PARLIAMO DI TEATRO: L’ORIGINE DELLA COMMEDIA – Conferenza di Maria Teresa Perasso

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Aprile, 2012 @ 4:01 pm

Detto altrimenti: un‘iniziativa della Associazione FIDAPA – FEDERAZIONE ITALIANA DONNE ARTI, PROFESSION,I AFFARI – Sezione di Trento, Presidente Sandra Frizzera. Ovvero: cultura vo cercando ch’è si cara …

Centro Culturale Rosmini, Via Dordi, Trento. Mercoledì 11 aprile 2012, ore 17,00. Una delle tante lodevoli iniziative culturali targate Fidapa per iniziativa della Presidente Sandra Frizzera, nota scrittrice, la quale ha recentemente presentato il suo ultimo lavoro “Il calicanto sotto la neve” (Ed. 31) . Peccato la pioggia torrenziale. Attesa da mesi, ha scelto un giorno sbagliato per allagare le strade di Trento … e non tutti gli appassionati all’argomento sapevano nuotare …Fidapa, dalle molte iniziative, si diceva … e Maria Teresa ne era già stata parte attiva, con una sua precedente conferenza sull’origine del teatro e sua prima forma, la tragedia. Ora è stato il turno della commedia. Sempre dalla Grecia partiamo … 

Epicarmo di Siracusa

Mi piace sottolineare come nei contenuti e nelle tecniche teatrali della commedia antica, greca prima e romana poi, vi siano in nuce gli elementi delle nostre attuali commedie e soprattutto di quelle (teatrali e cinematografiche) del primo dopoguerra. Equivoci, riconoscimenti, piccoli imbrogli, situazioni paradossali che poi si risolvono allegramente o al massimo con una lieve punizione del “colpevole” di turno. Vi troviamo inoltre il primo musical: spettacolo già allora in parte recitato e in parte in musica (canto del coro). C’è anche una parte in cui il corifeo (direttore del coro) parla direttamente al pubblico, così come oggi, talvolta, l’apprezzato maestro Gustav Kuhn si volta verso il pubblico a spiegare origine, ambientazione, caratteristiche tecnico-musicali del pezzi che saranno eseguiti dall’apprezzatissima Orchestra regionale Haydn che si appresta ad dirigere. Nella commedia greca antica, invece, il corifeo dava addosso ai rivali, e questo il maestro Kuhn non fa di certo!

Aristofane

Ma ciò che maggiormente è attuale è il rapporto fra la satira (in origine e letteralmente: una mescolanza di generi teatrali) e il potere politico. Nella Grecia democratica, quella di Pericle per intendersi, la commedia fiorì soprattutto come satira (secondo l’accezione moderna) dei politici di turno, che poi erano del… PD (!) cioè del Partito Democratico e come tali consentivano automaticamente la libera espressione del giudizio su se stessi, anche sotto forma di presa in giro e critica canzonatoria. Caduto il sistema democratico, con la dittatura la commedia dovette adeguarsi (cioè: fu censurata) e la satira si spostò verso le figure popolane e popolari che costituivano la bassa borghesia e/o il popolino del tempo. Guai a ironizzare sui potenti! Ancora oggi siamo stati molto vicini ad un intervento analogo … ricordate? E se la dittatura impedisce la satira, se ne potrebbe dedurre “a contrario” che ove la satira sia vietata si sarebbe sostanzialmente in dittatura … altro dirvi non vo’ …

Menandro

Altra osservazione. I Romani erano meno spiritosi e meno democratici dei Greci. Infatti, quando la commedia greca fu ripresa dagli autori latini, in Roma, i testi continuarono a fare satira … ma su chi? Indovinate! Su personaggi greci, il che veniva trovato assai divertente dai Romani che forse erano un po’ troppo permalosetti per accettare l’autocritica, sia pure in forma ironica e non personalizzata.
Le commedie: inizialmente fatto culturale popolare, rappresentate in “teatri” improvvisati, siti, per legge romana, oltre un miglio al di fuori delle mura e senza sedili per gli spettatori.

Tito Maccio Plauto

Mi viene in mente l’ultimo dopoguerra (anche l’unico, per me che sono del 1944), quando nella città ove vivevo (Genova) arrivavano i “baracconi”: niente di più che un teatrino ambulante e semovente, con un palcoscenico realizzato ribaltando la sponda del rimorchio di un autocarro, sul quale si esibivano “artisti” assolutamente improvvisati, con musiche, canzoni, barzellette e balletti … unica risorsa di quella povera gente che poi raccoglieva con il classico piattino le poche offerte che gli spettatori, radunati in piedi (ecco il collegamento) dietro una bassa staccionata, erano disposti a donare loro. All’interno del “cerchio magico” poche sedie pieghevoli per i pochi privilegiati che si potevano permettere di pagare il biglietto (100 lire!). Con soldi propri, s’intende, non con denari del partito …

S. Angelo in Colle (fra gli ulivi)

Torniamo ai Greci ed ai Romani. La popolazione rurale, la commedia era l’unica cosa che si poteva permettere e l’unica d’altra parte, a loro portata di mano, di strada, di tempo disponibile … di tutto. Insomma, un po’ come in Toscana, sempre nello stesso dopoguerra citato, in un paesino in mezzo alle colline senesi, affacciato dai suoi 450 metri d’altitudine sulla valle dell’Orcia, verso sud e cioè verso il Monte Amiata (qual è il suo nome? S. Angelo in Colle, frazione di Montalcino, ma almeno uno per ogni auto non deve bere …), la popolazione contadina (dei poderi) e “cittadina” (i paesani) si sentiva seriamente coinvolta nell’imparare “la musica” (sic) , cioè nell’imparare a suonare sia pure in modo assai rudimentale qualche strumento nella banda paesana e nell’imparare le parti di certe semplici rappresentazioni “teatrali” che venivano rappresentate all’aperto in estate in occasione di una qualche ricorrenza.

Presepe vivente

Di religioso v’era il Presepe vivente, animato con passione e serietà da personaggi contadini che nei giorni precedenti e seguenti avevano infiorellato di incredibili bestemmie “alla toscana” ogni inaspettata e imprevista difficoltà che incontravano nelle esecuzione dei lavori della campagna. Ma si sa, erano bestemmie di folclore, non veramente sentite. E poi, i Toscani .. maledetti toscani (Curzio Malaparte docet. Per non parlare poi di che ne disse tale Dante, di Fiorentini e Pisani … risparmiò i Senesi, chissà perché poi … probabilmente si trattò di una dimenticanza casuale, oppure, affermano altri, aveva semplicemente finito l’inchiostro della stampante …). E con quale impegno, serietà e convinzione quegli “attori” si impegnavano nel rispettivo ruolo! Ecco, anche a S. Angelo, benché si fosse circa duemila anni dopo, non c’era altro: né TV. né cinema, niente. Solo una popolazione (in paese, 350 abitanti, più circa altrettanti – o forse meno – nei poderi del circondario), la popolazione, dicevo, impegnata a rappresentare e a osservare se stessa.

E Maria Teresa ci ha spiegato l’origine della commedia e come, attraverso la commedia dell’arte e la riforma goldoniana, essa si sia evoluta. Ma ci ha anche fatto capire come la commedia abbia avuto molte origini, uguali a se stesse, come quella genovese e quella toscana di cui vi ho accennato, duemila anni dopo. Cultura non facit saltus …


  • mirna

    Sentire parlare di teatro greco e romano mi ha sempre affascinato. E Maria Teresa, con la sua preparazione e il suo modo di esporre così garbato, chiaro e sorridente, mi ha fatto trascorrere con piacere parte del pomeriggio piovoso. Devo ammettere che l’avrei ascoltata per più tempo.

  • RICEVO VIA MAIL DA CRISTINA E TRASCRIVO.
    “Bravissima!! Splendida questa conferenza di Maria Teresa per la FIDAPA. Ascoltarla è stata una meravigliosa esperienza, così interessante e coinvolgente. Mentre parlava mi sono ritrovata immersa nella storia della musica, che tanto ci ha coinvolti al Conservatorio. Conosco Maria Teresa da molti anni, dato che era collega di mia sorella a scuola e da sempre ne ho apprezzato le grandi qualità di insegnante intensamente coinvolta con i ragazzi. Si sente che ama molto l’arte greca e è riuscita sempre a trasmettere questa sua passione. A questo proposito vorrei raccontare il suo magnifico lavoro con le classi. Ho avuto l’occasione di essere presente ad una sua recita con gli alunni. Beh dire emozionante è poco!! Quei ragazzi immersi nel ruolo dei “Menecmi” mi hanno totalmente rapita. Considerando la fatica che si fa sempre con dei ragazzini che forse preferirebbero dare due calci al pallone, merita un plauso particolare. Il lavoro così accurato e approfondito, la cura della recitazione con gli accenti e le perfette pause d’espressione, ne hanno fatto un capolavoro. Maria Teresa è riuscita a sfruttare al meglio le qualità dei ragazzi, rendendo l’intera recita godibilissima. I costumi di scena ed il trucco poi, ne hanno fatto degli attori deliziosi. Ricordo perfettamente i loro giovani visi stupiti, i loro occhi increduli e lucenti quando, uno di fronte all’altro, si sono riconosciuti come dentro uno specchio. Le loro mani sembravano accarezzare l’aria, delicatamente quasi con sospetto, fino ad arrivare all’altro viso. Questa scena si è svolta in un silenzio irreale, in un clima di assoluta attesa, fino a sfociare in una liberatoria emozione sulle note di Memory, prima in sottofondo e poi via via sempre più forti. Questo connubio tra recitazione e musica ha fatto il miracolo! Tutti eravamo in silenziosa attesa di questo evento e l’applauso che è scaturito generoso, ci ha avvolti di emozione.

    Ecco, questa è Maria Teresa e durante la conferenza, ha “chiacchierato” con noi, traducendo in parole questa sua passione, con sensibilità e generosità. GRAZIE GRAZIE a questa splendida donna, per come è e per tutto ciò che ci dona continuamente!! Sono orgogliosa di essere sua Amica, con la A maiuscola. Bacioni Cris”

  • maria teresa

    Care amiche Mirna e Cristina, siete troppo buone! Devo assolutamente chiarire che in tutti gli allestimenti a cui ho partecipato – Menecmi compresi – sono appunto stata UNA PARTE, ho sempre lavorato in équipe e per mia fortuna sempre in grande armonia, quindi con enormi vantaggi in fatto di produttività. Tua sorella Micaela, cara Cristina, era la brava curatrice delle parti musicali e delle coreografie. Un’altra mia carissima collega, Marzia di educazione artistica, era un’efficientissima scenografa dalle mille trovate, inventrice di mille astuzie, oltre che disegnatrice di costumi la cui preparazione io indegnamente mi arrabattavo a curare nel laboratorio di cucito, coordinando gruppetti di ragazzine di buona volontà.
    Mi piaceva moltissimo fare la riduzione dei testi in modo da renderli rappresentabili in tempi brevi e curare la dizione, il volume della voce (arduo questo!) e la postura in scena.
    Gli allestimenti sono davvero tra i ricordi più intensi del mio lavoro. Ma ne ho molti altri… Sono convinta di aver svolto uno dei lavori più belli del mondo.
    E naturalmente, W il teatro!