INCONTRI: LUCIA BRUNI

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 22 Maggio, 2017 @ 12:52 pm

Detto altrimenti: da bici nasce bici …..     (Post 2735)

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        Le strisce! Mettiamole le strisce!

“Riccardo, puoi occupartene tu? Sei la persona più adatta. Purtroppo non me ne posso occupare direttamente perché sarò al Biciraduno nazionale”. Con queste parole Guglielmo Duman (il mio Presidente FIAB Trento – Federazione Amici della Bicicletta)  persona da sempre molto attenta a questi aspetti, sapendomi convinto europeista, mi ha chiesto di assistere Lucia nella tratta regionale TAA del suo viaggio a pedali da Roma a Bruxelles, intrapreso per celebrare il 60 anni dell’UE. pdf roma bruxelles. Detto, fatto. Entriamo in contatto, iniziamo a mettere i paletti della traversata trentina. Poi un’idea: “Lucia, che ne dici di un’intervista sul mio blog?”. Approva. Le mando via internet le domande (lei abita a Bologna). Mi scrive con un’unica rispostona “Riccardo, che fai? La splitti tu la mia risposta? Vedi un po’ … il mio tempo è limitato … i preparativi … il lavoro …”. OK scialla raga, calma ragazza,  faccio io. Come? Semplice: vi riporto di fila le mie domande e poi la sua rispostona. Le interviste nascono anche così!

Domande:

Lucia, nata a Bologna e ivi cresciuta e studiata … / Le tue passioni: l’università, la bici, l’Europa, ….etc. / Come ti è nata l’idea della pedalata Roma- Bruxelles? / Km e tappe / Il ritorno … in treno? / Organizzazione tecnica del viaggio / Come concili il viaggio con il lavoro? / Contenuti politici (europei) del viaggio e delle singole tappe / Come è stata accolta la tua idea e da chi? / Sponsor? / Sei iscritta a qualche associazione ciclistica? / Tirolo, Sud Tirolo, Trentino: l’Euregio / Progetti di vita.

Ed ecco la rispostona:

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Con la divisa ciclistica della Commissione UE

Inizia

Tra i miei bisnonni ci sono Pugliesi, Lucani, Veneti, Abruzzesi, Lombardi: forse per questo ho il viaggiare nelle corde, forse per questo mi interesso di vari mondi e sovrapposizioni identitarie. Sono nata a Bologna, crocevia geografico e culturale, qui sono cresciuta e ho studiato Culture e Diritti Umani, qui ho fatto volontariato con ragazzi di periferia e disagio sociale. La bicicletta è stata da sempre il mio strumento di autonomia e libertà, una passione che è cresciuta con me ampliandosi di contenuti ed esperienze. A motivo della bicicletta ho fatto e faccio parte attiva di diverse associazioni sul fronte della promozione della mobilità sostenibile (ad esempio FIAB); grazie alla bicicletta ho conosciuto amici e compagni di strada; con la bicicletta ho conosciuto i miei limiti e l’aspirazione a superarli, a spostare più avanti la capacità di sopportare la fatica e la paura, a trasformarle in tenacia ed entusiasmo.

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Un’altra grande mia passione sono i Balcani, mondo complesso ed enigmatico, che ho studiato all’università, di cui ho imparato la lingua vivendo a Sarajevo, Balcani che ho eletto a punto di vista da cui guardare il mondo. Ho ascoltato una volta un loro coraggioso vescovo affermare che senza le secessioni dalla Jugoslavia forse oggi gli Stati che la componevano sarebbero stati felicemente democratici dentro l’Unione Europea; che sopportare qualche anno in più un tiranno sarebbe stato meglio della guerra devastante che hanno avuto. Ma questo l’ha detto in Italia, e temo che non sia facile sentire queste parole di là dall’Adriatico, là dove la storia ancora sanguina e produce divisione e incomprensione. A ragione di questa mia prospettiva eletta ho una motivazione particolare per sostenere il progetto di integrazione europea; aspetto il giorno in cui quel popolo, variegato in sfumature di lingue ed erede di quattro maggiori confessioni religiose, ritornerà a condividere lo stesso tetto.

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download (1)Sono convinta insieme ad Alex Langer, ancora dopo più di due decenni, che l’Europa muore o rinasce a Sarajevo, che Sarajevo non è una nostra bizzarra periferia ma il nostro specchio, l’acceleratore di particelle presenti nelle nostre stesse ossa, componenti le nostre stesse civiltà. Ciò di cui Sarajevo è quasi morta, il veleno che l’ha quasi uccisa, circola anche nel nostro sangue, fa parte della nostra storia. L’istinto a uniformare, a schivare il diverso, a fare gruppo solo tra simili; ma soprattutto le dinamiche del potere che si nutre della paura, che impera in quanto divide, che fa leva sui nostri difetti per accrescere la sua influenza. Abbiamo già vissuto questa storia, non molti decenni fa, sono già in molti che hanno evocato le similitudini tra gli abissi dei campi di concentramento e i campi della disperazione migratoria. A ragione di quell’abisso avevamo detto mai più la guerra, i nostri padri fondatori hanno scelto la pace e la cooperazione, hanno messo i pilastri giuridici e procedurali per costruire la casa comune europea. Complice la crisi finanziaria globale in molti negli ultimi tempi si sono accaniti contro questo progetto, sostenendo che senza l’Europa unita il loro Paese ne sarebbe uscito meglio. Come succede a tutti quelli che a valle di una scelta, trovandosi in crisi, incolpano la scelta fatta a monte: ma la scelta non fatta sembra sempre più verde. Gode dello stesso vantaggio dell’amante sul marito, del cugino sul fratello, della persona della quale – non condividendo con essa il peso della quotidianità – non si vedono i difetti più grossi. Allora occorre tornare alle radici di quella scelta, alle fondamenta di quella relazione, e anche cercare nuovi significati nella strada che si è scelta. Questo è quello che intendo fare in questo viaggio in bici, partire dalle radici del progetto europeo, dalle sue motivazioni profonde, raccontarne i buoni frutti, cercarne anche nuove angolazioni.

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downloadTra i tanti buoni frutti che fanno famosa questa regione mi piace sottolineare l’Euregio Tirolo – Sud Tirolo – Trentino, che riunisce un territorio con una storia e un’identità comune, costruisce una dimensione europea calata nel locale, in progetti concreti, di sviluppo economico e sociale. Una dimensione che trascende finalmente la rigidità dei confini nazionali, che per secoli hanno causato guerre, divisioni, spargimenti di sangue; che impongono diversificazioni nette laddove non esistono nella vita delle persone, richiedono di identificarsi in modo univoco con uno Stato, una lingua, una cultura. Dal vincolo binario dentro/fuori i confini nazionali non si può uscire con gli strumenti tradizionali, e questo è uno dei tanti esempi di come l’Unione Europea ha le risorse per giocare un ruolo nella costruzione di  un futuro migliore per tutti.

Fine

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Un sorriso di buon auspicio per gli Stati Uniti d’Europa

Bravissima Lucia per i “concetti fondamentali per la nostra civiltà ed umanità” che esprimi, e brava  anche perchè parli il Serbo-Croato! Vedi che le cose non succedono a caso: io stesso dopo la guerra sono stato molte volte nella Repubblica Serba di Bosnia (Banja Luka e soprattutto Prijedor) in missioni umanitarie. Poi in vacanza al mare sulle Incoronate, ma io la loro lingua non l’ho imparata, a differenza tua! Sai, Lucia, anch’io ho visitato e operato da cooperatore volontario, i “nuovi campi di concentramento” in quei paesi; gli orfanotrofi; le case diroccate e derubate non solo delle porte ma anche delle viti (!). Quei popoli … noi europei li abbiamo voluti di alcool e coltello, indietro di 500 anni di storia … ben ci tornavano per fermare la pressione araba che era arrivata ad assediare Vienna! Ma anche nella storia come nella fisica, ad ogni azione corrisponde una reazione, prima o poi.

Brava quindi anche per questo. Comunque non te la caverai così a buon mercato: infatti prima o poi mi aspetto anche il piano di viaggio e – perché no? – il resoconto! Nel Frattempo …. good bike!

P.S.: Prijedor e la guerra dei Balcani a suo tempo mi hanno ispirato due poesiole:

Prijedor: Prijedor di pietra / scalzata / bruciata / stupita / perché / ti domandi / e lanci il tuo urlo / di rabbia / al cielo di tutti / ma solo per te / da troppo / lontano / perché / mi domando / e ti prendo per mano / e ascolto la voce / di spazi / ricolmi di muto dolore / e mentre sorridi / al piccolo gesto d’amore / io smetto / di esser straniero / a me stesso / e mi sento più vivo / grato del dono / che offri / al tuo pigro / distratto / amico tardivo.

Natale di guerra : la testa schiacciata / la bocca ricolma / di sangue e sudore / nessuno richiude la mia ferita / di luce / del giorno che fugge / nemici colpiscon da terra / amici dal cielo / vicino al mio viso / un’ape / senza ricordi / che altri le possan rubare / sugge il suo fiore / respiro il sapore / di guerra / è freddo / il cuscino di terra / mi copre soltanto / la voglia del tempo / un’ape d’acciaio / precipita al suolo / un miele che incendia / svanisce il frastuono / no / non cambiate canale / … / è Natale / perdono / chi ha regalato / gioielli di piombo e di fuoco / ad un corpo / ormai di nessuno / ed esco di scena / in fretta / in silenzio / da solo

In questa seconda poesia manca la punteggiatura … ma che vuoi, Lucia, non da parte di quella Persona non c’era il tempo per curare questi dettagli … Ma voglio terminare con una  nota lieta: la poesiola che ho dedicato alla Bici:

download (2)Bici Perché:  Perché / in una chiesetta al Ghisallo / riposa sospesa / antica reliquia a pedali. / Perché / insieme a lei / tu scali la vetta / compagno soltanto a te stesso. /  Perché / ti ha insegnato / ad alzare più spesso lo sguardo / a scrutare che cielo farà. /  Perché / sempre incontri qualcuno / che non ha timore / di aprire la sua vita al vicino. /  Perché / con il vento dei sogni / giocando / ritorni un poco bambino. / Perché / restituisce / ad un uomo affannato / profumi di suoni e colori. / Perché / in salita / ricorda ad ognuno / che volendo e insistendo si può. / E poi, … perché no?

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