8 SETTEMBRE 1943 – 5 SETTEMBRE 1946-2012

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 8 Settembre, 2012 @ 6:00 am

Detto altrimenti: settembre, tempo di  … celebrare

 

8 settembre 1943. Mio babbo, Dario, classe 1912, Toscano anzi Senese-Montalcinese, carabiniere, padre di un figlio, moglie in attesa del secondo (io sono nato il 3.2.1944), come tutti i suoi colleghi ignaro dell’armistizio, fu invitato a cena a Genova dal Comando tedesco. Improvvisamente compaiono i mitra: “State con noi o andate in campo di prigionia in Germania?”. Babbo si fece due anni di campo.

5 settembre 1946, accordo De Gasperi – Gruber, fondamento del riconoscimento dell’Autonomia del Trentino. Desidero dare il mio modestissimo contributo alla ricorrenza, con un breve ricordo di uno dei padri dell’Autonomia: Bruno Kessler che per alcuni anni è stato il mio capo diretto in una società di cui lui era presidente. Sul Kessler politico e uomo “economico” moltissimo è stato scritto e molto ancora si scriverà. Io mi limito a qualche brevissimo accenno sulla persona che estraggo dal mio libro (non ancora edito, né so se lo sarà mai) “Dagli Appennini alle (nosse) bande” (cioè, dagli Appennini della Liguria dove sono nato alle nostre parti, in Trentino).

Cosa stavo facendo

Sul Cimon de la Pala fischia il vento ...

“1986. Lavoravo a Milano. Un giorno ricevetti una telefonata da un collega di Roma che mi chiese se fossi stato disposto a trasferirmi in Trentino per ricoprire la posizione di direttore in un’importante finanziaria locale. La cosa mi allettò, in quanto per motivi diversi, ero già molto legato alla terra nella quale avrei vissuto: babbo era stato Carabiniere, Brigadiere e Maresciallo dei CC in Val dei Mocheni, Vermiglio, Bolzano, Cles. Mamma, a Bolzano, città nella quale aveva conosciuto il futuro marito, era stata l’insegnante dell’On. Berloffa. A Bolzano avevo avuto parenti: una mia zia era stata ragioniera in Provincia, con il Presidente Magnago. Io per anni ero andato in vacanza in Val di Non. Per anni avevo scalato le Dolomiti del Brenta e le Pale di S. Martino. Che altro avrei potuto desiderare?”

Il mio primo contatto con Trento

Trento: Il castello del Buonconsiglio

“Accettai. Arrivai a Trento un giorno di primavera del 1986. Passato il casello dell’autostrada mi accorsi che avrei dovuto procedere più lentamente, non c’era spazio per lanciare la macchina, nè alcuna fretta. Se rallentavo per cercare di individuare la direzione da seguire, le macchine dietro di me rallentavano a loro volta in paziente attesa, aspettando che io mi fossi deciso sul da farsi, senza strombazzare impazienti come sarebbe accaduto a Milano. Ero alla guida di un’auto targata Milano e loro erano assai comprensivi nei miei confronti. Questa fu la prima impressione che ebbi della città e dei suoi abitanti.

Il Bondone da Piazza del Duomo

Poi, da ciclista allenato (avevo la bici da corsa nel bagagliaio) mi concessi la salita al Bondone (via Sardagna) con l’intento di scendere via Lago di Cei. Arrivato allo scollinamento del Vason, iniziai la volata della discesa, bella, troppo bella … e chi si ferma … infatti non vidi il bivio per Cei, lo superai e mi ritrovai inconsapevolmente nella Valle dei Laghi. Perplesso continuavo a pedalare verso sud guardando verso sinistra (la catena ininterrotta dei monti) alla ricerca del passaggio per il Lago di Cei che mi avrebbe riportato senza troppa fatica nella Valle dell’Adige. Ad un certo punto un cartello: “Riva del Garda km ….” Ma dove sono finito? Mi chiesi. Fermai un vecchietto e gli chiesi quale fosse la strada per Trento. Mi rispose: “Lu l’è bon de far el Bondon?” Bravo furbo che ero stato! Infatti avrei dovuto risalire sino al Vason (!?) oppure, come feci, percorrere la Valle dei Laghi a ritroso, verso nord, sino a Cadine, sempre in salita, ovviamente! La prossima volta starò più attento, mi dissi. Chi non ha testa ha gambe.”

I miei primi contatti con Bruno Kessler

Bruno Kessler

“Incontrai “il Kessler” cioè il Senatore Bruno Kessler, Presidente della Finanziaria ISA – Istituto Atesino di Sviluppo SpA. Mi avevano avvisato: non si impressioni, è sì Senatore ma è un manager, vedrà che vi intenderete… Non tutti coloro che leggeranno questo mio libro lo hanno conosciuto. Lasciate quindi che lo presenti brevemente. Non era alto. Corporatura robusta, viso abbronzato, segnato da due baffi folti, capelli folti e ricci, leggermente stempiato. Occhi intensissimi. Colpiva il calore della sua voce e la sicurezza che emanava ogni suo gesto, ogni sua parola. Il suo gesticolare lo aiutava a scolpire allo sguardo e nella mente dell’interlocutore i concetti che esponeva. Alternava periodi in lingua con frasi in dialetto trentino o meglio solandro (della Val di Sole). “Disente…” era un verbo “riflessivo”, che cioè lo aiutava a riflettere: “Diciamo…” ed intanto rifletteva, lanciando anelli di fumo per la stanza… Se per caso la segretaria si accingeva a lasciare il suo studio prima che avesse finito di ragionare, le gridava un “ndo sciampes?” cioè, “dove vai?”. Una sigaretta? No grazie. Un whiskey? No grazie. Mi guardò un poco insospettito…. Ci incontrammo più volte, anche a pranzo. Mi parlava a lungo della società, della delicatezza del compito, della necessità di una reimpostazione del gruppo. Quanto volevo per trasferirmi a Trento? Io avevo già deciso di trasferirmi. Quindi risposi: Senatore, io guadagno questa cifra. Faccia Lei, mi affido al suo giudizio. Avevo indovinato la mossa. Mi spedì a passeggiare nei giardini intorno alla statua di Dante, mentre lui andava a presiedere la riunione del Consiglio di Amministrazione che avrebbe dovuto decidere la mia assunzione. Rientrai all’ora stabilita. Si complimentò con me: il Consiglio aveva approvato la sua proposta all’unanimità (oggi posso dire: e avrei voluto vedere il contrario, non certo per me, ma per lui!). Lo stesso giorno mi invitò a pranzo per festeggiare l’avvenimento. Il giorno dopo mi presentò come il suo braccio destro all’=n.  Nino Andreatta ed ad altri politici di grido, esaltando il mio curriculum e la sua scelta.”

La mia mia attività lavorativa in quel periodo

Si veda il precedente post del 4 luglio 2012.

Per concludere

Mesiano

L’altra notte, dopo un lungo periodo di siccità, ha piovuto. La terra si è dissetata. Analogamente la Terra Trentina si dissetò allorquando, dopo un lungo periodo di siccità culturale, fu creata da Bruno Kessler l’Università di Trento, oggi in buona parte collocata in località Mesiano …

Pioggia su Mesiano (in ricordo di Bruno Kessler)

Ti guardo, Mesiano.

Tu nasci dal verde
di bosco splendente
bagnato da un canto
che vien da lontano.

Ti copre lo stesso
colore del manto
che grigio rimbomba di tuoni.
Sembrava finito lo scroscio,
finito il concerto dei suoni
battenti sul corpo silvano.

Ma nuovo richiamo
di rombo improvviso
riaccende l’orchestra
che quasi per gioco
riprende a invitare l’aurora
insiste a cercarne il sorriso.

Fiammeggiano lumi
saette di fuoco
scandiscono ancora
le ultime note
del nuovo spartito
che sgorga dai fumi
del Suolo Trentino assetato.

Poi tu cambi volto:
campeggia nel cielo pulito
tornato d’azzurro lucente
il bianco profilo
un invito
la Mente
che, prima,
ti ha generato.

come lampi erano gli sguardi di Bruno Kessler