LA “RIVA” DEL GARDA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 13 Novembre, 2016 @ 7:54 am

Detto altrimenti: Riva del Garda                                   (post 2533)

“Quei da Trent” chiamano l’area “la Busa”, la buca, poiché si trova ad una altimetria inferiore di 150 m rispetto a quella della Valle dell’Adige: “quei del la Busa”, “quei dei pessat,” i pascatori … e molti Rivani si sentono molto più “Gardesani” che non (solo) Trentini.

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Bici di un Ligure, oggi blogger (trentino da 30 anni)

Quando all’incirca nel 2000 a. C. i Ligures ne furono i primi abitanti … probabilmente vi arrivarono via lago, ma il Trentino non esisteva ancora e così loro stessi o  altri dopo di loro che invece vi arrivarono via terra, da nord, la chiamarono la “riva” del Garda, ovvero Riva del Garda. I Ligures risultano essere i primi “signori” di Riva, così attesta la lapide delle signorie e delle dominazioni della città murata a lato della porta del Comune. I Ligures … che non era gente che arrivava dalla Liguria, bensì un popolo che inizialmente abitava la costa mediterranea di Spagna, Francia e Italia, con presenze significative nelle tre isole mediterranee maggiori, popolo che poi “si ritirò” per amore o per forza, nella attuale Liguria. E Riva del Garda era zona di confine, prima est/ovest fra Ligures e Veneti; poi, molto, molto dopo, fra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano e infine ultima città meridionale rivierasca lacustre dell’impero Austro Ungarico prima del vicino confine con il Regno d’Italia, a sud.

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Barca di un Ligure … (v. foto sopra)

Riva e il suo lago … lago cantato da Virgilio nelle Georgiche II, vv. 159, 160:

Anne lacus tantos? Te, Lari, maxime teque / fluctibus et fremitu adsurgens Benace marino … – E cosa dovrei dire dei nostri laghi così belli? Di te, Lario, ma soprattutto cosa dovrei mai dire di te, Benaco, le cui tempeste sono simili a quelle del mare?

E dopo di lui, un certo Dante, Inferno, XX, vv. 61-63 

Suso in Italia bella giace un laco / a piè de l’Alpe che serra Lamagna / sovra Tiralli c’ha nome Benaco.

E ancora, più avanti, vv. 67- 78

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Nipote (ligure) di un Ligure … (v. foto sopra …)

Luogo è nel mezzo là, dove il Trentino / pastore, e quel di Brescia, e il Veronese / segnar porìa se fesse quel cammino. / Siede Peschiera, bello e forte arnese / da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi, / ove la ripa intorno più discese. / Ivi convien che tutto quanto caschi / ciò che in grembo a Benaco star non può / e fassi fiume giù pei versi paschi. / Tosto che l’acqua a correr mette cò / non più Benaco, ma Mincio si chiama / fino a Governol, dove cade in Po.

Da qui in avanti Dante ci narra delle origini di Mantova, ma questa è un’altra storia. Infatti torniamo a Virgilio solo per dovere di cronaca: 

Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope. Cecini pasqua, rura, duces. – Sono nato a Mantova, morto in Calabria, sepolto a Napoli. Ho scritto poesie sulla pastorizia, sull’agricoltura e su condottieri.

Molto, molto più modestamente, anch’io, poetastro da strapazzo, blogger che non sono altro,  mi sono cimentato con una poesiola per Riva:

Riva del Garda

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(foto Gianfranco Busana)

Fanciulla che dormi / in un letto di Vento / al mattino / tu adorni / di mille colori / l’attesa / di luci / profumi / di fiori. / E appena ti svegli / trattieni il respiro / e un poco rimani / a fissare / l’azzurro del cielo. /  Ma ecco che esplode /il tuo sentimento: / ti vesti di un velo / di lago già adorno / da mille pagliuzze d’argento / di onde e di palme / che voglion danzare / di piccole foglie d’ulivo … / … è l’Ora d’amare!

 E l’ho anche tradotta in tedesco! (Ma si può??)

Maedchen du ruhst / auf luftigem Lager / und schmuckst / am Morgen / mit tausend Farben / die Erinnerung / an Licht / an Wohlgeruch / an Blumen. / Kaum erwacht / haelst du den Atem an / und blickst / gebannt fuer ein Weilchen / zum hellblauen Himmel. / Doch schon treibt zum Sturm / dein Gefuhl: / du unhullst dich mit einem Schleier / mir dem See, der schon geziert / mit tausend silbernen Halmen / im beginnenden Tanz / mit den feinen Blaettern der Olive / die dich umfliegen … / … es ist die Ora zu lieben!

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La nascita dell’Ora, della famosa brezza che arriva da sud? Eccola!

E appena lo Benaco ampio e lucente / da lungi prima tigne suo orizzonte / d’onda più scura e attira umana mente / a discovrir del suo increspar la fonte; / quinci scintilla d’argentina trama / le chiare squame che nessun ha conte; / e infin impregna di ventosa lama / fertile vela sin che non sia tesa / a ricovrarla ove nocchiero brama / lieve sì come cosa che non pesa / così noi fora da le triste rotte / fummo sospinti dopo lunga attesa / lo Duca mio al timon ed io alle scotte. / E l’Ora fea planar carela alata / verso polar da dove oscure grotte / d’onda atesina avrebbero inondata / de’ Torbolan la manca, se la piova / perigliosa rendesse lor vallata.

(Riccardante Lucattieri, “La Fraglina Commedia”, Paradiso, XXXIV, vv.1-18)

 Be‘ ora basta sennò smettete di leggere il post! Buona Riva del Garda a tutte e a tutti!

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