SANITA’ PUBBLICA IN TRENTINO
pubblicato da: Riccardo Lucatti - 18 Giugno, 2026 @ 6:48 amNe scrivo da semplice utente “classe 1944”, ancora ciclista e in buona salute (salvo, data la giovane età, alcuni dettagli), “paziente” che sta sperimentando di persona cosa funziona o meno nel servizio sanitario pubblico della propria provincia.
Al riguardo, volentieri testimonio l’agevole, tempestivo, efficace accesso ai medici di medicina generale, alcuni dei quali si sono attrezzati con le apparecchiature necessarie e si attivano anche in analisi specialistiche. La stessa tempestiva disponibilità purtroppo non sempre si trova quando si deve accedere a medici specialistici (salvo gli ottimi particolari “Percorsi” plurispecialistici) le cui liste di attesa sono estremamente lunghe. Per cercare di ridurre tali durate, sono stati attivati due interventi che appaiono soprattutto formali:
1) la centralinista del CUP-Centro Unico Prenotazioni spesso risponde che non è in grado di fissare una data e che si sarà richiamati. Con ciò si deve forse intendere, che si è usciti da una lista di attesa, quella di chi attende la visita medica, ma solo per entrare in un’altra, quella di chi attende di essere chiamato?
2) Le prescrizioni mediche scadono dopo sei mesi, il che significa che se la visita è fissata – come spesso avviene – oltre tale scadenza, ci si deve ricordare di farsi rilasciare una nuova la prescrizione, magari dal proprio medico “di famiglia”, con due effetti: rischio di una dimenticanza da parte del paziente e aggravio del lavoro per detto medico.
Il vero modo di ridurre le liste di attesa delle visite specialistiche in regime di sanità pubblica sarebbe
1) aumentare gli organici di medici e infermieri, motivandoli meglio sotto ogni aspetto;
2) limitare l’attività medica privata infra moenia. Al riguardo, la stampa locale (“ilT” quotidiano a pag. 16 del 16 ottobre 25) pubblicava le cifre degli stipendi e gli introiti da libera professione dei medici specialistici dipendenti pubblici, dalle quali risulta che spesso l’attività infra moenia frutta al medico più dello stesso stipendio. La tabella purtroppo non riporta un dato peraltro riscontrabile: che i medici che hanno introiti privati più elevati dall’attività infra moenia sono proprio quelli che hanno le liste di attesa pubbliche più lunghe.
Peraltro devo dire che ho avuto bisogno di un intervento urgente e impegnativo e di prolungate cure specialistiche di altissimo livello (chirurgia e protonterapia) presso strutture pubbliche e che sono stato curato e seguito tempestivamente e ottimamente. Ne deduco che abbiamo medici anche specialisti, infermieri e strutture di qualità ottima: la sfida è intervenire sull’ organico e sulla motivazione del personale e gestire meglio l’accesso per tutti in regime pubblico all’intero sistema pubblico e misto pubblico-privato.
Circa le Case della Comunità, internet recita: “Sono strutture sanitarie territoriali istituite per avvicinare i servizi di cura ai cittadini. Offrono assistenza medica, infermieristica e sociale integrata in un unico luogo. L’obiettivo principale è prevenire le malattie, gestire i pazienti cronici e ridurre gli accessi impropri ai Pronto Soccorso. Previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dal DM 77/2022, queste strutture rappresentano il punto di riferimento primario per i bisogni di salute della popolazione”.
La sensazione è che bene si è fatto ad utilizzare i fondi del PNRR per realizzare tali strutture, ma non si è ancora dotato il sistema del personale medico e infermieristico necessario alla loro piena attivazione. Al momento quindi, la sensazione che se ne trae è che queste Case al momento comunque servano per filtrare giustamente il ricorso non necessario alle strutture ospedaliere, ma anche -sotto un diverso profilo – per decentrare e diluire, spostandole in altra sede, le attese negli ospedali, intervento in un certo qual modo sostitutivo del generale insufficiente investimento nell’organico di medici e infermieri del quale scrivevo sopra. Riccardo Lucatti – Italia Viva Trento.


















