FUNIVIA TRENTO – BONDONE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 28 Marzo, 2019 @ 1:48 pm


Detto altrimenti: “Trento 2000” è meglio!      (post 3549)

(Articolo scritto per la rivista online “IlMulo.it” edita dall’Associazione Culturale Lavisana, Lavis, TN)

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In attesa della funivia …

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Innanzi tutto il nome: Merano 2000? E allora “Trento 2000” sia … e non “Trento-Bondone”! Infatti non bisogna portare la città in montagna, ma la montagna in città: occorre quindi valorizzare la città e il fondo valle in genere in quanto entrambi dotati della loro montagna piuttosto che: 1) cercare di valorizzare una montagna perché vicina ad una città, ad un fondovalle oppure 2) voler costruire un quartiere cittadino in montagna.

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Funivia o altro sistema di risalita. L’infrastruttura non deve essere nemmeno interpretata e presentata come una componente del sistema della mobilità tradizionale perché in tale prospettiva è perdente rispetto ad altri interventi maggiormente prioritari quali – ad esempio – lo spostamento e/ o interramento della ferrovia, il tram elettrico in città, etc.. Essa piuttosto deve essere letta come il primo passo regionale verso la valorizzazione di un bene naturalistico ed economico della Regione Trentino Sud Tirolo in quanto importante prodotto turistico: i Dislivelli.

Presena

Il Dislivello, un termine che il marketing del prodotto turistico non utilizza ancora pienamente. L’unico caso in cui in Trentino vi si accenna è il dislivello invernale al Passo del Tonale, con riferimento agli impianti sciistici che consentono la risalita (risalita: attenzione a questo termine!)  fino ai 3000 metri del Presena. Idem dicasi per la Marmolada. Bici in montagna? Ohibò! E invece il CAI centrale ha editato alcuni “Quaderni” – reperibili in internet – per la regolamentazione e l’utilizzo della bici in montagna: regolare quindi, anzichè vietare tutto o permettere tutto. Comunque, per tranquillizzare i puristi, i due unici nostri ghiacciai trentini possono essere esclusi dal progetto che sto per esporre.

La neve anche quando non c’è

Ed allora veniamo al nocciolo del discorso. A causa dei mutamenti climatici (e non vi parlarerò della regressione dei ghiacciai!) in Sicilia si è iniziato a coltivare piante tropicali quali il tè e il mango; nell’Alto Garda Trentino la coltivazione dell’ulivo si spinge ogni anno qualche decimetro più a nord; l’innevamento naturale delle nostre piste da sci è sempre più irregolare e imprevedibile e le stazioni invernali con altitudini minori (ad esempio, Folgaria, Bondone, Paganella) si sono organizzate con i cannoni spara neve. Ma per fabbricare la neve artificiale occorrono tre ingredienti: freddo, acqua ed energia elettrica, ingredienti che ormai sono diventati veri e propri “beni economici”, cioè limitati e quindi costosi ma soprattutto  sempre meno disponibili (si veda l’acqua). Ed allora?

Allora in Austria, zona molto più favorita della nostra regione quanto a innevamento naturale, hanno creato il Tirol Mountainbike Safari, un circuito di discese per mtb-mountain bike lungo circa 700 km, percorso assistito da una rete di 17 funivie con biglietti di risalita giornalieri o pluri giornalieri. Su di esso trovate molto in internet. I percorsi di discesa sono diversificati: vi si trovano quelli hard per bikers atletici e quelli soft per famiglie. Lungo tali piste vengono offerti molti prodotti turistici: il servizio “guida”; il noleggio e la riparazione bici; la ristorazione, i pernottamenti; la vendita dei prodotti tipici del luogo; le indicazioni turistiche per la visita alle località storico-paesaggistiche del luogo; etc.. Scusate se è poco.

E allora torniamo alla nostra “Trento 2000”. L’infrastruttura deve essere realizzata e presentata come il primo mattone di un nuovo Trentino: Trentino BikeLand, meglio se realizzato di concerto con Bolzano, per cui Trentino-Sud Tirolo BikeLand. Ora, conoscendo la grande capacità innovativa di Bolzano, “suggerirei di suggerire” loro il lancio congiunto di un progetto regionale. Le argomentazioni in favore del progetto sono:

  • la messa a reddito della nostra già importante struttura regionale “a stella” delle piste ciclabili di fondovalle, collegandola con il sistema delle ridiscese dalle quote più alte e viceversa;
  • non riservare le piste ciclabili montane solo ai bikers esperti (ciclo escursionisti), ma aprire quel mondo alla sempre più folta classe emergente dei ciclo turisti: famiglie intere e persone più avanti in età (la popolazione sta invecchiando!), categorie fra l’altro economicamente più dotate;
  • l’estensione dell’attività dei ciclo escursionisti verso il ciclo turismo di fondo valle;
  • l’innalzamento della nostra Regione Trentino-Sud Tirolo un livello concorrenziale rispetto alla vicina Austria;
  • la destagionalizzazione della stagione turistica invernale e di quella estiva;
  • l’incremento dei bilanci delle società impiantistiche di risalita;
  • un importante contributo ecologico all’ utilizzo parsimonioso della risorsa idrica, oggi molto sfruttata dai cannoni da neve, in quanto per far quadrare i conti delle stazioni invernali non sarebbe più necessario sparar neve fino al massimo consentito dall’andamento delle temperature.

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Quindi, ben venga l’impianto “Trento 2000” inserito in questo più ampio progetto. Cosa? Dite che il progetto di cui sopra è un’utopia? Certo, ma l’utopia è un traguardo semplicemente non ancora raggiunto. E poi nella vita … guai a non avere utopie cui tendere! Per capirsi: chi scrive è stato – “qualche” anno fa! – istruttore sezionale di alpinismo presso la Scuola Bartolomeo Figari del CAI Sez. Ligure, Genova; è “senatore” di quella sezione; è sciatore e ciclista trentino e velista gardesano.

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