RIFORMA DEL RAPPORTO DI AUTONOMIA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO/COMUNI
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Giugno, 2026 @ 4:00 pm(Mia lettera odierna al quotidiano trentino “ilT”)
Egregio direttore, dopo una vita passata a capo di aziende e di funzioni centrali di holdings, posso affermare che ogni azione aziendale di tipo “gestionale” è anche un’azione “politica”. Diversamente accade in ambito pubblico, ove purtroppo si tende a considerare la funzione politica separata da quella amministrativa/gestionale, non tenendo conto che il termine “politica” è un aggettivo sostantivato derivante dall’antico greco “teknè politikà” tecnica nella gestione della “polis”: ieri della città stato, oggi di ogni ente pubblico territoriale, dagli Enti Originari (i Comuni) a quelli Successivi (Provincie, Regioni, Stato, Unione Europea). Pertanto ogni atto di amministrazione/gestione dell’ente pubblico territoriale Comune è di fatto anche un atto politico, per di più “originario”.
Non a caso infatti ho classificato gli enti pubblici territoriali non come “inferiori/superiori” bensì come “originari/successivi”, perché i Comuni sono, anche storicamente, i primogeniti nella loro categoria. Inoltre sono quelli che operano a maggior contatto con le periferie, cioè con tutti noi cittadini e le nostre immediate esigenze quotidiane: asili nido, trasporti, traffico urbano, scuole, ospedali, sicurezza cittadina, solo per fare alcuni esempi. Le esperienze aziendali sopra citate mi hanno insegnato che i migliori input alla gestione e crescita di ogni sistema nascono proprio nelle periferie: in quei casi – nelle periferie aziendali – da parte di chi ha il contatto diretto con i fruitori dei prodotti; nel caso che sto trattando, da parte dei Sindaci di ogni Comune.
Nonostante questa loro priorità storica e funzionale oggi si tende a privare l’agire dei Comuni del suo maggiore significato politico, cioè del potere decisionale e finanziario su molti settori, per concentrarlo in capo all’ente successivo Provincia Autonoma, lasciando ai Comuni la “responsabilità di fatto” di risultati spesso negativi di una tale etero-gestione. Tornando alle mie esperienze di lavoro sopra accennate, posso testimoniare che la peggiore gestione di una Spa è frutto della separazione del potere dalla responsabilità.
Ecco perché continuo ad insistere sulla necessità di attribuire priorità e centralità alla riforma del Rapporto di Autonomia Provincia Autonoma/suoi Comuni, con un diverso riconoscimento in capo a quest’ultimi di funzioni e relative risorse finanziarie le quali sono comunali “originariamente e naturalmente” e non in quanto “assegnate” dall’Ente Successivo Provincia Autonoma. Per fare un esempio, nei comuni maggiori la gestione delle ampie aree urbane dismesse e spesso inutilizzate e il trasporto pubblico.
Per i comuni minori (che in Trentino sono la stragrande maggioranza) si tratta di passare dalla politica dei molti interventi provinciali – spesso di natura strumentale pre elettorale – alla predisposizione da parte della Provincia di uffici tecnici semplicemente strumentali rispetto alle iniziative nate localmente e avviate dai Comuni in modo diretto o tramite le Comunità di Valle, Enti gestiti dagli stessi Sindaci. In estrema sintesi: la Provincia Autonoma non può e non deve negare ai Comuni l’Autonomia che essa reclama da Roma. Se Cristo si è fermato ad Eboli, l’Autonomia (in termini di competenze e risorse finanziarie) non può e non deve fermarsi alla Provincia Autonoma.
Termino citando un grandissimo manager/imprenditore, Pier Luigi Celli: “Chi decentra cresce, chi cresce deve decentrare; al contrario, l’accentramento è frutto della decrescita e genera ulteriore decrescita”. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento


















