I CLASSICI GRECI (E LATINI) A TRENTO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 17 Maggio, 2016 @ 3:08 pm

Detto Altrimenti? Ci siamo ritrovati come di consueto a ripassare i classici (questa volta greci) presso la Biblioteca Comunale di Trento …                          (post 2384)

… con la Prof (“Prof” senza puntino) Maria Lia Guardini. Ultima giornata dell’ “anno scolastico”. Si riprende a ottobre. Oggi abbiamo iniziato con il ricevere i compiti per le vacanze.

Obbligatori

Leggere

  • thL094ADL6Dell’ Anonimo (pseudo) Omero (ovvero non si sa chi sia stato): “Batracomiomachia” la guerra fra i topi e le rane. Si tratta di tre canti per un totale di circa 75 sestine il che significa circa 450 versi (reperibile in internet. Traduzione di un giovane studentello: tale Giacomo Leopardi). L’autore – sconosciuto – conosce e “lavora” bene il prodotto letterario altrui e si diverte a rovesciare ironicamente il poema epico, con una tempestività insolita rispetto al prodotto originale.

Facoltativi

Rileggere

  • Uccelli, di Aristofane, in previsione di un lavoro che si svolgerà presso la Biblioteca: letture di passi di Utopia, con Paolo Ghezzi.
  • l’Edipo di Sofocle e quindi …

Leggere

  •  thEQV2HCJW“Il Dio Kurt” di Alberto Moravia (reperibile nella raccolta “Teatro”, 2 volumi Bompiani). Si tratta, quella di Moravia, di una ripresa di una tragedia antica, a dimostrazione della inadeguatezza del ‘900 – secolo ispirato a “valori” borghesi cioè molto relativi – a produrre il genere tragico. Lo stesso era accaduto nell’antica Grecia alla fine della (cosiddetta, n.d.r.) Repubblica Ateniese, quando la cultura “virò” verso la “civiltà” borghese dell’età ellenistica.
  • “La lunga notte di Medea” di Corrado Alvaro.
  • “Emma B vedova Giocasta” e “Alcesti di Samuele” di Alberto Savinio (riferiti al periodo delle leggi raziali).
  • La mia compagna di banco Emma suggerisce la lettura di “Danubio” di Claudio Magris e di “Verde acqua. La radura” di Marisa Madieri.

Vedere

Il film “Edipo re” di Pierpaolo Pasolini.

Adempiuto a questo doveroso passaggio, siamo entrati in corpore vivo …. Nel post del 3 maggio scorso (rileggetelo, dai …) avevo anticipato che oggi avremmo parlato di Tirteo, Archiloco e Saffo.

Dell’opera di Tirteo, autore di elegie parenetiche (inneggianti alla guerra) possediamo alcuni frammenti. In lui è presente la tradizione omerica ma sotto un diverso angolo visuale: non esistono “singoli eroi assoluti da sempre coraggiosi” ma schiere di combattenti che il coraggio devono farselo venire e devono conservarlo fino all’estremo. Cambia anche la tecnica della battaglia: non più duelli ma schiera contro schiera, scontro di “insiemi”, di militari (cittadini) organizzati. Da qui e dell’evolversi dell’economia nascono i germi della “polis”, ovvero della Città Stato (a me pare di potere fare un parallelo – e così si può dire – con il passaggio dalle signorie medievali all’Età dei Comuni e con le repubbliche marinare – io sono genovese di nascita – laddove ognuno contribuiva con denari o anche personalmente all’organizzazione militare della sua città).

Archiloco: l’amore viene dal cielo, è un regalo degli dei. Le sue elegie sono piene di formule omeriche. Dico “formule” intendendo “espressioni letterarie”: infatti i poemi omerici sono per questi autori una sorta di “formulario” al quale attingere, anche se con significati diversi.

Saffo: donna energica, consapevole, ribelle, emancipata: la cosa più bella? Non le schiere dei cavalieri o dei fanti, non una flotta ma “ciò che si ama”. Anche in lei si vede Omero, ma anche qui diversamente significativo: Elena, ad esempio, è vista solo come una donna pazza d’amore che abbandona marito e figlia. Anche per Saffo l’amore è un dono degli dei, non un qualcosa che matura dall’interno di ogni persona (come per Ettore e Andromaca). In lei troviamo i paesaggi, le contraddizioni dell’ odi et amo di Catullo (“Eros, dolceamaro“), di un Catullo che ritroviamo nel frammento 117 D “Come il giacinto che i pastori pestano per i monti, e a terra il fiore purpureo e sanguigno”, là dove Catullo canta “ … e non si volti più indietro a guardare il mio amore che giace a terra come un fiore sradicato dall’aratro al bordo del campo”. Vi è anche in lei il non omnis moriar di Orazio: il poeta sopravvive alla propria morte attraverso la sia poesia. Per il resto, una grande amatrice.

Ciao, ragazzi, per oggi mi pare che possa bastare, non credete?

.

.