INCONTRI: MATTEO BOATO PITTORE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 30 Marzo, 2017 @ 1:10 pm

 

Detto altrimenti: pittore …e non solo …!   (post 2684)

(Una lettura al riguardo: “L’uomo del Rinascimento” a  cura di Garin (GLF Edizioni Economica Laterza, I° Ed. 1995, IV ed. 2000) cap. VII, “L’artista” di Andrè Chastel, pagg. 239-269).

 

downloadGabbiolo, (Trento), località delle “gabbie” per fermare la montagna o per custodire animali? Per me le “gabbiole” sono le due/tre vele quadre armate sull’albero di trinchetto (quello anteriore) di una goletta: la più famosa goletta a gabbiole è (il terzo rifacimento della) Pride of Baltimore. Ma non credo che c’azzecchi con il nome del paesello ora frazione di Trento. Appuntamento con Matteo sulla piazzetta. Ciao, ciao … piacere Riccardo, Matteo, piacere. E’ la prima volta che ci incontriamo, ma quando l’artista del pennello si incontra con un blogger tracciatore di segni (elettronici) qual io sono, il tu è d’obbligo. Ho conosciuto alcune sue opere al Muse, là dove i suoi quadri sono esposti ad arredare la Piazza nella quale il Museo ha organizzato una serie di letture di scrittori locali (si veda il recente mio post su Nadia Ioriatti). Ho deciso: devo conoscerlo, intervistarlo. Detto, fatto.

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                Pronto per l’intervista

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Non solo pittore. Infatti il “ragazzo” (classe 1971, anno delle mie nozze! Quanto ha costruito Matteo da allora!) è diplomato in chitarra classica; ha insegnato chitarra classica; è stato Ufficiale di cpl; è ingegnere civile; ha due figlie di 11 e 9, Matilda e Beatrice, musica (gli ricordo “Matelda”, un capolavoro-calypso di Harry Belafonte) e poesia (la Beatrice di Dante), figlie appassionate di pittura, musica e danza. Ora è pittore. Scusate se poco. Ma iniziamo con l’intervista, che con le domande procederò con più ordine.

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       “La Casa Rossa davanti alla mia casa …”

Matteo, le origini?

Papà architetto veneziano (mi pareva! N.d.r.). Io ho il ricordo di tutto ciò che di bello mio papà mi insegnò a vedere, non solo a guardare. La laurea (“la chitarra va bene ma se fai l’ing troverai facilmente lavoro”); il servizio militare; il lavoro (anche nel gruppo Stet, Telecom e Sodalia, ma allora siamo stati colleghi, io che ho lavorato nella Stet a Torino! N.d.r.). Poi a 28 anni, il colpo di fulmine: in tre giorni ho deciso che dovevo fare ciò che mi sentivo, ed era la pittura. Così mi comandava lo stomaco, più che il cervello.

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                Bardolino Square

Gran carattere, direi, più che coraggio che da solo sarebbe stato quasi incoscienza …

Hai ragione, Riccardo, ma l’è nada … è andata. Volevo crearmi un percorso personale, nella vita e ho scelto di farlo attraverso la pittura.

Tuo papà, la piazza, l’architettura delle piazze. Piazza come luogo d’incontro, l’ agorà greca, l’ agorazein, il passeggiare per la piazza per fare comunicazione, communis actio, operare insieme …

Si, Riccardo, la piazza è il mio inizio, prima “ferma” poi “in movimento”, nella quale non dipingo le persone ma il loro percorso. Dinamicamente, quindi.

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Seduto ai piedi di un albero …

E poi?

E poi ho virato (tu sei un velista, no?) verso la matericità del colore, verso il “colore materia” (n.d.r.: fino ad arrivare ad un qualcosa che si colloca fra il mosaico ravennate e la pittura impressionista).

E oggi, da dove trai ispirazione?

Dall’ era, per dirla in dialetto, dall’aria, l’aria che mi porta la compagna, le figlie, i luoghi … questi gioielli … questi sono i miei gioielli … non aveva detto così Cornelia, la made dei Gracchi, indicando i suoi figli …?

Certo, prorpio così! Ma dimmi, Matteo, secondo te esiste una “pittura trentina” diciamo … dagli affreschi dei Baschenis in poi?

Sì esiste una pittura trentina degli ultimi 500 anni. Farei fatica a fare su due piedi una lista di nomi compiuta, ma sono fermamente convinto che l’ambiente culturale e geografico forgia e inevitabilmente condiziona chi ci viva. Anche in un mondo attuale così digitale da suggerire l’uniformità dei linguaggi dell’arte contemporanea e delle sue tematiche, in realtà il luogo geografico caratterizza e stimola gli artisti. È ovvio che viaggiare e vivere per lungo tempo in altri luoghi forma e dà sostanza a letture creative strettamente personali. Ma trovo negli artisti trentini anche contemporanei, un qualche aspetto di reciproca vicinanza, qualche fattore comune: l’attenzione al territorio, al naturale, ai rapporti umani, al passato, alle tradizioni intese in senso non pittorico ma sociale.

E il mercato, come va il mercato della pittura? Non di solo pane vive l’uomo, ci vuole anche il companatico …

In Italia il mercato è in un momento assolutamente non roseo (a parte per quelle gallerie “affitta muri” e più in generale per chi organizza mostre a pagamento). Chi vive d’arte in Italia deve fare i conti anche, e soprattutto, con chi lo fa per hobby, ovvero con chi “ozia dipingendo” (oziare nel senso latino di dedicare il proprio tempo non lavorativo ai piaceri più veri) che può permettersi di pagare profumatamente partecipazioni a mostre apparentemente importanti, fiere e pubblicazioni di rilievo: tanto l’hobbista vive d’altro e in arte investe il denaro superfluo. Tutto ciò non significa che le sue creazioni non siano di buon livello ma semplicemente che questo meccanismo falsa il mercato, che, comunque, per quanto mi riguarda, è in controtendenza. Io lavoro molto bene sia nel nord Italia che all’estero.

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         In cantina: colori di …vini!

E l’ente pubblico trentino, agevola l’arte?

Sempre di meno, purtroppo. Devo dire tuttavia che la mia partecipazione alle iniziative del Muse ha sbloccato molte situazioni.

Matteo, il tuo laboratorio. Una volta probabilmente era una stalla, quelle pietre, quelle volte …

Stalla non credo, cantina, piuttosto. Sicuramente non si patisce il caldo e questo fa bene alle mie … creature: impiegano un po’ di più ad asciugare ma si consolidano meglio. Un po’ come un’opera di ingegneria civile: la mia pittura deve letteralmente “assestarsi” sulla tela o sulla tavola che sia.

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Piazza Boato, alias Piazza Duomo a Trento

Mi parli di qualche tua opera in particolare?

 

Ecco, La Piazza, quella esposta al Muse, il primo bozzetto (“bozzetto” Riccardo, non scrivere “bozzello” che è un aggeggio che usi sulla barca a vela!) è di diciassette anni fa … una reinterpretazione del primo lavoro che feci a Trento e su Trento. Poi l’altra Piazza, quella piena di gente (di tracce di gente, ti dicevo), è la Piazza di Bardolino sul Garda, con la quale ho inteso parlare di umanità viva, di passi di vita. Sempre sulla piazza, La Casa Rossa. Infine, l’Albero, sì, hai ragione è un po’ pesante ma io ti dico che è solo “ancora” un po’ pesante, infatti devo terminarlo … Sono tutti lavori attuali, tutti eseguiti in contemporanea.

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Ok Matteo, grazie, basta così direi. Sai, io non sono un critico d’arte … solo un blogger e il mio post non deve essere massa long!

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             “A presto, Riccardo!”

Va benissimo così, Riccardo. Occorre mantenere la dimensione giusta. Anch’io, sai, mi ero “imbarcato” su una barca troppo grande … e tu che sei un velista comprenderai … da solo non riuscivo a governarla. Ora navigo (a colori!) su una barca più piccola ma più snella, più veloce, che risale meglio il vento del mercato: una goletta a gabbiole, o, se preferisci, una Goletta a Gabbiolo!

Ultimissima: tu, M° di chitarra classica, conosci due miei amici carissimi: Stefania neonato (pianista e fortepianista) e Carlo Fierens (chitarrista classico)?

Si, Stefania anche di persona. Carlo di fama. Due autentici campioni.

Grazie da parte degli interessati. Riferirò!

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