INCONTRI – 7) MARCO BARLETTA: I “FORTEPIANO” IN TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 26 Gennaio, 2012 @ 4:38 pm

Detto altrimenti: un’esperienza particolare. Ieri, a Riva del Garda ho visto accordare un fortepiano. Forse in Trentino si potrebbero valorizzare maggiormente questi strumenti, alcuni dei quali già presenti sul territorio, come parte importante della nostra Storia, molto vicina a quella austriaca, anche musicalmente …

Trentino e Liguria … già … il mio post precedente era dedicato a Fabrizio De Andrè … e con questo riequilibro la partita. Domani non pubblico, riposo. Comunque, queste due Terre hanno molto in comune. Soprattutto sono entrambe Terre di Confine: un confine d’acqua ed uno di terra, ma sempre confini sono. Ma c’è ben altro … state un po’ a sentire …

Infatti, domenica scorsa , Stefania Neonato, musicista Trentina figlia di un Ligure e di una Meranese, insieme alla violista Francesca Vicari  ha inaugurato a Trento i Concerti della Domenica, suonando un fortepiano. Stefania  sabato prossimo eseguirà un secondo diverso concerto a Riva del Garda (ore 17,00, Conservatorio di Riva), sempre su fortepiano. Stefania e suo marito Marco (rivierasco di Chiavari) ne hanno una collezione di fortepiani! Marco è restauratore e accordatore.

Marco, galeotto fu il … fortepiano!? E’ ben così che hai conosciuto  Stefania?
No, si trattò di un concerto d’organo, ma è andata bene lo stesso!
Mi pare di capire che anche tu come Stefania sei figlio d’arte ….
No, i miei facevano tutt’altro. Solo un nonno organista. Alla musica sono arrivato per mio interesse diretto a cinque anni d’età …
Ti senti più restauratore di pianoforti storici e accordatore o pianista?
Senza dubbio più restauratore. Ormai suono solo per diletto.
Qual è la differenza fra un fortepiano ed un pianoforte?
Il fortepiano sta a metà fra il cembalo ed il pianoforte moderno. Del primo conserva la struttura interamente lignea. Del secondo i meccanismi a martelletti che permettono le gradazioni sonore.
Esiste musica per l’uno e musica per l’altro strumento?
Gran parte della musica che abitualmente ascoltiamo eseguita su pianoforte moderno è stata scritta per fortepiano. Questo vale, ad esempio, per Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann, Chopin.
Come ti è venuta la passione per questo strumento?
Studiando pianoforte, ho percepito l’intima connessione fra musica d’epoca e strumento sul quale è stata composta ed in inizialmente eseguita, della stessa epoca.
Se non erro tu e tua moglie siete collezionisti …
Si, è stato un passo molto naturale: l’evoluzione del fortepiano nell’800 è paragonabile a quella dell’auto nel ‘900, per cui ne esistono modelli con caratteristiche diverse. A noi piace seguirne l’evoluzione.

Come nascono i fortepiano?
Grazie all’intuizione di un Italiano, Bartolomeo Cristofori, il quale nel 1700 applicò per primo un meccanismo a martelli ad un clavicembalo. Il nome originario dello strumento  era “gravicembalo col piano e col forte”.
Come è fatto il fortepiano?
Il concetto essenziale è comune a tutti gli strumenti a corda: una tavola armonica che funge da membrana amplificatrice, le corde, un ponticello che mette in contatto le corde con la tavola armonica e un meccanismo di percussione con martelletti in legno rivestiti di pelle.
Qual è il significato musicale di questi strumenti, oggi?
Può sembrare un paradosso, ma è un modo per attualizzare la musica dell’epoca, per riavvicinarci alle sonorità originali ed alla prassi esecutiva d’un tempo. E’ un po’ come rivedere i colori originali di un vecchio quadro, dopo il restauro.

Come si ricollega la cultura italiana del fortepiano alla cultura musicale austriaca?
L’Austria è stata la terra dove  il fortepiano ha avuto il suo maggiore sviluppo, grazie agli Autori citati che hanno composto soprattutto a Vienna. L’influenza fra le due nazioni è stata fortissima e reciproca. Ad esempio, a S. Michele all’Adige, nel Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, è conservato un bellissimo esemplare di fine ‘700 di fattura austriaca sul quale mia moglie ha inciso un CD e tenuto numerosi concerti.
Tu e Stefania, avete avuto esperienze “estere”?
Si, come studio e come concerti. L’ultimo è dell’estate scorsa, a Graz (Austria), dove abbiamo portato un nostro fortepiano Pleyel del periodo di Chopin. Se per un violinista portarsi appresso il proprio strumento è normale, per un pianista è un privilegio.
Tu e Stefania, avrete anche esperienze estere? L’attività concertistica di Stefania è più all’estero che in Italia.
Tu hai un laboratorio?
Si, a Chiavari. Lo puoi vedere sul mio sito www.barlettapianiforti.it
Ma Stefania è Trentina! Cosa ne diresti se il Trentino catturasse anche te?
Mancherebbe il mare … ma posso farci un pensierino, visto che ieri ero a veleggiare sul Garda!

Grazie, Marco. Auguro a tutti noi che la vostra attività possa essere maggiormente valorizzata localmente. Infatti ciò che voi rappresentate – e non mi riferisco solo alla musica bensì anche alla Storia della cultura del nostro territorio – è un patrimonio da non perdere ma anzi da valorizzare come risorsa di cultura, civiltà e – perché no – anche economica. Sai, temo che certe volte noi non ci si renda conto della fortuna che abbiamo di avere una storia così ricca … mentre vi sono altre nazioni, internazionalmente molto più “importanti” di noi, che la cosa più vecchia che hanno sono le pantofole della nonna.

Trentino e Liguria sicuramente quindi, ma anche Trentino e Austria!


  • camilla

    Questa intervista a Marco è splendida, ci voleva proprio, caro Riccardo. Molto affascinante la storia degli strumenti, il contatto con gli strumenti , come fossero viventi, come se avessero il loro respiro, il loro carattere. Bello.

    • Riccardo Lucatti

      Camilla, grazie per l’apprezzamento, ma … sai … il merito va a chi fornisce la materia prima, a chi ti offre di che parlare e scrivere, non a noi scrivani …. e poi questi giovani ci stanno dando molto di più di quello che stanno ricevendo!

  • Cristina

    E’ vero Camilla, Stefania è super, il fascino del suo fortepiano è grandissimo e ti penetra fin dentro l’animo. Questo suo suono così morbido, a tratti così deciso che anche Mozart sentiva!! E noi lo possiamo riascoltare proprio come Lui voleva. Questo è magnifico. Marco ha così ben descritto l’effetto prodotto, che sembra quasi di sentirlo accarezzarti l’orecchio. E lo strumento ti ricompensa sempre, ti ritorna ingigantito l’impegno profuso, perchè l’interprete stabilisce con lui un feeling assoluto. Peccato non poterlo “abbracciare” come fanno invece i violoncellisti. Ma anche la tastiera, pur se talvolta un pò fredda al tatto, si scalda immediatamente sotto le dita, freme, a volte si lamenta un pò, ma poi si rilassa e dialoga con chi la usa. Questo per me è il massimo. Stefania è grande e domani potrò nuovamente sentirla suonare ed abbracciarla. Grazie. A presto Cris

  • camilla

    Si, cara Cristina, Non ti sembra bella la metafora del quadro antico riportato ai suoi colori originali?. Sono rimasta molto colpita dalle parole di Marco che dice: “portare con sè il proprio strumento , per un pianista, è un privilegio”: Sono parole che risplendono di amore per scelte musicali e di vita alte, difficili e stupende. Se durante i concerti di questi giovani talentuosi musicisti venissero anche usate “parole per narrare” e concesse brevi storie di questi loro straordinari rapporti sia con le scelte musicali che con i loro strumenti l’ascolto del concerto diverrebbe più consapevole, più gratificante e più condiviso, più emotivo.ciaociao

  • Faccio l’ avvocato del diavolo e mi viene da dire….ma basta con questa storia dei “giovani musicisti” . La musica non ha tempo, i musicisti sono musicisti e basta, non importa se giovani, vecchi o decrepiti…l’ importante è che siano in intimo contatto con la musica e ce la trasmettano attraverso la loro sensibilità…così come non importa se uno strumento è giovane o vecchio, basta che sia funzionale al suo scopo.
    Credo che non si possa definire Mozart un giovane musicista ( morto a 35 anni)…Schubert un giovanissimo musicista ( morto a 31 anni )… Pergolesi una giovane promessa (morto a 26 anni)….io non definirei mai lo Stabat Mater di quest’ ultimo l’ opera di un giovane compositore….. troverei una definizione forse inconsapevolmente un po’ anacronistica….
    Lo stesso dicasi per gli interpreti….penso ad esempio a Lipatti morto giovanissimo di leucemia….

  • camilla

    @Marco.Insomma bisogna che tu abbia pazienza, anche se capisco bene l’inadeguatezza di parlare di musica (!!!) tra specialisti e profani. Questi mezzi di comunicazione, come i blog, permettono anche di cercare di capire …senza riuscirci. Le intenzioni sono buone. E non ti arrabbiare troppo.