PROFETI, UTOPICI, DEMOCRATICI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 3 Gennaio, 2017 @ 6:26 pm

 

Detto altrimenti: dai, leggetemi, che poi non sono un post così difficile …. (post 2602 )

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La sventurata rispose

Alcuni post or sono (mio post n. 2573 del 7 dicembre 2016  “INCONTRI – Prof. Michele Andreaus “) intervistai una persona. L’intervista fu pubblicata anche sul sito di un partito politico locale appartenente al novero dei partiti del centro sinistra autonomista. Tutto bene fino a quando … fino a quando da un potere esterno al partito fu intimata (al segretario) la cancellazione dell’articolo dal sito del partito, non certo da questo blog! E a tale ordine “lo sventurato  rispose” per dirla  con il Manzoni …

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A questo punto, prima di proseguire nella lettura di questo post, dovreste andare a leggere l’intervista citata, il mio post  “corpo del reato”!

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Ma andiamo avanti, ovvero indietro di qualche anno. Nel Vecchio Testamento (Numeri, 11, 25-29) si narra un fatto: alcuni esponenti della comunità (i signori Eldad e Medad), benché non espressamente autorizzati dal potere politico-religioso, si erano messi a profetizzare, anche perché i “profeti autorizzati” (da Dio e) da quel potere avevano smesso di profetizzare (cioè: di fare il loro dovere). Fu avvisato Mosè e gli fu chiesto di fermare gli “abusivi”. Mosè rispose: “Volesse il Cielo che tutti fossero profeti!” e non li fermò. Dice … ma chi è “profeta”? Chi se ne intende (non certo io!) dice: chi è in grado di condurre la gente verso la costruzione di un bene, il Bene Comune, anche e soprattutto a prescindere dalle indicazioni cogenti del potere di turno. Chiunque, quindi, può essere profeta (fa eccezione l’essere profeta in casa propria, nemo propheta in patria … ricordate quel  Tale?).  Dice … ma l’Utopia, che c’azzecca? C’azzecca, c’azzecca … perchè essa, in politica, è l’indicazione di un possibile, diverso, migliore modello politico non “irrealizzabile” ma “non ancora realizzato”. Utopia quindi come possibile oggetto di una profezia.

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Max Weber

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Ma torniamo a noi. “Cancellate quell’intervista!” Tuonò il “potere”. Ecco, l’intervistatore e l’intervistato erano stati un po’ come quei due “abusivi” del Vecchio Testamento: si erano messi a “profetizzare” (nel senso Max-Weberiano della natura extrasacerdotale della profezia, ovviamente!) senza avere chiesto ed ottenuto l’autorizzazione. (Qui a  fianco la foto del sociologo Max Weber, da non confondersi con Edoardo Weber, l’inventore dei carburatori a doppio corpo. Ma questa è un’altra storia).

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I due, anzi, i quattro, stavano cercando di operare sul terreno del confronto, della verità (“Verità è relazione”, ammonisce Papa Francesco) operando al di fuori delle stanze del potere.

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Tuttavia, la loro “parola” per questo stesso fatto risultava essere una sfida, una ribellione al monopolio-dictat del pensiero del potere dominante (“Cosa fate? Pensate da soli? Guai a voi!”): nel far ciò i due-quattro “responsabili” stavano costruendo la parrhesia, ovvero la libertà per ognuno di esprimere liberamente il proprio pensiero (“Non sia mai! Ci sono io che vi dico come e cosa pensare!”). La libertà di ognuno, ovvero di tutti, non solo degli “autorizzati”. La voce di tutti, non solo quella che oggi quotidianamente i quotidiani (anche locali) riportano, amplificando il pensiero dei soliti pochi noti, ad addormentare la capacità critica e la disponibilità politica dell’opinione pubblica. (Foto a fianco scattata e post scritto nella stanza di hotel di fronte al duomo di Amalfi. Dai miei documenti si legge “nato a Genova …”: forse è per questo che hanno appeso alla ringhiera del balconcino la bandiera della “mia” Repubblica Marinara!)

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Ma torniamo ai profeti, veri (di qualche millennio fa) e aspiranti tali, i profeti di oggi. Nel far ciò i quattro (due + due) – in tempi diversi – stavano costruendo la stessa democrazia, ovvero il luogo del demos, della voce di ognuno e non la voce dei soliti noti (falsi) profeti, intenti per di più ad organizzare la propria azione “profetica” ad di là della propria espressione personale, e – nel far ciò – perdendo consapevolmente o meno qual poco o tanto di “natura profetica” iniziale che al limite avessero pur avuto: infatti il vero profeta è una partita IVA, opera da solo, liberamente, slegato dal potere, senza struttura, come il qui a fianco Tommaso Moro, direi, peraltro fatto Santo 500 anni dalla sua decapitazione, nel 1935.

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Le strisce! Mettiamole le strisce!

E veniamo ai nostri giorni, allargando l’angolo visuale dalla nostra Provincia Autonoma al  Mito degli Stati Uniti d’Europa … (a parte il fatto che con quei  “profeti autorizzati” come quelli che hanno ordinato la cancellazione della citata intervista – l’avete letta? No? Leggetela allora su questo blog. Era davvero da censurare? –  di strada se ne fa proprio pochina pochina perdavvero per dirla alla toscana)  … piuttosto, ordinando quella cancellazione, da parte di costoro non si è invece censurata la libertà e la democrazia, unica forma che può essere la base di ogni costruzione anche politica? Gli Stati Uniti d’Europa, un mito, una Utopia che può/deve diventare progetto, come quella di Tommaso Moro, un po’ profeta, un po’ utopico, un po’ progettista, anche un po’ (tanto) democratico. E poi … sveglia ragazzi, se non ora, quando? Se non ora che gli USA di Trump si stanno alleando con la Russia di Putin, quando ci decideremo a farli nascere questi United States of Europe ? Altrimenti i nostri profeti europeisti (uno per tutti, Altiero Spinelli, MFE-Movimento federalista Europeo, movimento  al quale mi iscrissi più di 35 anni fa) avrebbero profetizzato invano … e noi ne faremmo (o peggio …  ne faremo!)  le spese.

Basta. Per questa sera – dopo il lungo viaggio Trento-Amalfi, computer al seguito –  ho “profetizzato” abbastanza, direi, non vi pare? Grazie per avermi letto! (Il post è un po’ lungo e “pesantuccio? Ma se ci ho messo anche tante “fìgure”!)

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