UN TORNANTE TRENTINO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 marzo, 2018 @ 12:25 pm

Detto altrimenti: una svolta secca, non segnalata ….. (post 3109)

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            Molto ben segnalati, questi sì …

Questo non è un post politico, bensì “sociale” che cerca di capire il perché il Trentino sia incappato in un “tornante” peggiore di quelli del Passo della Mendola (peggiore perché non segnalato). Nella recente tornata elettorale politica, in Trentino hanno prevalso correnti politiche che promettevano di rompere con il passato. La maggioranza dei votanti le ha accolte con entusiasmo quali liberatrici da una sorta di incubi prodotti dall’immobilismo su molti fronti e ha scelto il nuovo. E’ un po’ come accade all’interno di casa propria, quando ci si abitua ad un quadro storto, ad un mobile sbrecciato e non si fa nulla perché ormai quelle storture non le si vedono più, fanno parte di noi. Solo che quando facciamo anche solo un trasloco, immediatamente ci rendiamo conto di quelle imperfezioni e le sistemiamo una buona volta. Lo stesso in una Associazione sportiva: il magazzino, la cala vele è un caos, da anni … sarà solo un nuovo Direttivo a “vedere” ciò che gli altri “guardavano” soltanto.

Da quanto sopra discende che il “cambiamento” può essere un fattore positivo. Tuttavia occorre fare anche una considerazione di verso opposto e cioè occorre vedere ex post se alla prova dei fatti il nuovo Consiglio Direttivo avrà avuto la capacità e la forza di “sistemare una buona volta la cala vele e il magazzino”. Infatti non si possono confrontare le pere con le mele: fuori dalle metafore della cala vele e della frutta, le pere sarebbero il governo che ha comunque governato e le mele quello che promette (promette) di fare meglio: fatti contro promesse. Non confrontabili.

Le correnti politiche superate lamentano l’oblio dell’elettorato di fronte ai tanti benefici ricevuti (“Irriconoscenti!”) ma, si sa, la riconoscenza è la speranza di avere nuovi favori (questa è di un amico che non nomino per via della privacy, n.d.r.). A parte la battuta, la questione è più ampia, nel senso che le vecchie ideologie sono state prima affiancate e poi superate da nuove dottrine e nuovi radicalismi: e se prima si trattava di elaborare la migliore tecnica di discesa per vincere una gara di sci, oggi quei campioni, così molto bene addestrati sulla neve, si sono trovati a dovere sostenere un torneo di tennis: tutt’altra questione (e ci risiamo con le metafore!).

Fatti contro promesse, dicevo. Entrambi sostenuti da una retorica che in alcuni casi è diventata arte oratoria, soprattutto quando si tratta di promesse populiste, impossibili da realizzare, ma “bellissime da essere credute”. Presto qui da noi avremo le “amministrative” e la probabilità è che il numero dei combattenti (amministrativi) per le “bellissime promesse” si ingigantisca a … vittoria (politica) già avvenuta.

Politica-Apolitica-Antipolitica-Politica. Oratoria usata come arma. Perché affermo questo? Perché “prima” stavamo assistendo al dilagare di passaggi successivi:

  1. dalla politica all’apolitica (io no politica);
  2. dall’apolitica (io no politica) all’anti-politica (io si politica ma da solo);
  3. dall’anti politica (io si  politica ma da solo) alla politica in cerca dei numeri per governare.

Colpa dell’arma oratoria?  Si, infatti mi sorprende la velocità di maturazione del passaggio n. 2 (insomma, è credibile che che così tante persone abbiamo improvvisamente ragionato così profondamente?).

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         What were you been doing? Sleeping?

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Personalmente mi rammarico di un fatto: che la “politica di prima” non abbia saputo gestire una (necessaria) successione graduale, un (salutare) rinnovamento graduale di se stessa e degli obiettivi: ed allora è intervenuta la natura la quale, se di solito non facit saltus, questa volta un bel gran  saltum lo ha fatto e come!

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Vedremo.

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