LE DUE DIMENSIONI DELLA POLITICA

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 7 Ottobre, 2019 @ 7:45 am

Detto altrimenti: … e della democrazia nelle Associazioni    (post 3670)

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Nel suo prezioso saggio “Destra e sinistra” (10 Saggine Donzelli Ed., seconda ed. 1995, pagg. 73 e sgg.) Norberto Bobbio cita J. A. Laponte (Left and Right, The Topography of Political Perception, University of Toronto, 1981), per parlarci delle due dimensioni della politica: quella verticale, che comprende il rapporto fra governanti-governati; quella orizzontale che riguarda il rapporto governanti-governanti e governati-governati: “… l’una e l’altra sono normalmente compresenti. Ma possono, ora l’una ora l’altra, venir meno soltanto in casi estremi: la prima in un sistema dispotico in cui uno solo detiene il potere …; la seconda in caso di una guerra civile …”. Molto, molto più modestamente io mi sono permesso di “copiare” questa visione geometrica dell’essere per applicarla alle due dimensioni della democrazia riferita a quegli insiemi di persone che formano un partito politico o comunque un’associazione. E per evitare di essere tacciato di “fare troppa politica”, parlerò solo delle Associazioni.

 Esse sono regolarmente governate da Statuti che hanno la funzione di leggi costituzionali entro il cui ambito e nel cui rispetto si redigono regolamenti e si prescrivono comportamenti. Solo che molto spesso questi statuti hanno lo stesso difetto di una legge costituzionale, e cioè che non prevedono chi – con immediatezza ed efficacia – ne controlli il rispetto, né prevedono sanzioni per chi li violi, soprattutto se a violarli sono gli stessi organi direttivi. Al che si obietta che vi è pur sempre l’assemblea degli associati, organo supremo di ogni Associazione, che può intervenire, controllare, sanzionare, proporre modifiche anche statutarie. Tuttavia questo controllo è di fatto molto limitato da alcuni fattori: innanzi tutto la tendenziale disattenzione, il diffuso interesse e la disinformazione degli associati, atteggiamento che fa paio con quello di chi non va a votare alle politiche; secondariamente, ma per questo non meno rilevante, il fatto che per la convocazione di Assemblee su iniziativa degli associati si esige normalmente l’attivazione di un certo quorum degli stessi, il che spesso è impossibile perché gli associati semplicemente non conoscono i nome e/o il numero di telefono e/o l’indirizzo e-mail dei propri colleghi. E allora, direbbe Giovenale riprendendo una sua Satira: Quis custodiet custodes ipsos? Chi controllerà i controllori?

Anni fa mi capitò di raccogliere la lamentela di un associato ad una certa Associazione che si era visto rifiutare questi dati per via della privacy! In altra occasione (Assemblea annuale di una Università) un professore incaricato denunciò che nell’ordine del giorno erano previste 6 ore per l’esposizione da parte degli amministratori e 20 minuti per la discussione e approvazione.

Ecco che, in questi casi, viene meno la democrazia nelle due dimensioni: in quella verticale nel rapporto fra organi direttivi e associati (nel senso che il direttivo fa ciò che gli pare); in quella orizzontale, fra associati, in quanto non essendoci comunicazione, non esiste il demos, cioè il popolo degli associati, e quindi tanto meno esiste il kratos, il  potere, il loro potere, il potere di un soggetto – il demos, appunto – di fatto inesistente come tale.

La necessità di eliminare la comunicazione all’interno della base (abolizione della libertà di stampa; controllo dei media) è tipica dei regimi dittatoriali, per evitare che si formi una volontà comune del popolo, a loro contraria. Nello stesso tempo costoro affermano che una tale volontà univoca del popolo esiste già ed è quella cui loro dicono che stanno danno esecuzione: in realtà è solo la loro volontà personale. Nel far ciò agiscono secondo il populismo qualitativo denunciato da Umberto Eco nel suo prezioso saggio “Il fascismo eterno” (La nave di Teseo Ed.).

Fuori del percorso

La democrazia, il migliore dei sistemi imperfetti: vi è chi fa lo slalom “saltando” in modo scomposto  le porte delimitate dai suoi paletti;  e chi invece si sforza faticosamente di rimanere entro il percorso segnato da quegli stessi paletti. L’uno, anche se arriverà primo alla fine del percorso, sarà squalificato (dal giudice di gara), dal giudizio di tutti gli uomini onesti e – talvolta – anche dalla propria assemblea. All’altro resterà la soddisfazione di avere fatto il proprio dovere, in coerenza dei suoi principi.

La Libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la Libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione.

La Libertà non è stare a guardare come vanno le elezioni
non è neanche seguire il leader di turno
la Libertà non è fare ciò che si vuole
Libertà è informarsi, riflettere, partecipare, andare a votare.