O FONS FERSINEAE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2020 @ 5:53 am

Detto altrimenti: parafrasando Orazio       (post 3906)

Orazio, Carmen III, 13 – L’inno del poeta alla fonte Bandusia nel podere in Sabina avuto in dono dal suo mecenate Mecenate, nel 33 a.C.. nelle vicinanze dell’attuale paese Vicovaro, ove scorre il fiume Licenza, affluente dell’Aniene, alle pendici del Monte Lucretile.

Questi versi mi sono venuti in mente ieri, mentre passeggiavo lungo il Viale Trieste, a Trento, davanti a casa mia, lungo il quale scorre il Fersina, in dialetto la Fersena.  Un fiume che durante la clausura da Covid19 ho imparato a conoscere e soprattutto ad amare. Primi di marzo, la neve ferma sui monti, limitato il fluire dell’acqua, i rami spogli protesi sul suo corso.

Poi lentamente le gemme sui rami, la fioritura, le fronde. La neve cambia vestito e diventa un liquido manto d’azzurro smeraldo; più ricche le cascatelle; più bianche le piccole onde. Per vederti mi basta ascoltare il canto del franger dell’acqua: dalla sua tonalità, dal suo fragore mutante riconosco la portata del momento, dell’ora, del giorno. Non se n’abbia a male Orazio né i suoi colti estimatori del furto dei suoi versi che ho contaminato – adattandoli – per esprimere uguali sentimenti.

O fons Bandusiae, splendidior vitro,
dulci digne mero, non sine floribus,
cras donaberis panem …

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O fonte Fersinea, più trasparente del cristallo
ricca di acqua dolce come il miele

che scorre in mezzo ai fiori
domani ti offrirò del  pane
del quale ciberai pesci d’opale.

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Te l’ora insopportabil di canicola infuocata
non riesce a toccar, amabile frescura
a noi ormai sì stanchi di clausura
offri che i passi moviam lenti

su sponde tue vaganti.
Ormai sei tu dell’acque la più amata,
incoronata da chiome dondolanti
sovra tue rocce, donde canora
discendi linfa tua a la pianura.

Gratias tibi ago, o Fersina!