PADRONE DELLA BELLEZZA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 5 Aprile, 2016 @ 12:47 pm

Detto altrimenti: la bellezza è lì, basta coglierla ….. (post 2334)

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Per Trento, a passeggio in bici da passeggio, senza fretta. Sono Associato Fiab. Alzo lo sguardo, i bei palazzi, gli affreschi, le chiese, il cielo, i monti: mi sento padrone di una bellezza a km e costo zero. Sono appena uscito dalla lectio magistralis della mia Prof senza puntino Maria Lia Guardini. Oggi è stato il turno delle Odi di Orazio. E ce le siamo godute, queste Odi, anche grazie al lavoro preparatorio di organizzazione della nostra lettura fatto da Lia e al suo successivo commento. 

Orazio oggi

th17DCCEJFOrazio sarebbe stato un ottimo poeta blogger: infatti le sue odi sono bellissime e – ciò che conta per un blogger – corte! Osservazione e caratteristica banale, dirà taluno. Evvabbè … Ma andiamo avanti. Dice … un antico poeta latino? Ma io non ho fatto studi classici. E allora, dico io, a maggior ragione devi leggere queste mie poche righe. Già, perché l’uomo e il poeta Orazio sono assolutamente attuali. Non lo sapevate? E chi mai ha inventato il carpe diem se non lui (Odi, I, 11)? Carpe diem, vivi pienamente ogni giorno, riempi la tua giornata di qualcosa di interessante, avvincente … non è il “godi, divertiti” come spesso viene interpretato l’invito. Il carpe diem fa parte della dottrina filosofica epicurea (e di Lucrezio), secondo la quale il copro è formato da un insieme di atomi: quando essi si separano, è la morte. Ma vita e morte non convivono, quindi non si deve avere paura della morte perché quando c’è lei non ci siamo noi e viceversa. Insomma, la sua poetica filosofica aiuta a vivere ogni giorno. Anche l’oggi. Il suo carpe diem lo troviamo anche in Virgilio (tempus fugit irreparabile) e il Lorenzo de’ Medici con il suo chi vuol essere lieto sia, anche se in questo caso l’invito risuona piuttosto sul carnascialesco.

Carpe diem, perché fugit hora, il tempo passa … e si dovrà lasciare ogni cosa: la casa, i campi, la dolce moglie, gli alberi di cui siamo padroni solo per poco tempo tranne che dell’odioso cipresso. La morte, uguale per tutti (cfr. La livella, di Totò). Anche Catullo, morto a 33 anni, cantava la brevis lux dopo la quale dovremo dormire un’unica notte senza fine. Catullo, un bambino ad un’età alla quale Orazio per contro era un vecchio saggio che non consente al lettore di conoscere il proprio animo sino in fondo, a differenza del fanciullo Catullo che è un libro stampato ed aperto.

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    “O fons Bandusiae, splendidior vitro …” (Odi III, 13)

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Carpe diem … ma c’è dell’altro, c’è anche la aurea mediocritas (Odi II, 10 – che taluno avvicina impropriamente all’ in medio stat virtus). Una “mediocrità” fatta di vita in una villa in campagna con accanto la Fons Bandusia. Non male. Tuttavia, quanto all’arte sua, il poetare, altro che mediocritas! Bensì cime eccelse, tanto che “con la sommità del capo ferirò il cielo”. Aurea mediocritas, una callida junctura, così come la strenua inertia …

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Non basta: non omnis moriar ed exegi monumentm aere perennius (Odi III, 30): non tutto di me morirà perchè la mia poesia vivrà fino a quando vivrà l’impero di Roma (e qui si sbagliava perché la sua poesia ha superato di gran lunga quel traguardo, n.d.r.), in quanto ho edificato un monumento più duraturo del bronzo.

Omnis indica la totalità di una pluralità di soggetti. Totus,  indica l’interezza di un solo soggetto: non ho mangiato tutte-omnes le ciliegie; ho mangiato totam-tutta la torta. Anche da ciò si deduce la filosofia epicurea di Orazio alla quale ho prima accennato, di un corpo formato da una pluralità di atomi, che non tutti moriranno.

Leggere le Odi in latino? Siamo sicuri? Già, perchè la metrica è molto complessa, ben oltre l’esametro ed il distico elegiaco. La musicalità la si coglie ugualmente, anche se i suoi versi non erano da leggersi con accompagnamento musicale, a differenza dei versi greci.

“Odi ed Epodi”. Ma poi si leggono quasi sempre le Odi. E le Epodi? Sono un po’ critiche, aggressive … vedremo se ne avremo il tempo.

Ecco, concludo con un ringraziamento personale a Orazio e alla mia Prof: finalmente, dopo tanti anni so a chi devo essere grato per quelle splendide espressioni latine che molte volte ho usato nel parlare e nello scrivere! E dire che pure aveva fatto studi classici, ma si sa … erano altri tempi, altri alunni e altri professori!

Prossimo appuntamento fra quindici giorni martedì  19 aprile, con Catullo. Stessa ora e luogo (ore 10,00, Biblioteca Comunale di Trento, primo piano, aula accanto alla Sala degli Affreschi. Entrata libera. Uscita anche).

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