COSA STA SUCCEDENDO ALLA CHIESA DI SAN BERNARDINO A TRENTO?

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 16 Maggio, 2016 @ 7:19 am

Detto altrimenti: da piccoli grandi segnali … un allarme                           (post 2382)

Premessa

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Genova: anche ai “miei tempi” c’era già il colore! Tuttavia alle tante foto moderne ho preferito questa … 

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Nella mia città natale, Genova, la mia parrocchia era S. Francesco d’Albaro. Arrivando a Trento, tre decenni fa (non mi andava di scrivere “a Trento trent’anni fa”), fui lieto di vedere che la parrocchia che mi “competeva” era una Chiesa francescana.

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Quella di San Bernardino. Una bella, semplice Chiesa francescana, in alto. in cima alla Via Grazioli. Dodici anni fa ci si è sposata mia figlia: non è stato necessario arrivare alla chiesa con l’auto per percorrere i 200 metri che ci separano da essa, un tragitto per me meraviglioso: lungo il Fersina, in una bella giornata a cavallo fra l’estate e l’autunno (21 settembre): incrociamo una signora: “Che bella!” dice, ed io orgogliosissimo e commosso.

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Fine della premessa

 

Ed ecco i fatti relativi a quella Chiesa  che oggi io credo di potere collegare

  • WP_20160516_002La Chiesa, molto frequentata la domenica, viene declassata e non è più parrocchia. Noi fedeli siamo trasferiti ad altra Chiesa. La frequentazione domenicale di riduce di molto.
  • In una parte del complesso Chiesa-Convento si insedia la Associazione “Nuovi Orizzonti” (emanazione dei Focolarini).
  • Prima della Messa domenicale, da qualche tempo vi si trovavano gruppetti di signore a chiaccherare, senza alcun ritegno, senza alcun riguardo per il luogo e per gli altri fedeli. Come se fossero al bar o in un salotto. Come se la Chiesa fosse (già, n.d.r.) “cosa loro”. Nessun frate protestava, nessuno di loro le riprendeva. Non capivo.
  • Ieri, domenica 15 maggio 2016, il frate celebrante annuncia che presto non si dirà più Messa.
  • Nella preghiera dei fedeli, una signora legge “… verso i nuovi orizzonti della storia …”
  • A fine Messa chiedo al frate celebrante cosa stia succedendo: mi risponde in modo evasivo, impreciso che fra poco la Chiesa non sarà più trentina ma dipenderà da Milano.
  • Milano è forse la sede centrale di Nuovi Orizzonti?
  • Parlo con una signora per far notare che non si deve fare salotto in Chiesa: “Ma no, è bello stare insieme, ritrovarsi .. una comunità felice che dialoga … viene anche lei?”No grazie.
  • Chiedo al altre donne, e mi confermano che la Chiesa non sarà più aperta al pubblico.

 

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Ad Associazione referenziata offresi Chiesa con vista Valle dell’Adige e Monte Bondone

Ne deduco che la Chiesa diverrà una sorta di grande cappella privata di Nuovi Orizzonti, chiusa al pubblico. Una religiosità privata, riservata ai consacrati dell’Associazione in questione, con vista sulla valle e sui monti: nuovi orizzonti? Si certo e molto belli da lassù! Sole, spazio, silenzio: insomma, una Associazione che si tratta bene, non c’è che dire. E noi fedeli? Noi siamo e restiamo trasferiti in altra Chiesa, praticamente migranti della religione (non della Fede che è un’altra cosa). Nuovi orizzonti? Si, nuovi in quanto limitati agli iscritti. Ma la nostra religione, non era “apertura a tutti”? E loro adesso “chiudono” una Chiesa? Non ho capito …

Fino a qui la pars destruens, la più facile. Ma veniamo alla pars construens, in genere la più difficile: che sulla porta della Chiesa sia apposto un cartello “Chiesa aperta al pubblico”, come già avviene per altri complessi religiosi che comprendono Chiesa, Oratorio, scuola, etc.. E’ chiedere troppo? E la ricchissima biblioteca dei frati, anche quella solo per pochi intimi?

Mi sto sbagliando? Sono un malpensante? Può darsi, ma a pensar male  si fa peccato ma si indovina …

P.S.: mi viene in mente una storiella: Texas, stato razzista. Una chiesetta in mezzo ad uno spiazzo assolato. Sulla porta un cartello: “Only white admitted”. Si avvicina un negretto. Il parroco lo blocca: “Dove credi di andare tu?” E lui: “Padre, io sono il ragazzo delle pulizie”. Il parroco: “Allora entra pure figliolo, ma guai a te se ti vedo pregare!”

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