AGIRE BASSO E PARLARE ALTO (POLITICAMENTE)

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 11 Gennaio, 2017 @ 12:34 pm

Detto altrimenti: padre Zappata, predica bene e razzola male (intorno ad un dibattito politico locale   (post 2605)

(Avvisiamo le lettrici ed i lettori che questo post  è riservato ad un pubblico adulto)

Da parte di una certa politica nostrana, di fatto si è “agito basso”, ovvero:

  • Ci si è mossi sul piano del potere e si è travolto il piano della democrazia;
  • si è ostacolato chi – dopo avere vinto in Assemblea – aveva raddoppiato gli iscritti e azzerato il debito del partito;
  • si è creato – prima – un partito nel partito ed si vuole creare – ora – una federazione di partiti fra ciò che resta del prprio partito originario ed uno ben più grande, per poi diventare il leader della federazione;
  • si parla di nuovi e leader ma li si uccide nella culla;
  • si parla di Autonomia ma si nega quella del pensiero di ognuno;
  • si lamenta l’assenza di un “nuovo” profeta! (Quel “nuovo” sottintende un’idea: “nuovo” ovvero “altro, successivo” rispetto a chi parla …  che profeta lui sì che sarebbe stato, è, e lo sarebbe in eterno e in esclusiva! N.d.r.).

Di fronte a chi ha formulato questa analisi critica, quella stessa politica elude il confronto e replica con risposte che “parlano alto”, ovvero si evidenzia la necessità di

  • “interpretare alla luce di una visione valoriale una domanda politica sempre più frammentata e individualizzata …”;
  • “dare corpo ad un’autentica capacità di rappresentanza di persone, mondi e associazioni …”;
  • “fare emergere nuove leadership …”;
  • “rilanciare il valore dell’Autonomia …”;
  • “vedere all’orizzonte un nuovo profeta ….”.(n.d.r.: l’aggettivo “nuovo” lascia intendere che nella mente di chi parla ve ne sa già uno, il vecchio-attuale- perenne!)

E’ un po’ come se uno che si vanta di essere un ottimo sciatore, invitato ad un confronto dicesse: “Si, bene: tu scendi pure lungo la pista nera della Paganella. Io vado a giocare una partita di tennis. Vedremo chi dei due è più bravo!”

Io provengo dal mondo delle Spa. Ho sempre lavorato in posizioni apicali. Il mio primo obiettivo è stato quello di far crescere sotto di me una successione in grado di far progredire la SpA anche per il “dopo di me” e con persone nuove. E’ stato ed è anche un fatto generazionale. Posso capire quanto possa essere difficile accettare questa “idea di novità” da parte di chi è stato un “capo” per decine di anni, un “capo” erede di una cultura di comando basata su spazi finanziari, politici e quindi di idee. Oggi gli spazi finanziari non ci sono più. Quelli politici si sono ristretti per il nascere di nuove componenti. Restano gli spazi per le idee, ma – in assenza del supporto degli altri due spazi – questi “terzi” spazi devono essere tali per le idee di tutti, non solo per quelle di una persona. Idee di tutti che si esprimono con il voto di Assemblee, voto che non può essere superato da successive delibere di organi inferiori.

downloadInoltre, nella mia vita di lavoro tutti i miei capi – di ogni estrazione: pubblica, privata, di grandi e piccole imprese, italiani e stranieri – mi hanno insegnato a valutare una persona dai risultati: e allora, come valutare chi ha raddoppiato il numero degli iscritti? E come chi li ha dimezzati con il suo “agire basso e parlare alto”?

Infine, un gruppo sportivo, culturale, politico, etc. è “tenuto insieme” dal simbolo nel  quale ognuno si riconosce, simbolo che è una comproprietà di tutti e come tale è fattore di unione. Ma se taluno, fosse anche il suo ideatore, vuole farlo diventare sua proprietà privata, il simbolo diventa fattore di disunione e di guerra (così: Gustavo Zagrebelsky, “Simboli al potere – Politica, fiducia, speranza” 2012, Giulio Einaudi Ed.)

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Si dice: guai alla disaffezione della gente dalla politica! Ma io mi chiedo: siamo proprio sicuri che al contrario certe oligarchie non la desiderino questa disaffezione? Un libro per tutti: “La maschera democratica dell’oligarchia” di Canfora-Zagrebelsky (Ed. Laterza) nel quale si evidenzia come “le oligarchie sono indifferenti all’esito del voto popolare … le oligarchie hanno bisogno della forma democratica sebbene cerchino di svuotarne il senso dall’interno”. Un esempio storico di oligarchia mascherata da democrazia è rappresentato dalla cosiddetta Repubblica Ateniese (di fatto un principato-potenza coloniale): 250.000 persone, 30.000 cittadini, 5000 partecipanti alle Assemblee, 10 iscritti a parlare, uno a decidere: il Princeps Pericle (insieme al suo sottoposto, capo delle OO.PP. Arch. Fidia). Ma questa è un’altra storia …

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