LE MIE VALANGHE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 23 Gennaio, 2017 @ 7:41 am

 

Detto altrimenti: poche, per fortuna … (post 2619)

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Monesi, località sciistica quasi vista mare, nelle montagne di Imperia. Noi, ragazzi, da Genova, s’andava a sciare nelle stazioni più vicine, man mano che venivano aperte: meno km da fare rispetto alla stazione classica, Limone Piemonte, 180 km di cui solo 50 in autostrada. Monesi era una di quelle. Sciavo, al traverso di una pista. Improvvisamente sento che “mi gira la testa”, mi sembra di essere ubriaco, le montagne di fronte a me sembrano muoversi, mi pare di essere sul punto di perdere l’equilibrio: poi ho capito. Sotto i miei piedi si era staccata una piccola slavina, un tappeto di neve che stava scivolando lungo la linea di massima pendenza, ed io sopra. Fatti 100 m. esco dal quel tappeto che a sua volta si ferma. Ecco, questa è stata la mia prima presa di contatto con la slavina. Roba da nulla, ma intanto … (qui a lato: “fuori pista ” alla Malga Zambana, in Paganella, per nulla pericoloso).

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downloadLa seconda. Passati molti anni, ne avevo una quarantina, ero a capo delle società di impianti del ghiacciaio Presena, sopra il Passo del Tonale. Era scesa la valanga. Ci rechiamo in zona per un sopralluogo. I pali dello sklift piegati come se fossero di paglia. La valanga aveva circondato il rifugio, sfiorandolo. Muraglie di neve altre tre-quattro metri … provo ad inciderle con la punta della racchetta da sci: niente da fare: marmo! Non lo si può immaginare, vedendo scendere una valanga si pensa che tutto sommato, se hai fortuna, puoi riuscire a “galleggiare”, ad uscirne … Forse all’inizio, ma appena la neve si compatta, spinta e pressata da quella che sopraggiunge, è una morsa che nulla ha invidiare ad una colata di cemento.

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Nelle zone a rischio l’unico rimedio è la prevenzione, ovvero farle staccare a bella posta con manovre guidate, ad esempio provocando una esplosione (di gas) qualche decina di metri sopra la massa nevosa. Ci si riesce con l’aiuto di un elicottero o calando il sacco contenente il gas da cavi aerei precedentemente predisposti.

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Piccole esperienze, di scala infinitamente inferiore. Può capitare: stai sciando in neve fresca, cadi, gli sci si piantano nella neve e tu non riesci a staccarti gli attacchi, non riesci a rimetterti in posizione … il tutto in soli 50 cm di “fresca”! (Qui a fianco: un mio amico che non nomino per via della privacy).

Morale: prudenza, molta prudenza con la neve fresca.

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WP_20170122_001Valanghe, quella micidiale in Abruzzo … in questi giorni io ero a sciare in Paganella, mezz’ora da casa, andata e ritorno in mattinata, tre ore di sci “intenso” e poi a casa a pranzo. Neve? Quella “sparata” dai cannoni, piste comunque molto buone, soprattutto per noi V.I.P., Vecchietti In Pensione, altrimenti detti “strazzapiste”, quelli che prendono la prima cabinovia e si fanno le prime sciate sulle piste ancora deserte,  tirate a specchio dai gatti delle nevi. Ecco, in questi giorni c’erano delle gare sociali, quelle del corpo dei VV.FF. – Mi rendo conto, una manifestazione che “viene da lontano”: le iscrizioni, l’organizzazione logistica, gli alberghi … mesi e mesi di preparativi. Tant’è, vedere queste gare mentre altri loro colleghi stanno lottando contro la bufera e contro il tempo per cercare di estrarre vive le persone dalla valanga in Abruzzo … mi ha un po’ impressionato. Ma, che volete, the show must go on …

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