. Si dice: se lo violi, ti esponi a cause civili e del lavoro. Al che io replico: e il diritto degli esodati ad essere trattati secondo le leggi in vigore al momento della definizione della loro uscita dal mondo del lavoro, non era e non è forse un uguale diritto acquisito? Ma la legge non è uguale per tutti? Si che è uguale per tutti, però i super burocrati/manager hanno i denari e la capacità di intentare una causa di lavoro per reclamare lo status quo ante, gli esodati no. “Zompa chi può … ed io può”, disse quel superburocrate …

5 – I luoghi del diritto. Le due diverse violenze nelle manifestazioni di piazza e nel parlamento. Dall’esempio precedente vedete bene dunque che esistono due “luoghi del diritto”: quello degli esodati e quello dei super burocrati e dei super manager. Ed allora ognuno è portato a crearsi il proprio tempo e luogo del diritto: “Oggi e non domani, nel mio caso e non nel caso del mio vicino, a me serve questo. Se non me lo date, me lo prendo. Se mi impedite di prendermelo, mi ribello. E nel far ciò, non vado contro il diritto, bensì creo e difendo il mio diritto. D’altra parte lo stesso parlamento si crea il proprio diritto e definisce esso stesso i propri emolumenti”. Ma la nostra Repubblica e la nostra Costituzione non si fondavano sulla separazione dei poteri? Ed allora diamolo ad altri diversi dal parlamento stesso il potere di definire gli emolumenti del parlamento! Altrimenti, se non altro, come posso io infrangere la legge se mi comporto esattamente come si comporta il mio organo legislativo? Altrimenti, nel mio caso, più che di violazione da parte mia del DIRITTO (quello vero), io agirei di assenza del DIRITTO bensì in presenza del diritto di mia creazione. Con buona pece della convivenza comune.

Senza parole, siamo senza parole ...

6 – Le legge deve essere uguale per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. Soprattutto di questi tempi. Ma non basta: la legge ed anche, aggiungo io, lo spirito della legge, la sua interpretazione e la sua applicazione devono essere uguali per tutti. E stiamo attenti al lessico, cioè alle parole che utilizziamo. Un esempio: il finanziamento pubblico ai partiti politici. Un referendum popolare lo ha vietato. Nessuna paura: ci siamo (anzi, si sono) inventati il rimborso delle spese elettorali. Peccato che sia un rimborso superiore alle spese e che le spese non siano documentate. Ciò ha generato il formarsi di giacenze inutilizzate che poi i partiti hanno dirottato verso utilizzi impropri (cioè privati, ma a loro insaputa!) o sospetti e non controllabili (tramite Fondazioni). Che dire? Anzi, che fare? Io proporrei l’apertura di una inchiesta da parte della Corte dei Conti e del Giudice Penale. A cancellare la responsabilità del reato commesso non basta infatti intervenire sulla eroganda quantità futura di denaro. Sarebbe un po’ come se un ladro, colto a rubare 100, dicesse: la mia pena consiste nel fatto che domani ruberò solo 50! Ma taluno obietta: “Mio figlio è arbitro di calcio. In certi finali di partita, prima di decretare se assegnare un rigore, doveva valutare l’effetto che tale decisione può avere sulla folla, sulle squadre … ne sarebbe valsa la pena? Sarebbe stata una punizione determinante della partita, del campionato, dell’equilibrio comportamentale della massa degli spettatori”? Ecco, questi ragionamenti me li fece una volta un personaggio dell’alta finanza, parlando del proprio figlio arbitro di calcio. Ed io, oggi, non vorrei che taluno si sentisse vincolato dal “non far nascere lo scandalo, o almeno un scandalo di queste dimensioni”: a mio sommesso avviso infatti il “troncare e sopire, sopire e troncare”  di manzoniana memoria oggi non può  essere un comportamento tollerato nascondendosi dietro lo spauracchio dell’ “antipolitica”.

Pericle

7 – Per tutti, uguale per tutti …? Ma tutti tutti o solo tutti? Tutti in senso assoluto, s’intende, che vi credevate?  Come nella Repubblica ateniese di Pericle. Tutti i cittadini, indistintamente, avevano pieni diritti politici. Peccato che quel “tutti” comprendesse circa 30.000 persone su 300.000! “Tutti tranne”, tranne chi può essere giudicato solo se c’è una autorizzazione a procedere; tutti ma non chi ha già un certo tipo di diritto acquisito; tutti ma non chi se la cava accettando di vedersi dimezzare i rimborsi di spese non effettuate né documentate; tutti i tassisti ma non tutti gli avvocati; tutti gli edicolanti ma non tutte le compagnie petrolifere; tutti i lavoratori ma non le finte partite IVA; etc.. Per tutti, insomma, avete capito, per tutti quelli che stanno all’interno di una categoria, ma non per tutte le categorie! Come quando, nella scuola, tanti anni fa, si emanava una legge che immetteva nel ruolo tutte, dico tutte, le insegnanti non ancora stabilizzate, che si chiamassero (ad esempio) Giovanna; con i capelli bruni; che avessero quella certa età (ad esempio 37 anni precisi precisi); che avessero due figli maschi; che abitassero in una certa via di una certa città: tutte, dico tutte costoro, senza alcuna discriminazione o favoritismo sarebbero state fatte entrare in ruolo. Tutte. Più giustizia di così …

8 – Autorizzazione a procedere contro un parlamentare. L’istituto è concepito per verificare se l’imputazione sia o meno strumentale rispetto al tentativo di impedire al parlamentare di esercitare liberamente il mandato popolare ricevuto, a prescindere al merito e dai contenuti del fatto contestato. Ed invece non si registra il tentativo di dimostrare che si stia cercando di impedire l’esercizio di un ruolo politico, bensì, molto più spesso, da parte di chi vota contro la concessione di tale autorizzazione, si dichiara: “Riteniamo che non abbia commesso il fatto imputatogli, per il quale viene richiesta l’autorizzazione a procedere”. Cioè, invece di valutare una condizione di procedibilità (“non si proceda perché possiamo dimostrare che l’accusa è strumentale”), si valuta una condizione di punibilità (“non ci si prepari a indagare ed eventualmente a punire, perché noi riteniamo che il collega non punibile in quanto non ha  commesso il fatto”), sostituendosi arbitrariamente in tal modo l’organo legislativo all’organo giurisdizionale.

Come vedete, i tempi, i luoghi ed i modi della morale e del diritto riempiono uno spettro molto ampio di situazioni. E noi, proviamo a difenderci quanto meno utilizzando le parole giuste per definire le singole situazioni: lessico, amici, lessico! Il “lessico” corretto ci deve diventare “familiare”, come quello di Natalia Ginsburg.