GIUSEPPI E I DANNI DELL’ABITUDINE

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 6 Gennaio, 2021 @ 1:08 pm

Detto altrimenti: l’abitudine impigrisce il cervello, narcotizza lo spirito critico, l’innovazione … (post 4130)

Un quadro storto, un mobile sbrecciato, un tappeto sdrucito, ma soprattutto scaffali  strapieni di cose che non utilizziamo e armadi pieni di vestiti fuori moda: ci conviviamo per una vita, indifferenti. Poi, finalmente e improvvisamente un giorno apriamo gli occhi e “vediamo” ciò che prima guardavamo soltanto. In questo caso grandi danni non sono stati fatti.

Ma in politica e soprattutto nell’azione di governo se “ci abituiamo” a tutto i danni ci sono e gravi. Ci abituiamo a quella faccia composta; ai numerosi DPCM; alle paghette per tutti sotto varie forme (600 euri anche a ricchi professionisti, tanto per dirne una); al fatto che non ci si preoccupi di iniziare a programmare la gestione dell’enorme debito pubblico (quasi al 170% del PIL!). Ci abituiamo al fatto che chi ci vuole far aprire gli occhi (RENZI) finisce per essere un disturbatore della quieta pubblica, uno che deve essere trattato come il saggio grillo parlante (con la “g” minuscola, mi raccomando, non facciamo confusione!) che metteva in guardia Pinocchio: “Non ci disturbare, noi stiamo bene qui, nel Paese dei Balocchi!””

Poi una mattina ci guardiamo allo specchio e con orrore vediamo che ci stanno per spuntare … no, non le orecchie da asino (che pure ce le saremmo abbondantemente meritate!) ma gli effetti di una bella (bella … si fa per dire) tassa patrimoniale!

Altra immagine. Italia SpA deve gestire 300 miliardi. In una SpA seria si redige un budget annuale ed un piano di sviluppo triennale scorrevole (= aggiornato di anno in anno), che preveda l’evoluzione del patrimonio, del risultato economico e dei flussi finanziari. E se questa SpA ha forti debiti (2500 miliardi) e rilevante patrimonio (ad esempio i 250 miliardi del patrimonio immobiliare dello Stato) si cerca quanto meno di vendere un patrimonio che genera solo costi per iniziare ad abbattere il debito. In parallelo si iniziano ad emettere Titoli Irredimibili di Rendita in sostituzione volontariadei Titoli Redimibili di Debito in scadenza, anzi, se ne emettono anche oltre questa misura: facendo ciò si riduce il debito e si aumenta la disponibilità di finanza per investimenti.

Ma soprattutto si deve avere una proiezione finanziaria pluriennale. Mi chiedo: oggi il nostro governo ce l’ha? A me non risulta, oppure se ce l’ha, ha incaricato i servizi segreti di tenerla segreta. Peccato che Norberto Bobbio abbia scritto che la democrazia è incompatibile con i segreti, in quanto un’istituzione governa, un’altra (i cittadini) controlla e valuta. Peccato che se l’azione è segretata, manca una delle due gambe della democrazia che diventa una democrazia azzoppata.


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