COLONIZZAZIONE DI RITORNO

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 9 luglio, 2018 @ 5:49 am

Detto altrimenti: la Cina è (troppo) vicina …. e non solo lei   (post 3251)

Noi Italiani stiamo subendo una pesante colonizzazione e non è certo quella degli arrivi degli immigrati. A me pare che la priorità dovrebbe essere un’altra.

Da internet

Inizia

Le guerre dell’oppio: due conflitti, svoltisi dal 1839 al 1842 e dal 1856 al 1860, che contrapposero l’Impero cinese sotto la dinastia Qing al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.  In risposta alla penetrazione commerciale britannica che aveva aperto il mercato cinese all’oppio proveniente dall’India britannica, la Cina inasprì i propri divieti sulla droga e ciò scatenò il conflitto. Sconfitto in entrambe le guerre, l’Impero cinese fu costretto a tollerare il commercio dell’oppio e a firmare con i britannici i trattati di Nanchino e di Tientsin, che prevedevano l’apertura di nuovi porti al commercio e la cessione dell’isola di Hong Kong al Regno Unito. Ebbe così inizio l’era dell’imperialismo europeo in Cina, e numerose altre potenze europee seguirono l’esempio, firmando con Pechino vari trattati commerciali. Gli umilianti accordi con gli occidentali ferirono l’orgoglio cinese e alimentarono un sentimento nazionalista e xenofobo che si sarebbe poi espresso nelle rivolte di Taiping (1850-1864) e dei Boxer (1899-1901).

Finisce

  1. L’UE ha imposto alla Grecia di vendere il porto del Pireo (azienda in attivo) alla Cina, per “fare cassa” e ripianare le disastrate finanze pubbliche. L’imprenditore cinese acquirente dopo avere incrementato volumi di affari e utili dal 70 al 90%, sta ora dimezzando gli stipendi ai lavoratori greci e sta colonizzando altre aree del paese.
  2. La Cina sta investendo molto su altri canali di penetrazione commerciale in Europa (ad esempio a Genova). Il fatto può essere descritto e presentato in due modi dal significato opposto: 1) successo dell’attrattività italiana verso investimenti esteri; 2) colonizzazione del nostro Paese.
  3. La Cina … e non solo lei. Molti marchi famosi del nostro made in Italy sono ormai di proprietà estera. Ciò viene descritto e presentato in due modi dal significato oppost0: 1) “Ci siamo internazionalizzati”; 2) colonizzazione del nostro Paese. Anche alcuni nostri “piccoli” imprenditori. Conosco personalmente casi in cui, dopo avere sviluppato prodotti e mercati, nostri piccoli imprenditori hanno venduto la loro azienda a stranieri (nei casi che conosco: USA e Arabi) incassando un prezzo molto elevato e ottenendo per di più un ricco contratto di dirigente o di consulente.
  4. Molti, troppi giovani cervelli italiani migrano all’estero e possono diventare strumento di questa colonizzazione di ritorno.

A maggior ragione servirebbero gli Stati Uniti d’Europa, se non altro per governare questa ondata di ritorno ed evitare che da ex colonizzatori ci si trasformi in colonizzati. Altro che “liberiamoci dai vincoli dell’UE, riprendiamoci la nostra sovranità!” Una simile visione politica pensa solo alle prossime elezioni (si veda l’andamento positivo dei sondaggi) e non alle prossime nostre generazioni.

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