JUDICARIA – Editoriale

pubblicato da: Riccardo Lucatti - 12 Gennaio, 2026 @ 1:48 pm

Il segno di una brace ardente.

Che ne sarà del lascito di cultura e di speranza, di interrogativi e di compassione, che Marcello Farina ha dispensato a piene mani da prete, da docente, da compagno di viaggio?

Ce lo siamo chiesto, con alcuni amici e colleghi, non appena il passaparola ha annunciato la morte di colui che per molti di noi è stato un faro che ha guidato i nostri passi nelle nebbie del dubbio e dell’incertezza. Del vivere, prima che del morire.

Marcello Farina, il “don di Balbido” se ne è andato la notte del 28 novembre 2025. Un mese e mezzo prima – 11 ottobre – aveva compiuto 85 anni, salutato dai congiunti, da colleghi di insegnamento nei licei di Trento, da qualche amico. Tutti consapevoli, lui per primo, che la clessidra del suo tempo stava inesorabilmente esaurendo il soffio della vita.

I suoi familiari, sollecitati da numerosi estimatori di Marcello, hanno consentito un doppio funerale. A Trento-sud, nella chiesa di San Carlo, alla Clarina, gremita di 700 persone; l’indomani, 2 dicembre, a Balbido, nella chiesa di S. Giustina dove Marcello Farina diceva messa per la sua comunità d’origine e non soltanto. C’era sempre una piccola folla di credenti che lo seguiva ovunque. È stato seppellito nel piccolo cimitero del villaggio del Bleggio, nella medesima tomba che nel 1954 si aprì per accogliere le spoglie mortali di sua mamma, Antonietta, la maestra della scuola, morta anzitempo.

A pochi giorni dalla scomparsa abbiamo messo mano a un numero speciale di “Judicaria”, la rivista del Centro studi di Tione, un instant book uscito il 17 dicembre 2025 con il contributo della Fondazione don Lorenzo Guetti e per i tipi dell’editrice Saturnia di Trento.

“Marcello Farina – Il balsamo dell’inquietudine” è una prima raccolta di testi e di testimonianze, di alcuni articoli pubblicati, anche in periodi diversi, che dicono di Marcello Farina. Visto da vicino o come egli si raccontava. Una prima tiratura di 1.200 copie è andata esaurita in dieci giorni. Testimonianza ulteriore, se mai ne avessimo avuto bisogno, di quanto fosse amata questa figura di prete, di studioso, di cercatore dell’umano.

 Il ricavato della vendita della prima edizione è stato devoluto alla Caritas delle parrocchie di San Carlo, di Canova di Gardolo e del Bleggio dove Marcello Farina “mendicante di una messa” ha trovato negli anni la mensa e l’altare.

Marcello Farina, scrive Riccardo Lucattifaceva sentire ogni persona, anche la più semplice, come fosse il suo più importante amico”.

Velia Frigoni, sua collega al liceo scientifico “Galilei” di Trento: “Marcello, come filosofo e storico, sapeva leggere il presente con occhi radicati nel passato e aperti al futuro. Come sacerdote, sapeva trasformare questa sapienza in cura pastorale, in vicinanza, in speranza. Molti di noi hanno trovato in lui un interprete della vita e della fede, qualcuno capace di indicare sentieri nuovi senza mai perdere la misura dell’umiltà.”

E Diego Quaglioni, professore emerito dell’Università di Trento, nella sua testimonianza che apre “Il balsamo dell’inquietudine” scrive: “Don Marcello Farina poteva toccarti l’anima e lasciarvi il segno di una brace ardente, semplicemente scandendo e insegnando, con voce esile e sommessa, la Parola. Non ho mai incontrato altri, la cui parola avesse la stessa capacità d’imprimersi con tanta forza nel cuore e nella mente, e credo che mai lo incontrerò. Bisogna averlo ascoltato, almeno una volta, anche una sola volta, don Farina, per poter comprendere ciò. Uomo di dottrina, di vastissima e non ostentata dottrina, non sapevi dove la sua sapienza umanistica finisse e dove cominciasse la sua umanissima sapientia cordis, fino ad avvertire, incontrandone lo sguardo, una sorta di sgomento davanti all’evidenza di una personalità di traboccante umanità.”

Del resto, il nostro disegnatore Paolo Dalponte non ha avuti dubbi nel sintetizzare con la sua inconfondibile grafica la figura del prete e dell’amico: un calice legato da un nastro alla moka del caffè. Entrambi sul medesimo piano, il calice e la moka, perché fare comunità, per Marcello Farina era avvicinare soprattutto i dubbiosi, gli indecisi e gli incerti, non certo per fare opera di proselitismo ma per essere balsamo nell’inquietudine che, inevitabilmente, pervade talvolta ciascuno di noi.

Prete del post Vaticano II, con addosso “l’odore delle pecore”, come avrebbe indicato molti anni dopo papa Francesco. Docente di storia e filosofia nei licei e all’università degli adulti, indagatore dell’umano e scrittore dalla penna felice (scriveva tutto e sempre a mano con una grafia pulita e lineare), Marcello da Balbido ha lasciato un segno indelebile come l’ustione di una brace ardente, per richiamare la felice sintesi di Diego Quaglioni.

A questa terra, la Judicaria, che ne custodisce oggi le spoglie e la memoria, Marcello Farina ha dato dignità e cultura, attenzione e studio. Tra i mille contributi editoriali ha rispolverato la figura del suo convalligiano, don Lorenzo Guetti, il visionario seminatore della cooperazione (del credito e del consumo) nel Trentino.

È stato un attento quanto puntuale collaboratore del centro Studi Judicaria e della nostra rivista.

Non potevamo non dedicare a lui, alla sua figura, al suo lascito di umanità, la copertina del primo numero del 2026. Il 40° anno di “Judicaria” giunta al numero 122. Una rivista che ha raccontato la storia, le attese, lo sviluppo delle comunità di questa vasta area compresa nella longobarda Judicaria Summa Laganensis, vale a dire i territori attraversati dalla Sarca e dalle acque del Chiese fino al lago d’Idro. Compresa la Val Vestino con i suoi sette villaggi (Armo, Bollone, Cadria, Magasa, Moerna, Persone e Turano) che fu ceduta da Mussolini alla provincia di Brescia e alla Lombardia nel 1934.

Una valle affascinante e selvaggia, di faticoso accesso, che ha visto sfumare il sogno di un traforo di 5 chilometri e mezzo che l’avrebbe collegata alla piana di Storo. Una spesa considerata troppo onerosa per una popolazione di appena 234 abitanti.

Nel 1890 (censimento austriaco) la Val Vestino aveva una popolazione di 1433 abitanti, ridotti a poco meno di mille nel 1951.

Oggi la popolazione è diffusa in due comuni: Valvestino, che dal 2001 al 2024 ha visto calare i propri censiti da 290 a 167 e le famiglie da 132 a 96; Magasa, che da 185 abitanti del 2001 si ritrova oggi con 102 iscritti all’anagrafe comunale in 76 nuclei familiari.

Con un censimento nel 2008 la popolazione avrebbe voluto tornare territorio della regione Trentino-Alto Adige. Non se ne è fatto nulla. Tra 8 anni sarà un secolo da una lacerazione mai cicatrizzata.

Alberto Folgheraiter